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Casei Gerola (PV) L’Unione europea ha approvato una riforma agricola che, tra le altre cose, significa per l’Italia il passaggio in tempi strettissimi da 19 a 6 zuccherifici. Tra gli zuccherifici destinati alla chiusura troviamo quello di Casei Gerola (Pavia), attorno al quale si è costruita la vita economica di un’ampia comunità: 300 dipendenti, una cinquantina di lavoratori di imprese esterne, numerose imprese agricole che si occupano di coltivare la bietola ed infine gli autotrasportatori: in tutto circa 5000 persone distribuite in 3 province.
ItaliaZuccheri aveva da tempo deciso di chiudere Casei, ma, come sempre, gli ultimi a venirlo a sapere sono stati i lavoratori. Appena la notizia è stata ufficializzata, le maestranze hanno incrociato le braccia. Per una settimana hanno bloccato totalmente la produzione e l’uscita della merce, trovando sostegno anche dai lavoratori delle ditte esterne; la lotta ha fatto però un balzo in avanti dal punto di vista della visibilità con l’entrata in campo degli agricoltori e degli autotrasportatori, che a partire da venerdì 10 febbraio con trattori e Tir hanno interrotto il traffico sulla A7. Quella sera in un “consiglio provinciale aperto” (tenutosi sull’autostrada!) politici di tutti i colori hanno promesso di combattere duramente per preservare l’occupazione e la vitalità economica di quel territorio. Il ministro Alemanno ha annunciato che sarebbe arrivato l’indomani “in elicottero”. Sempre Alemanno ha scritto alla stampa locale una lettera dove dichiara che lo zucchero “è una produzione obsoleta” e in cui invitava a “costruire il futuro e non limitarsi a piangere sul passato”. Traduzione: l’unica soluzione è la riconversione al bio-diesel, un combustibile alternativo; l’idea sembrerebbe interessante, peccato che nell’unico progetto avanzato comporterebbe una riduzione dell’occupazione del 70%! A Casei, sabato, il clima è di attesa. I lavoratori ci spiegano lo strano funzionamento del settore agricolo, che in Europa in molti casi è completamente al di fuori della logica del libero mercato. Nella filiera saccaro-bieticola c’è l’economia pianificata! I padroni comprano quote di mercato dall’Unione Europea e i prezzi sono controllati dall’alto. Il piano però è costruito in modo da favorire sempre gli industriali anche se in qualche modo viene incontro anche agli interessi degli agricoltori: chi resta danneggiato sono da un lato i lavoratori, come si è visto bene in questo caso, e dall’altro i consumatori e i produttori del Terzo Mondo penalizzati dal protezionismo europeo. Guardiamo per esempio cosa è successo a Casei. L’Europa ha proposto ad ItaliaZuccheri di produrre, al posto dello zucchero... il niente! Sembra strano ma il niente ha un buon prezzo se possiedi uno zuccherificio: convertire il tuo zuccherificio in una fabbrica di niente, cioè chiuderlo, può fruttarti 730 euro per ogni tonnellata di zucchero non prodotta. Visto che producendo niente si può anche evitare di acquistare quote di mercato dello zucchero, l’affare è fatto e chi ci perde sono solo i lavoratori lasciati sulla strada. Nel tardo pomeriggio un rappresentante degli agricoltori e i bonzi sindacali della Flai-Cgil escono dall’incontro col ministro cantando vittoria: “Casei è salva!”. Spiegano che sono state ricevute assicurazioni per la salvezza di Casei e alimentando una vergognosa guerra tra poveri sostengono che “sarà Termoli a doversi mettere l’anima in pace e chiudere il suo zuccherificio”. La condizione perché il dialogo col ministro prosegua è una sola: togliere i blocchi. I blocchi sono tolti (un gravissimo errore!), le trattative proseguono a Roma ma martedì arriva la doccia fredda: Casei chiuderà. Ancora una volta, i sindacati si accontentano di discutere di ammortizzatori e di “exit strategy” (l’Asm di Voghera rileverà lo zuccherificio?)... La provincia di Pavia non può tollerare ulteriori chiusure industriali. La radicalità espressasi nella prima fase della “battaglia dello zucchero” di Casei si riproporrà in molte altre lotte, è compito dei settori più avanzati del movimento operaio impedire nuovi tradimenti da parte della burocrazia sindacale ed unificare queste lotte in una vertenza territoriale per la difesa del futuro economico della classe operaia della nostra provincia. 10-03-2006 |