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Scritto da Prc Licata (Agrigento)   

In lotta contro l’ordinaria malasanità

Nel corso del 2005 le risorse messe a disposizione della sanità pubblica siciliana, dal governo Cuffaro, sono state superiori di appena un punto percentuale alle spese sostenute nel 2004 mentre i finanziamenti a strutture private “convenzionate” sono aumentati, nello stesso periodo, del 21%! Gli ospedali pubblici hanno ricevuto nel 2005, ben 40 milioni di euro in meno rispetto al 2004, ed in numerosi presidi ospedalieri i siciliani hanno assistito impotenti alla sospensione di servizi d’importanza fondamentale per la salute dei cittadini.

Questo è l’ambiente in cui operano, tra mille difficoltà, le forze sociali che intendono battersi contro la chiusura di presidi o servizi sanitari fondamentali in provincia d’Agrigento.

Le comunità di Licata e Palma di Montechiaro si oppongono alla chiusura dell’ospedale “S.Giacomo d’Altopasso” ed ogni segnale di depotenziamento della struttura ospedaliera fa temere per il futuro degli utenti del servizio e per i lavoratori, il cui posto sarà seriamente messo a rischio.

Nel 2003 è stato costituito da comuni cittadini, organizzazioni sindacali e rappresentanti dell’associazionismo, il comitato per la difesa del servizio sanitario pubblico, denominato: “Comitato pro-ospedale S. Giacomo d’Altopasso” del quale Rifondazione è parte fondatrice.

La mancata realizzazione del reparto di rianimazione e di una pista per il soccorso in elicottero, sono state le prime emergenze sulle quali il comitato ha provato a formulare richieste precise e tempestivi appelli all’Ausl 1 di Agrigento ed al governo regionale, senza ottenere alcuna risposta.

A Palma di Montechiaro i cittadini hanno sofferto la chiusura della guardia medica notturna e la sospensione del servizio 118, nell’ospedale di Licata l’azienda ha sospeso i servizi di guardia rianimatoria e cardiologica notturna e festiva ed intende diminuire il numero di posti letto a disposizione delle comunità di Licata e Palma. Di fronte ad una carenza di organico si sceglie di sospendere un servizio essenziale piuttosto che assumere altro personale per potenziare l’organico.

Meno letti per i malati e meno lavoro per i siciliani, profitti enormi per privati e mafiosi, a questo conducono le logiche “aziendalistiche” e la mercificazione della salute attuate dal governo Cuffaro.

L’azienda definisce “allarmistiche” le preoccupazioni di quanti temono per la sorte dell’ospedale di Licata, afferma che la dotazione di posti letto è eccessiva rispetto alla domanda di ricoveri e che non intende riattivare i servizi sospesi per mancanza di fondi, definisce “eccellenti” alcuni reparti e servizi contestando le critiche di quanti affermano che nel 2007 l’ospedale non supererà i requisiti minimi per l’accreditamento presso la regione Sicilia, come previsto da un’ apposita direttiva emanata dall’assessorato regionale alla Sanità nel lontano 2002.

L’azienda non ha predisposto alcun intervento per adeguare la struttura ai dettami della direttiva, nonostante la disponibilità di dieci milioni d’euro: se la struttura non dovesse essere pronta, migliaia di cittadini perderebbero il diritto all’assistenza ed alla sanità pubblica e centinaia di posti di lavoro andrebbero in fumo, aggravando il degrado sociale.

L’amministrazione comunale di Licata e l’azienda Ausl 1 di Agrigento si attribuiscono a vicenda le responsabilità dei ritardi, per la terza volta è andato deserto un bando necessario a reperire locali alternativi dove spostare gli ambulatori della medicina del territorio per avviare i lavori necessari ad adeguare la struttura ospedaliera.

La giunta, monocolore di An, è responsabile, con il governo regionale e i manager dell’azienda, della drammaticità della situazione attuale.

In due anni l’amministrazione è stata ricevuta dai vertici dell’Ausl 1 una sola volta, dietro forti pressioni del comitato e dei cittadini, senza ottenere nulla. La giunta si nasconde dietro la sordità dell’azienda senza puntare il dito sulle responsabilità dei propri dirigenti e degli altri partiti di destra alleati di An al governo nazionale e regionale. Sono questi gli interessi particolari a vantaggio dei quali sono violati i diritti di milioni di malati e di lavoratori in Sicilia e nel mezzogiorno d’Italia.

Alla disoccupazione ormai cronica si somma l’effetto delle privatizzazioni in tutti i servizi gestiti, per anni, dal settore pubblico. La raccolta e lo smaltimento dei rifiuti, l’istruzione e la sanità, il trasporto e i beni comuni (acqua compresa), sono ceduti ai privati al solo scopo di far trarre loro un lauto profitto, tagliando fuori la classe lavoratrice dall’accesso a beni e servizi pubblici di fondamentale necessità.

I dirigenti del movimento operaio dovrebbero mobilitare le proprie forze per estendere il conflitto all’intero territorio siciliano. Non si può tenere sempre un atteggiamento così poco combattivo, accettando la logica di apertura ai privati dei servizi che caratterizza il programma dell’Unione nazionale e regionale. La pressione della classe lavoratrice farà emergere presto, ancora una volta, l’inadeguatezza delle risposte riformiste alle contraddizioni della società divisa in classi.

10-03-2006 

 
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