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La Val di Susa non abbassa la guardia! Stampa E-mail
Scritto da Andrea Tavano   

L’importante ed esemplare protesta della Valsusa non si è fermata. Nonostante il black-out dei media, impegnati a dare rilievo esclusivo ai giochi olimpici di Torino, rimane costante la volontà del popolo valsusino, e non solo, di difendere la propria terra e i propri diritti.

Dopo la splendida mobilitazione popolare dello scorso autunno, quando la determinazione di migliaia di persone ha posto alla ribalta nazionale la vergogna del progetto Alta Velocità e i tentativi di repressione poliziesca, la grande manifestazione del 17 dicembre ha portato la lotta per le strade di Torino.

Il successo di quell’evento ha generato altre iniziative. Il 31 dicembre migliaia di persone hanno salutato il nuovo anno sul campo di Venaus, liberato dall’azione di massa dell’otto dicembre. C’è stato un primo tentativo, riuscito, di allargare la protesta alle popolazioni oltre confine con un corteo molto partecipato a Chambery il 7 gennaio. In quell’occasione le ragioni della lotta sono state spiegate in tanti paesi della Savoia attraverso una diffusione di volantini e giornali militante e organizzata.

Il 22 gennaio, in contemporanea con la manifestazione di Messina contro il ponte, quindicimila persone hanno manifestato a Susa, rafforzando così ovunque la stessa consapevolezza. A Messina, come a Scanzano, come in Valsusa la lotta è una sola: in difesa degli interessi di tutti contro la devastazione dei territori e delle risorse per il profitto di pochi. Domenica 5 febbraio nuovamente migliaia di persone hanno occupato le strade della Valsusa durante il passaggio della fiamma olimpica (ovvero il carrozzone degli sponsor, in primis Coca Cola) e ne hanno impedito il passaggio. E non si è trattato di un manipolo di esagitati scesi in piazza per manie di protagonismo seguiti da pochi valligiani incapaci, secondo i media borghesi, di far valere in modo autonomo le proprie ragioni.

Quello che è accaduto è stato ancora un movimento di massa che ha voluto dire: portate via i vostri falsi simboli di pace e i vostri veri simboli del capitale, qui non festeggeremo mentre svendete e distruggete la nostra terra!

Pochi giorni dopo, nel clima di “concordia olimpica” imposta a forza di propaganda, l’intero consiglio comunale di Torino, come pure il consiglio regionale, votava un ordine del giorno di condanna nei confronti della manifestazione del 5 dicembre, paragonandola ad altre azioni anti-fiaccola avvenute in precedenza in altre città e di tutt’altra portata. Non stupisce un simile atteggiamento da parte delle forze di destra; né da parte di quelle forze di sinistra (come i Ds) che da tempo hanno piegato i reali interessi della loro base rispetto alle pressioni dei poteri forti. Ma ci chiediamo: perché tali ordini del giorno sono stati votati anche da Rifondazione? Perché il partito continua a subordinare gli interessi popolari agli equilibri istituzionali ed elettorali? Il 14 febbraio Romano Prodi ha dichiarato: “La Tav si farà”. Non sono serviti presunti paletti (programma elettorale) né l’influenza del movimento a mutare un orientamento ormai consolidato. Dopo le parole di Prodi, il credito di un possibile futuro governo di centro sinistra nella valle è già alla frutta.

Al momento i lavori per il treno ad Alta Velocità sono fermi. È emersa chiaramente la volontà del governo e delle istituzioni locali di evitare il ripetersi di mobilitazioni estese e dure come in passato durante le olimpiadi e durante la campagna elettorale. Proseguono comunque i tentativi di deviare la protesta sul versante dei colloqui con le istituzioni, dei Tavoli di trattativa. Tentare di togliere il controllo della mobilitazione dalle mani della popolazione è indispensabile per chi teme la rabbia popolare e per chi vuole la Tav. Finora non è riuscito: ancora chiaro è il ricordo del boicottaggio operato da alcuni sindaci e dal capo della comunità montana Ferrentino nei confronti del corteo del 17 dicembre. Ma è importante aumentare il coordinamento fra i vari comitati no-Tav; eleggere dei delegati e dei portavoce sotto lo stretto controllo popolare e revocabili in ogni momento; mantenere alta la mobilitazione nei luoghi di lavoro e nelle scuole della valle. E soprattutto non cedere di un millimetro dalla posizione di base, ovvero no assoluto e totale al progetto Alta velocità.

Solo in questo modo potremo evitare derive spontaneiste ed estremiste, inutili al raggiungimento dei nostri obiettivi. Ed evitare anche che la lotta venga soffocata sotto un mare di parole vuote di esperti, rappresentanti delle istituzioni e falsi interpreti della volontà popolare.

La popolazione della Valsusa non ha abbassato la guardia e continuano le assemblee popolari, la costruzione dei presidi, le discussioni in ogni angolo della valle, in attesa del momento in cui i nodi verranno al pettine. A quel punto il popolo della Valsusa, e con esso i lavoratori di tutto il paese, sarà di nuovo chiamato a difendere il proprio futuro.

10-03-2006 

 
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