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Prc e metalmeccanici A Napoli il referendum sul contratto dei metalmeccanici ha causato un piccolo terremoto politico. Nel capoluogo partenopeo infatti oltre 5.000 lavoratori si sono espressi contro l’ipotesi di accordo ed i no hanno raggiunto il 38,75% dei votanti, percentuale seconda in Italia solo alla provincia di Potenza. Il contratto è stato ampiamente bocciato in due della fabbriche più importanti della provincia - Fiat Auto e l’Alenia - e i no hanno raccolto oltre il 33% dei consensi nella Fiat Avio di Pomigliano.
Proprio nelle ore in cui i metalmeccanici votavano sul contratto, Massimo Brancato, segretario generale della Fiom di Napoli e strenuo sostenitore del Sì aderiva ufficialmente al Prc. Come compagni di FalceMartello abbiamo sostenuto attivamente il no al contratto con una campagna di volantinaggi davanti alle aziende della zona industriale di Pomigliano. In questa nostra iniziativa abbiamo lavorato a stretto contatto con vari compagni dei circoli di fabbrica del Prc che, al di la della loro collocazione nel partito, ritenevano irrinunciabile la battaglia contro l’accordo per continuare il lavoro svolto a partire dal contratto del 1999. Proprio assieme a questi compagni abbiamo proposto alla federazione provinciale del Prc un dibattito da svolgersi nella locale sede del partito, sull’esito del contratto e sulle prospettive per il Prc, a partire dalle tematiche sul lavoro nel prossimo governo dell’Unione. Molti compagni, tra cui chi scrive, credono che il contratto dei meccanici sia stato rapidamente chiuso per evitare che la radicalità espressa nella vertenza potesse rappresentare un pericoloso esempio da seguire, scomodo quindi per chi vorrebbe ingabbiare tutti coloro che si sono mobilitanti in questi anni contro Berlusconi. Il fatto che la federazione del Prc si sia opposta in maniera categorica alla svolgimento di questa iniziativa dimostra lo scollamento tra la direzione del partito e le necessità della sua base, in particolare quella operaia. Questa è l’ennesima dimostrazione della crescente subordinazione dei vertici del Prc rispetto alle politiche moderate del centrosinistra e della burocrazia sindacale. Per quanto ci riguarda continueremo ad essere in prima fila nelle future battaglie assieme a tutti quei compagni che non credono che le esigenze dei lavoratori possano essere barattate con qualche nuova “illustre” adesione o con presunti “governi amici”. 10-03-2006 |