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Dal Prc del territorio
Nasce un nuovo circolo di Rifondazione alla Bonfiglioli Riduttori, azienda metalmeccanica nella provincia di Bologna. 15 compagni (tutti operai) hanno sentito la necessità di aggregarsi sotto la bandiera rossa con la falce e il martello in bella vista.
Siamo lavoratori: emiliani, meridionali, figli di chi già nel ‘68 era immigrato a nord poi tornati al sud, lavoratori immigrati sia dall’est Europa che dal Magreb fino all’Africa più nera. Il nostro percorso politico nasce dal penultimo contratto nazionale, quello della spaccatura, quello del governo Berlusconi e del patto per l’Italia, quello della “svolta” della Fiom e della scelta sofferta dei precontratti. Sofferta perché alcuni di noi sapevano che questa linea sindacale lasciava molti lavoratori metalmeccanici in Italia da soli e isolava singole lotte dal contesto generale della mobilitazione del contratto nazionale. La lotta dei precontratti in Bonfiglioli, tuttavia, è stata da molti considerata eroica, la sfida contro l’asse Guidi-Giovanardi è stata dura, i picchetti lunghissimi con la polizia sempre lì pronta; ci sono state le solite denunce ma i lavoratori hanno vinto, con gli interinali, con gli immigrati nonostante la Bossi-Fini, con il sostegno pure dei nuovi sfruttati delle cooperative, i facchini della logistica. Siamo gli stessi che da subito sono scesi in piazza per lottare per questo contratto unitario, senza mai dimenticare il tradimento della Uil e Cisl, gli stessi che a gennaio appena tornati dalle vacanze non hanno esitato a scendere prima in tangenziale per poi andare in stazione. “Mai così tanti”, era la frase unanime che i più anziani della Bonfiglioli gridavano, noi gli ultimi ad abbandonare i binari. Quando però abbiamo visto l’ipotesi di accordo tra molti di noi è sceso il gelo. Non era certo una truffa; come alcuni ci ripetevano con forza, in passato era andata peggio. Ma 60 ore di sciopero, il rischio delle denunce e la consapevolezza della nostra forza, hanno portato alcuni di noi a votare inevitabilmente “NO” per riaffermare con forza il concetto che non eravamo spariti (come qualche intellettualoide ha osato affermare in questi anni), ma anzi potevamo invertire questo infausto ciclo di sconfitte. La consapevolezza che altri operai nel mondo, come in Venezuela e nel resto dell’America Latina, stanno trasformando le nostre utopie in realtà, l’odio verso tutti i governi filopadronali, ci ha portato ad organizzarci sotto l’unica bandiera che noi operai comunisti riconosciamo, quella rossa con una bella FALCE E MARTELLO per ricominciare daccapo, quella di Rifondazione Comunista. 10-03-2006 |