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Lettera ai compagni di Progetto Comunista Stampa E-mail
Scritto da Claudio Bellotti, Gabriele Donato, Alessandro Giardiello, Giuseppe Letizia, Jacopo Renda   

Ai compagni e alle compagne partecipanti all’assemblea nazionale di Progetto comunista

(30 giugno-1 luglio 2001)


Care compagne e cari compagni,


In questa assemblea i compagni firmatari di questa lettera non avranno diritto di intervenire, e neppure di partecipare.


Come noi, tutti i compagni sostenitori di FalceMartello, che a livello nazionale sono stati esclusi dalla preparazione di questa assemblea

Siamo quindi costretti a rivolgerci a voi attraverso questa lettera: è l’unico modo che ci rimane per poter comunicare con un’area alla quale abbiamo partecipato a partire dal 1996.

I motivi di questa situazione sono noti, o almeno dovrebbero esserlo, a tutti voi: si tratta della conseguenza ultima della cosiddetta, "Presa d’atto", ossia della lettera con la quale il 20 febbraio scorso 55 compagni del Cpn, della Direzione e del Collegio nazionale di garanzia, sancivano la "obiettiva separazione" tra Progetto comunista e i sostenitori di FalceMartello.

Fin da allora abbiamo rifiutato questa presa di separazione, che a nostro avviso equivale a una pura e semplice esclusione collettiva e arbitraria.

Quella lettera, e le successive, ha avuto un seguito nella discussione dell’ultimo Comitato politico nazionale (26/27 maggio). Un quella occasione, infatti, ulteriori decisioni sono state prese, che approfondiscono e peggiorano la situazione creata dalla "Presa d’atto".

Infatti:

1) È stato votato (per quanto ne sappiamo all’unanimità, anche se nessuno dei compagni della Direzione nazionale si è sentito in dovere di comunicarci formalmente, né in forma scritta né a voce, le decisioni di quella riunione), che non solo noi siamo esclusi dall’area, e di conseguenza da questa Assemblea nazionale, ma non abbiamo né diritto di far conoscere i nostri argomenti all’insieme dei compagni di Progetto comunista, né di appellarci contro questa decisione.

2) Più grave ancora, è stato decisa la nostra esclusione da quella stessa riunione, alla quale avevamo chiesto di appellarci: un "processo" a porte chiuse senza la presenza degli "imputati"! Questi sarebbero metodi democratici di discussione?

Il motivo di questa lettera è quindi presto spiegato: chiediamo di appellarci a questa assemblea, che è sovrana, affinché la decisione presa dai compagni del Cpn sia ridiscussa e, auspicabilmente, annullata. Chiediamo il rispetto di un diritto democratico elementare, cioè il diritto per un gruppo di compagni che ritiene di essere stato oggetto di un provvedimento ingiusto, di appellarsi all’istanza decisionale "superiore", e cioè all’assemblea nazionale, rappresentativa di tutti i compagni dell’area. Questo diritto ci è stato negato dal voto del Cpn, ma questa assemblea è sovrana e può decidere di modificare quella decisione. In sostanza, vi stiamo chiedendo di modificare parzialmente l’ordine del giorno di questa assemblea, e di permettere una discussione nella quale ci venga data la possibilità di esporre apertamente, a tutti voi, le ragioni della nostra opposizione alla "presa d’atto", e di chiarire ogni punto di questa vicenda.

Non è nostro scopo ribadire qui i punti politici di dissenso al nostro interno: il dibattito sulla questione dei Ds, della tattica elettorale, del fronte unico e su tutti gli altri punti si è sviluppato pubblicamente a partire dallo scorso congresso del partito, e i relativi materiali sono a disposizione di tutti i compagni interessati ad approfondirlo.

Ci preme invece sottolineare le conseguenze della decisione presa dal Cpn, qualora non venisse mutata da questa assemblea nazionale.

Fin dall’inizio abbiamo considerato che Progetto comunista avrebbe dovuto puntare ad organizzare l’insieme dei compagni della sinistra del Prc, a dare un ambito strutturato di discussione e di iniziativa politica. La necessaria e opportuna ricerca di una maggiore omogeneità politica doveva, a nostro avviso, discendere da un percorso di lavoro comune e anche, perché no, di chiarificazione politica, teorica e strategica all’interno dell’area. Per questo motivo ponemmo fin dal principio, apertamente, la domanda se si intendesse stabilire all’interno dell’area una disciplina vincolante per tutti i suoi componenti. Se vi fu ambiguità su questo punto non fu certo da parte nostra, ma da parte dei compagni che esprimono la maggioranza negli organismi dirigenti, e cioè in primo luogo dell’associazione Proposta, i quali nella prima fase di esistenza di Progetto hanno sempre dato risposte elusive e soprattutto contraddittorie tra quanto si dichiarava a parole e quanto poi si faceva in pratica. Chi avesse dei dubbi su questo, può consultare la corrispondenza di questi anni, che abbiamo reso disponibile a tutti i compagni, e troverà una conferma lampante di quanto diciamo.

Oggi però le cose cambiano. Se la decisione di escluderci viene confermata, Progetto comunista cambia natura e diventa altro da quanto discusso a Bellaria: diventa cioè una struttura nella quale è possibile militare solo "per grazia ricevuta" da parte dell’Associazione Proposta. Questo non significa naturalmente che non saranno presenti compagni con opinioni diverse su questo o quel punto (anzi, ci pare che le differenze politiche in Progetto non manchino certo!): ma saranno i compagni di Proposta a decidere, di volta in volta, quale dissenso sia "tattico", "occasionale", o "secondario", e quindi tollerabile, e quale invece sia "strategico" (come nel nostro caso), e quindi inaccettabile e passibile di esclusione immediata senza diritto di replica.

Decine e decine di esempi, nazionali e locali, confermano come i compagni di Proposta siano estremamente tolleranti verso ogni genere di posizione politica e di metodo di costruzione di Progetto comunista: si può avere qualsiasi opinione, per esempio, sulla strategia nel lavoro sindacale, sullo stalinismo, sulla "questione internazionale", si possono concludere accordi a livello locale con questa o quella area della maggioranza del partito: una cosa sola è richiesta (almeno a noi): l’adesione formale ai documenti nazionali, l’alzata di mano nelle riunioni del Cpn.

Con questo metodo Progetto comunista viene messo su una china molto pericolosa, si spalancano le porte al conformismo e a un unanimismo di facciata che non permette mai di sviscerare realmente il dibattito politico, di delimitare accordi e divergenze, di creare un terreno favorevole alla crescita politica e organizzativa, alla formazione di nuovi quadri, al radicamento reale.

Che con metodi come questi si possa arrivare a costruire un partito comunista realmente tale, e cioè rivoluzionario, è cosa che riteniamo perlomeno dubbia.

Questa assemblea nazionale si trova quindi di fronte a una scelta: può decidere di confermare le decisioni del Cpn, oppure di rimetterle in discussione, di darci la possibilità di partecipare al dibattito su questo punto centrale, e di rovesciare la decisione precedente. Sarebbe, in questo caso, una chiara indicazione di una volontà di mantenere Progetto come area aperta alla partecipazione dell’intera sinistra del partito, e soprattutto una chiara demarcazione delle differenze (che esistono e devono essere riconoscibili) tra Progetto comunista nel suo insieme, e le diverse aree che vi partecipano, a partire dall’associazione Proposta e, ovviamente, dalla nostra.

Se invece confermerete le decisioni del Cpn, ci pare chiaro che un percorso si concluderebbe. Progetto comunista diventerebbe in sostanza un sinonimo dell’associazione Proposta, e si tratterebbe a quel punto di riconoscere come Progetto non è e non potrebbe pretendere di essere l’unica voce della sinistra del partito. In tal caso sarebbe a nostro avviso necessario in ogni caso discutere una diversa modalità di rapporto fra noi, perché, quale che sia l’opinione che possiamo avere sulle nostre differenze politiche, a noi appare evidente come la distanza che separa tutti noi dalla maggioranza del gruppo dirigente del Prc (differenza questa sì strategica) e soprattutto la nuova situazione interna ed esterna al Prc (sviluppo dei movimenti sociali, dibattito congressuale, ecc.) imporrebbero la ricerca di un terreno di discussione e azione unitaria nel partito.

Siamo certi che, quali che siano le vostre opinioni specifiche sulle nostre posizioni politiche, vorrete valutare con attenzione il contenuto di questa lettera. In un partito che vive quotidianamente una gestione leaderistica, arbitraria e in sostanza antidemocratica, una sinistra rivoluzionaria deve sapersi distinguere non solo sui contenuti politici, ma anche sui metodi, sulla capacità di rispettare scrupolosamente i diritti di tutti, di chiarire ogni punto di divergenza con il dibattito politico aperto e franco, e mai con misure organizzative e sostituendo la "forza dei numeri" al compito di qualsiasi gruppo dirigente, che è quello di discutere, convincere e motivare i compagni sulle proprie scelte.

Con i più convinti saluti comunisti

3 settembre '01 

 
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