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Palazzo Verde La lotta del Comitato casa via San Pietro contro lo sgombero del “palazzo verde” non è stata fermata dalla pausa estiva. Sabato 8 ottobre le strade di Sassuolo hanno visto sfilare il terzo corteo di protesta contro lo sgombero poliziesco effettuato dalla giunta di centrosinistra a fine giugno. Sfidando la pioggia e la campagna razzista e di disinformazione orchestrata dai mass-media locali, 600 giovani e lavoratori hanno scandito slogan contro il razzismo, i Cpt e la legge Bossi-Fini e per il diritto alla casa e l’unità dei lavoratori.
Il tentativo della giunta di isolare politicamente la lotta del Comitato è fallito. Lo si poteva capire al comizio finale in cui il capogruppo alla Regione del Prc, Masella, ha portato l’appoggio del partito a livello regionale, sostenendo la richiesta di revoca dello sgombero e di ristrutturazione dell’immobile. È intervenuto anche Alessandro Giardiello, membro del Cpn del Prc, sottolineando le ragioni della lotta e la necessità che il partito sostenga incondizionatamente i lavoratori cacciati dal palazzo verde. Significative sono state le adesioni all’appello lanciato dal Comitato per la manifestazione dell’8 ottobre: le federazioni del Prc di Bologna e di Parma, le Rsu della Terim e della Smalti Modena, la componente Fiom della Rossi Motoriduttori e della Ferrari, i Cobas della Fiat New Holland, le RdB e la Cub regionale, il Coordinamento migranti e lo Scalo migranti di Bologna ecc. Con soddisfazione constatiamo che attorno alla lotta esemplare dei lavoratori del palazzo verde si è consolidato un fronte basato sull’unità di classe come elemento per sconfiggere il razzismo che, da sempre, fa comodo ai padroni perché divide gli operai. La Cgil e la Fiom di Modena, dopo aver denunciato giustamente lo sgombero, non sono ancora passate dalle parole ai fatti. Infatti, con l’eccezione dell’assemblea di delegati del sassolese del 18 luglio, dove unanime fu la condanna dell’operato della giunta, il sindacato non ha mobilitato i lavoratori in una necessaria campagna di massa per cancellare l’ingiustizia subita dalle famiglie operaie del palazzo verde e rilanciare la lotta per il diritto alla casa. Davanti a 500 posti di lavoro a rischio nell’industria del sassolese, inoltre, non è rimandabile una mobilitazione antirazzista per impedire che i lavoratori, sotto attacco padronale, si dividano tra italiani e stranieri facilitando così i licenziamenti. In questa situazione i Ds sassolesi rivolgono continuamente appelli a Rifondazione perché rientri in Giunta o almeno in maggioranza, coprendo da sinistra l’azione del sindaco. La difficoltà dei vertici diessini è dovuta al fatto che la lotta del palazzo verde è sotto i riflettori: a livello nazionale e particolarmente in Emilia Romagna dove questo ha causato anche un irrigidimento dei rapporti tra il Prc e la Margherita, partito del sindaco Pattuzzi. Il Prc modenese alla prova
Nel corso dell’estate i giornali locali avevano lanciato la chiacchiera che il Prc volesse rientrare nella giunta Pattuzzi. La ripresa dell’attività politica, purtroppo, ha confermato quelle voci. La segreteria provinciale, infatti, ha convocato a settembre due riunioni degli iscritti al circolo di Sassuolo al fine di promuovere il rientro nella giunta, sostenendo più o meno che se non siamo in giunta non contiamo nulla e torna la destra (qualcuno ha già sentito l’argomento?). Però, l’esperienza di Sassuolo mostra che il partito, inserito nell’Unione, diventa ostaggio di politiche antipopolari che non si distinguono per nulla da quelle del centrodestra: dallo sgombero, alla privatizzazione dell’ospedale, fino ai finanziamenti agli asili cattolici ed al teatro privato Carani.
Il circolo di Sassuolo, in cui militano molti compagni del palazzo verde, ha confermato la sua volontà di opporsi alla giunta Pattuzzi con un voto quasi unanime, 9 a 1. Messa in minoranza a Sassuolo, la segreteria provinciale ha cercato di accreditare l’idea, contraria allo statuto del partito, che una votazione del Cpf potesse ribaltare la decisione presa dal circolo. Tuttavia, anche questa manovra non è passata: il Cpf del 4 ottobre ha infatti approvato (15 a favore, 13 contro, 2 astenuti) un odg di adesione alla manifestazione dell’8 ottobre e di condivisione della scelta di opposizione a Pattuzzi.
La posizione dei Ds
Ipnotizzati dalla prospettiva della conquista dei “voti moderati”, i dirigenti dei Ds non hanno mai cessato di difendere lo sgombero del palazzo verde ed una politica repressiva nei confronti degli immigrati. I controlli polizieschi nei luoghi frequentati da immigrati sono in vertiginoso aumento, i rinnovi dei permessi di soggiorno si trascinano per mesi e, ultimamente, ancora una volta col plauso della destra, il Comune ha varato un’ordinanza per vietare l’apertura domenicale dei phone center. I capi dei Ds hanno inseguito le dichiarazioni razziste della Lega Nord, arrivando perfino a sostenere che se nei dintorni di un palazzo si spaccia è evidente che c’è la connivenza di chi vi abita! Questa politica di cedimento verso la destra è disastrosa per i lavoratori. Invece di contrastare i luoghi comuni su cui si basa la destra li si accoglie, magari con una tinteggiata democratica e umanitaria. I rischi sono sotto gli occhi di tutti: a Sassuolo sono sorti ben tre comitati di quartiere che chiedono la mano dura contro gli immigrati, l’applicazione rigida del pacchetto Pisanu e più polizia. Se non emerge con chiarezza un’alternativa di sinistra, il pericolo è di regalare il consenso di tanti operai alla destra. È un dato positivo che il corteo del comitato Braida del 17 settembre abbia raccolto solo un centinaio di persone.
Ai margini della manifestazione, i Ds hanno diffuso un comunicato che rincara la dose di menzogne. L’obiettivo non può che essere quello di gettare fumo negli occhi ai lavoratori ed ai giovani di Sassuolo per evitare che solidarizzino con la lotta delle famiglie sgomberate. In quel comunicato si ha la spudoratezza di affermare che molti ex residenti del palazzo verde “sono soddisfatti della sistemazione attuale” offerta dal Comune. In realtà, almeno una dozzina di persone restano ancora prive persino di un alloggio provvisorio. Svariate decine di persone, invece, hanno accettato le sistemazioni fatiscenti di Ponte Fossa e di San Michele (dichiarata inagibile nel gennaio 2005) soltanto sotto la pressione di una situazione disperata. Se ad alcune famiglie sono state concesse abitazioni vivibili, questo è unicamente il frutto della lotta di questi mesi. Inoltre, cosa che il volantino dei Ds tace, rivendichiamo che le famiglie abbiano preso posto negli appartamenti rifiutandosi di vendere la loro casa al palazzo verde e senza pagare l’affitto di circa 300 euro che il Comune vorrebbe loro imporre! È uno scandalo che un partito di sinistra sgomberi dei lavoratori proprietari delle loro case e voglia poi appioppargli persino un affitto oltre al mutuo che già devono versare mensilmente alle banche. Compagni dei Ds, più fatti e meno belle parole sull’integrazione ed il rispetto delle regole: questi lavoratori hanno subìto un’ingiustizia rivoltante e ci si deve schierare al loro fianco per farli rientrare nelle loro case!
La prossima fase
La nostra lotta continua. Pare che il Comune abbia stanziato un milione di euro aggiuntivi per “risolvere” la questione del palazzo verde. Andremo a vedere le carte del Comune, anche se accogliamo con cautela una notizia apparsa sui giornali il giorno stesso del nostro corteo, magari per cercare di convincere qualcuno a rimanere a casa. Le prossime scadenze in cui saremo impegnati saranno le mobilitazioni nazionali per la chiusura dei Cpt e i diritti degli immigrati del 22 ottobre e del 3 dicembre. Inoltre, il 27 ottobre organizzeremo a Bologna un presidio in coincidenza con la prima udienza del Tar che dovrà giudicare il ricorso da noi presentato per ottenere la sospensiva dello sgombero. Siamo consapevoli che sotto il capitalismo la giustizia non è neutrale ma favorisce i potenti. Sappiamo anche che la nostra unica forza è quella di mettere sotto i riflettori la decisione del Tar. In questo senso non lesineremo i nostri sforzi perché nel movimento operaio si continui a discutere ed a seguire in forma militante la lotta del palazzo verde. La vittoria di questa lotta sarebbe un esempio entusiasmante per tutti i lavoratori immigrati: i sindacati ed i partiti di sinistra non devono mancare l’occasione di lanciare, da Sassuolo, una lotta contro il razzismo e per l’unità della classe lavoratrice.
10 ottobre 2005 |