Le manifestazioni di Nizza del 6-7 dicembre hanno
chiuso un anno inaugurato dalle manifestazioni di Seattle. Dodici mesi
nei quali l’ondata partita dagli Stati Uniti se è allargata fino a
raggiungere l’Europa.
La mobilitazione
di Nizza è stata significativa per molti aspetti, in primo luogo perché
dopo Seattle è stata l’unica occasione nella quale settori di
lavoratori sono stati massicciamente presenti. Tuttavia proprio forte
la presenza in particolare dei sindacati francesi, e in parte anche
italiani e spagnoli deve far riflettere. I lavoratori che si erano
tenuti in disparte da iniziative precedenti (Praga, Bologna, Davos,
ecc.) sono invece intervenuti a Nizza su convocazione della
Confederazione europea dei sindacati . È vero che la piattaforma
ufficiale della manifestazione sindacale del 6 dicembre era non solo
moderata, ma persino autolesionista, in quanto chiedeva l’inserimento
della "Carta dei diritti" nei trattati europei, cioè in pratica
chiedeva la piena applicazione di una Carta che su molti terreni
costituisce un arretramento significativo per i lavoratori europei. Ma
chiunque abbia partecipato a quella manifestazione sa che la stragrande
maggioranza dei lavoratori era lì non per difendere la Carta, ma per
manifestare una forte opposizione all’Europa di Maastricht e in
generale alle politiche del capitale europeo. Questo era evidente negli
slogan, negli striscioni, nello spirito dei manifestanti.
La Confederazione europea dei sindacati ha fatto
tutto il possibile affinché i manifestanti organizzati dai sindacati
non potessero neppure rendersi conto di quanto massiccia fosse la loro
presenza: niente comizio, niente raduno finale, sfilare in piazza e poi
via tutti sui pullman. Il motivo era evidente: impedire che quei
100mila lavoratori potessero entrare in contatto con il "popolo di
Seattle" che cominciava ad affluire per la manifestazione del giorno
successivo.
Da Nizza si può trarre quindi una chiara lezione
politica: il coinvolgimento del movimento operaio nel movimento è
possibile; ma questa non può avvenire semplicemente attraverso appelli
generici ai lavoratori affinché questi scendano in piazza: è
indispensabile e necessaria una battaglia che attraversi le
organizzazioni di massa, a partire dai sindacati: il potenziale è lì
presente, ma per raccoglierlo è necessaria una chiara visione dei
rapporti tra le forze in campo.
A Praga c’erano forse 10mila persone, a Nizza il 6
dicembre alla manifestazione dei sindacato ce n’erano dieci volte
tante. Il giorno dopo, al corteo "alternativo" la cifra era
probabilmente simile a quella di Praga.
Il problema politico che abbiamo davanti non è
semplicemente di "sommare" i centomila ai diecimila. Il problema è
lottare nel movimento affinché vengano superate le posizioni più
confuse e utopostiche e prevalga un chiaro orientamento verso il
movimento operaio; dall’altra parte, è giusto utilizzare la forte
critica al capitalismo espressa dal movimento per suscitare un
dibattito profondo nei sindacati e nelle organizzazioni dei lavoratori,
e far sì che questa spinta possa trovare un punto di applicazione nella
battaglia contro le politiche concertative dei dirigenti. Crediamo che
questi siano i compiti specifici dei comunisti, e che dobbiamo tentare
di mostrare sul campo, nella mobilitazione e nel dibattito politico,
come l’unico sbocco positivo di questo movimento può essere dato da una
prospettiva di cambiamento rivoluzionario di questa società, da una
prospettiva comunista.
In generale quando nel Prc, in particolare nei suoi
gruppi dirigenti, si pone il problema dell’intervento dei comunisti nel
movimento anti-Wto, il ruolo del partito viene prevalentemente visto
come un ruolo di "intermediario" diplomatico tra le diverse forze
politiche in campo. Ruolo che peraltro non porta in generale a grandi
risultati.
La nostra opinione è che il compito dei comunisti
sia un altro, e cioè quello di essere innanzitutto dei punti di
riferimento politici nel movimento, di essere in grado di elaborare
analisi, programmi e certamente anche proposte sul terreno della
mobilitazione, che possano contribuire a far emergere da questo
movimento una nuova generazione di rivoluzionari e a sfruttarne
l’impeto per rilanciare la battaglia nel movimento operaio e nelle sue
organizzazioni di massa contro la politica dei suoi attuali gruppi
dirigenti.
Abbiamo quindi deciso di dedicare interamente questo
terzo numero al dibattito sui temi della globalizzazione e a un
bilancio del movimento che da Seattle in poi si è reso protagonista di
tante iniziative e manifestazioni che hanno catturato l’attenzione
internazionale. La nostra opinione è che il "vento di Seattle"
rappresenti un importante elemento di radicalizzazione politica, in
particolare fra i giovani. Un movimento certamente minoritario, in gran
parte di opinione, ma che esprime una forte critica al capitalismo e
che rappresenta un’anticipazione di processi futuri, un primo sintomo
delle future lotte di classe che attraverseranno i paesi occidentali.
Proprio per l’importanza che attribuiamo a questo
movimento crediamo sia di importanza decisiva analizzarne
scrupolosamente i contenuti, le parole d’ordine, le forme di
mobilitazione e le basi sociali. A questo tema è dedicato il primo
articolo di Roberto Sarti "Da Seattle a Nizza: un bilancio del
movimento".
Gli articoli di Claudio Bellotti e di Alessandro
Giardiello affrontano invece le connessioni tra il tema della
globalizzazione e il dibattito interno al Partito della rifondazione
comunista, sviluppando un’ampia critica delle due principali posizioni
sulle quali la maggioranza del gruppo dirigente del Prc si è diviso nel
cosiddetto "dibattito sulla questione internazionale".
Abbiamo infine l’articolo principale di Alan Woods e
Ted Grant "Il nuovo disordine mondiale". Nonostante il ritardo con cui
lo pubblichiamo (la versione originale è apparsa in inglese sul sito
"In defence of marxism", www.marxist.com, nel dicembre del 1999) ci
pare un testo di grande importanza nel dibattito attuale per l’ampia
analisi che sviluppa sui rapporti mondiali nella nostra epoca e sulle
prospettive internazionali.
Gennaio 2001