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Il vero volto della giustizia
C’è chi vuole chiudere un’altra volta Indymedia. Il reato consiste nell’avere ospitato immagini e scritti offensivi verso la religione cattolica e il nuovo papa, Joseph Ratzinger. Per chi non ne è a conoscenza, Indymedia è un sito “aperto” dove chiunque può inserire notizie, appelli o qunt’altro, a patto che non abbia un contenuto fascista o razzista. Ebbene il “reato”, secondo un giudice della procura di Roma sarebbe quello di aver ospitato un fotomontaggio di Benedetto XVI in divisa da SS. Una presa in giro che non è del tutto priva di fondamento, avendo il nuovo pontefice militato nelle gioventù hitleriana verso la fine della seconda guerra mondiale, perché, a suo dire, costretto.
Gli hard disk del sito erano stati sequestrati per ordine della Procura di Bologna nell’ottobre scorso all’interno di un’indagine sull’area anarchico insurrezionalista. Il sito di Indymedia è a tutt’oggi accessibile e molto probabilmente lo sarà ancora nelle prossime settimane. La gioia di tutti i reazionari per il provvedimento, da Alemanno di An al Giornale e a Libero, non possono che farci indignare. Inoltre le motivazioni del sequestro danno il colpo di grazia a chi (pochi, dopo il martellamento mediatico su Wojtyla) credeva ancora alla laicità dello stato italiano. I reati ipotizzati sono infatti “offese della religione cattolica mediante vilipendio di persone” ed offesa all’onore e al prestigio del papa”. Quest’ultimo articolo del codice penale riguarderebbe in origine il Presidente della Repubblica, ma i Patti Lateranensi, tutelati anche dalla Costituzione, lo estendono anche al Papa. Ormai è chiaro che in questo pese non si può nemmeno nominare il nome del Papa invano. Ma ancora di più stupiscono i due pesi e due misure. “The Sun” quotidiano scandalistico inglese di proprietà di Murdoch, ha potuto pubblicare un fotomontaggio simile, senza incorrere in alcuna censura. I giornali e le tv dei padroni possono pubblicare qualunque oscenità e volgarità, avendo sempre qualche “santo protettore” in alto loco. I mezzi di informazione non finanziati dai capitalisti, no. L’attacco alla libertà di informazione non si può sottovalutare ed il nostro sostegno al sito Indymedia è incondizionato. Allo stesso tempo la vicenda pone la questione di chi possiede e controlla radio, tv e giornali, che dovrebbero essere nazionalizzate e poste sotto il controllo degli operatori e di tutta la popolazione. Piazza Fontana C’è chi ha voluto negare verità e giustizia per la strage di Piazza Fontana. Dopo 36 anni, nessun colpevole e tutti assolti dalla Corte di Cassazione. Oltre al danno, la beffa di una giustizia così lenta a svelare i misteri d’Italia ma così rapida nel condannate i familiari delle vittime a pagare le spese processuali. Bene hanno fatto questi ultimi a rifiutare l’elemosina da parte delle istituzioni, dal Comune di Milano a Berlusconi, che si erano offerti di pagare al loro posto. La strage di Piazza Fontana rappresentò l’inizio della Strategia della tensione, tesa a bloccare le conquiste del movimento operaio che stava avanzando in quegli anni. Tutte le stragi di quel periodo, Piazza della Loggia a Brescia, l’Italicus, la stazione di Bologna portavano lo stesso marchio: venne utilizzata la rete denominata “Gladio” che trovava nei fascisti la manovalanza e nei servizi segreti la rete logistica e politica di sostegno. Gladio fu una struttura creata proprio dalla Cia e dal Sifar negli anni cinquanta. Ufficialmente aveva l’obiettivo di contrastare un eventuale invasione da est, ma sarebbe entrata in funzione anche in caso di presa del potere da parte del partito comunista italiano. Tutti i governi a maggioranza democristiana di quel periodo sapevano e promossero attivamente tali strategie. Queste affermazioni non sono patrimonio esclusivo di qualche pericoloso comunista: il giudice Salvini indagando sulla strage di Piazza Fontana è arrivato esattamente alle stesse conclusioni. Sono conclusioni scomode per lor signori, che puntano il dito sulle azioni dell’intero apparato dello Stato negli anni settanta, un apparato dello Stato che tutelò attivamente gli interessi della classe dominante. Condannare i neofascisti Zorzi, Maggi e Rognoni avrebbe significato scoperchiare una verità troppo scomoda per i governanti di allora e di oggi. Questi episodi svelano anche il vero ruolo della magistratura. La giustizia non è uguale per tutti: oggi più che mai tutela i “poteri forti”. Le lodevoli eccezioni, come Casson o la giudice Forleo, sono denigrati e isolati. I processi sui "misteri" italiani (dalle stragi alla P2 ad Ustica, tanto per citarne alcuni) si sono conclusi quasi sempre con un nulla di fatto. Sarebbe ora che nel partito della Rifondazione Comunista e più in generale nella sinistra e nel movimento operaio si avviasse una seria riflessione su questo tema. 6 maggio 2005
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