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Contro la chiusura della Finmek di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) La storia del declino industriale della Finmek viene da lontano, dalle prime privatizzazioni degli anni 90. L'azienda allora si chiamava Italtel, ed era di proprietà statale. Soltanto nello stabilimento di Santa Maria impiegava negli anni Settanta ben 7000 lavoratori, ridotti a 3000 a inizio anni Novanta. La propaganda dell’epoca era tutta incentrata su come il privato avrebbe risolto i problemi delle imprese pubbliche, aumentando l’efficienza e modernizzandole. Queste idee, condivise anche a sinistra, dopo la svendita della Telecom a privati da parte dell’allora governo Prodi, portarono alla cessione dell’Italtel. All’epoca l’Italtel era la più grande impresa europea nel settore delle telecomunicazioni, capace di competere sui mercati mondiali, esportando anche in Cina.
Dopo il passaggio da un padrone all’altro, e con un’impressionante successione di piani industriali, lo stabilimento di Santa Maria chiuderà. Questa è la volontà di tali professionisti, manager pagati miliardi solo per licenziare e per chiudere stabilimenti produttivi, come Carlo Fulchir, padrone dell’impero cadente Finmek Access, il quale sulla via del fallimento industriale ha ben deciso di darsi alla carta stampata insieme a quelli che evidentemente sono i suoi più stretti compagni di merende , quali Berlanga e Marcello dell’Utri, coi quali è socio nel consiglio di amministrazione del periodico borghese e conservatore chiamato “Il Domenicale” . Ma questa volontà di smantellamento farà comodo a molti; c’è da dire infatti che lo stabilimento si trova sull’asse della metropolitana interregionale che deve essere costruita e ancora c’è da considerare che molti sono e saranno gli speculatori interessati alla dismissione di quelle strutture, speculatori edilizi che non attendono altro di poter mettere le mani su quei terreni, sui quali per ora esiste un vincolo di destinazione produttiva; ma l’esperienza ci insegna che tanto queste sono cose che possono cambiare in fretta, quello che oggi è spazio produttivo domani può diventare terreno edificabile, è successo già tante volte .Ad ogni modo questo porterà via dal territorio l’ultima grande fabbrica, il cuore produttivo di Santa Maria Capua Vetere,e se aggiungiamo che anche l’ATI, il tabacchificio, sta per essere chiuso, causando l’ulteriore perdita di posti di lavoro, abbiamo il quadro completo la crisi di una intera cittadina e della provincia per i cui giovani si intravede un futuro fatto di disoccupazione e emigrazione. Quando le fabbriche chiudono, trascinano con sé l’intera economia locale: negozi che vanno in crisi, con esercenti che chiudono, soffocati dai debiti, una scena ormai frequente in Italia, per i figli dei lavoratori la scuola e l’università diventano un sogno irraggiungibile. | Lavoratori della Finmek in corteo a Roma | L’amministrazione controllata sembra più orientata alla chiusura della fabbrica che alla cessione ad altri imprenditori o al rilancio industriale: da settimane ormai si rincorrono voci di multinazionali “fantasma” che vorrebbero acquisire la Finmek, ma per ora la dura realtà è il blocco della produzione e la totale assenza di offerte per la rilevazione degli stabilimenti di S. Maria C.V. e di Pagani al tavolo concertativi dal prefetto ed al ministero. E a questa situazione si aggiungono anche le vergognose manganellate ricevute dai lavoratori durante il corteo romano del 4 ottobre, quando le forze dell’ordine hanno vergognosamente caricato gli operai, causando due feriti e facendo aumentare la rabbia. Come compagni di FalceMartello tendenza marxista del Prc , ci siamo mossi assieme al Centro Sociale “Spartaco” di Santa Maria Capua Vetere, all’indomani degli scontri di Roma. La Finmek non è sola in questa provincia: tutte le fabbriche, dall’Ixfin alla Merloni passando per la Marconi, sono a rischio licenziamenti, e i lavoratori della Finmek sono un simbolo per tanti operai della zona perché stanno resistendo al padrone da mesi. Se oggi i padroni, dopo milioni di euro di finanziamenti ed agevolazioni, porteranno via le fabbriche, domani un’intera generazione di giovani non avrà alcun futuro. Abbiamo proposto la costituzione di un Comitato di Lotta in appoggio alla vertenza della Finmek, affinché l’intera cittadinanza potesse esprimere la solidarietà agli operai, e per estendere la lotta a Santa Maria e alla provincia. Il nostro volantino, che chiamava all’assemblea, è stato accolto positivamente dai lavoratori, ed è stato distribuito durante il blocco stradale di martedì 11 ottobre a Capua, e nei giorni seguenti davanti le scuole e l’università di Santa Maria e di Capua. L’assemblea di fondazione del Comitato svoltasi giovedì 13 Ottobre ha visto la partecipazione di alcuni giovani operai della Finmek, e di una delegazione di studenti capuani e di sammaritani, e al suo interno si è discusso di come riuscire a portare la lotta avanti, costruendo una solidarietà militante tra gli studenti, gli altri lavoratori della zona e la città di Santa Maria. Da mesi infatti si susseguono iniziative di blocchi stradali, ferroviari, presidi, ma il problema è che rompere l’isolamento della lotta, fare della vertenza una vertenza in cui sia coinvolta tutta la città, assumendo quelle forma di lotta dura viste a Melfi e tra gli autoferrotranvieri, le uniche che possono farci vincere! Come ha detto un lavoratore durante un’assemblea di fabbrica, lotte ad oltranza come quelle di Scanzano e Melfi hanno portato alla vittoria, e non iniziative che rischiano di divenire meramente simboliche. Nell’assemblea si è anche parlato di come organizzare una campagna per portare ad uno sciopero generale cittadino, con un corteo che unisca lavoratori, studenti, disoccupati, in difesa della Finmek, e si è proposto di estendere lo sciopero generale del 25 novembre nella provincia di Caserta da 4 ore all’intera giornata lavorativa, vista la crisi devastante.Come comitato di lotta prepareremo una petizione contro la chiusura della Finmek e per la sua nazionalizzazione,univo vero modo si di salvare l’azienda, da usare davanti alle scuole,alle università e nella piazza durante i banchetti di controinformazione che abbiamo in programma. | Un'altra immagine del corteo di Roma | La volontà di lotta dei lavoratori è comunque chiara come si è dimostrato venerdì, giorno in cui 200 operai hanno occupato i binari della stazione di Aversa, tagliando per qualche ora i collegamenti fra Roma e il Sud. Il Comitato ha preso parte al blocco, provando anche a coinvolgere gli studenti aversani al fianco dei lavoratori, e spiegando ai pendolari bloccati le ragioni della protesta. Subito dopo, al Municipio di Santa Maria, una conferenza stampa della giunta comunale a proposito di una sfilata di moda da tenersi all’interno della fabbrica (ennesimo schiaffo ai lavoratori senza stipendio), si è trasformata in un’assemblea accesa, in cui gli operai hanno contestato duramente l’operato dell’amministrazione di centrosinistra, accusata di non aver mosso un dito sull’intera vicenda, amministrazione stessa che si è vista costretta a negare l’autorizzazione per lo svolgimento di questo triste evento mondano, oltretutto se questa fiera della moda non l’avesse fermata l’ente comunale, ci avrebbero pensato gli operai. Gli esercenti samaritani dal canto loro hanno dichiarato il pieno appoggio e la totale disponibilità a porre in essere forme di protesta e di supporto alla vertenza operaia terranno, che partono dalle luci spente nelle vetrine nei giorni che il comitato deciderà di comune accordo, fino ad arrivare ad una vera e propria serrata, segno tangente che la scomparsa di questa ultima realtà produttiva corrisponde anche alla chiusura di molti esercizi commerciali. Gli attivisti presenti nel mondo delle scuole e dell’università si stanno anche essi preparando ad una forte stagione di conflitto e contrapposizione al fianco degli operai, pronti a partecipare e ad essere promotori essi stessi di queste giornate di mobilitazione cittadina. Il fatto stesso che la squadra di calcio di Santa Maria “Il Gladiator” cittadina che milita nella serie di eccellenza, tra gli applausi di tutto il pubblico, abbia indossato una maglietta prodotta dal nostro comitato, con su scritto SALVIAMO LA FINMEK può dare una idea di come sia generalizzata la sensibilità verso questa vertenza che ormai è divenuta cittadina. Ecco come la dismissione industriale, la spietata logica capitalista della delocalizzazione insieme ad alcuni accenti di brutale repressione, hanno fatto destare una tranquilla cittadina quale S. Maria C.V. , indicandole involontariamente il cammino della presa di coscienza che non potrà non trasformarsi in un percorso di lotta. La Finmek è solo una delle tante fabbriche italiane a rischio. La sua lotta, per la tenacia dimostrata, va aiutata estendendola agli altri luoghi di lavoro e di studio della provincia, come si propone di fare il Comitato di Lotta. D’altra parte, bisogna capire anche quale via d’uscita bisogna dare all’azienda, e la risposta è contenuta nel documento delle segreterie nazionali di FIM, FIOM e UILM del 20 settembre, dove si afferma timidamente la necessità che non solo di partire dal salvataggio della Finmek per fare una “politica di settore per l’elettronica .... che orienti l’innovazione e la produzione” anche attraverso una società pubblica. Coerentemente con questo, chiediamo che la Finmek sia nuovamente nazionalizzata, perché la privatizzazione ha dimostrato ancora una volta i suoi limiti, e non è più possibile lasciare migliaia di lavoratori in balia di padroncini che licenziano a man bassa. La Finmek è dei lavoratori, e per questo nessuna svendita, nessuna ristrutturazione devono essere effettuate. E quando il padrone non c’è, come insegnano le esperienze argentina e venezuelana, si lavora meglio, anche perché gli operai sanno produrre benissimo senza imprenditori. Perché, come ci ha detto un’operaia in questi giorni,anche se i padroni possono essere la testa (cosa di cui peraltro dubitiamo), senza le braccia,le mani,le gambe,i piedi, nessun corpo può restare alzato. 20 ottobre 2005 |