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Negli ultimi mesi il movimento studentesco è tornato sulla scena politica; anche a Milano si è verificato un complessivo risveglio di lotte e mobilitazioni nelle scuole medie superiori come nelle università. Il primo segnale del cambiamento è stato il corteo del 12 ottobre dove, oltre a vedere una partecipazione incoraggiante, la manifestazione è stata caratterizzata da parole d’ordine e contenuti politici che ben rappresentavano il crescente desiderio degli studenti di riprendere la parola sul proprio presente e futuro. Sempre il 12 ottobre abbiamo assistito a quello che sarebbe poi diventato il dato caratterizzante di questo autunno, ovverosia la crescente marginalizzazione del Cantiere/CCS da una posizione, quale avevano fino all’anno scorso, di praticamente unici dirigenti del movimento studentesco.
Del resto non c’è da stupirsi di questo! I metodi e gli obiettivi (sempre che questi ultimi esistano) del Cantiere vanno in netta contraddizione con la ripresa delle mobilitazioni che non mirano ad azioni eclatanti (che hanno il solo risultato di ottenere qualche pagina sui giornali) bensì a vincere la lotta attraverso una mobilitazione sempre più estesa e di massa.
La giornata del 12 è stato l’inizio di un cambiamento di clima nelle scuole di Milano.
Sempre più studenti, liceali o universitari, si sentivano vicini e solidali a quei manifestanti che, caricati a Bologna o Roma, altro non rappresentavano che le contraddizioni sempre maggiori della scuola della selezione sociale e di classe.
Il 17 novembre (giornata mondiale dello studente) abbiamo però visto il primo grande problema del nostro movimento: i dirigenti. In quella data, infatti, la piazza è stata letteralmente divisa e poi spaccata in due cortei divisi, uno del Cantiere e uno dell’Uds. I più hanno deciso di seguire quest’ultimo non tanto per una scelta ideologica quanto più perché stufi della politica fatta con fumogeni e “sound system”. Il risultato è stato però uno spaesamento generale e un clima di tensione che ha condizionato chi per la prima volta si avvicinava alla politica partecipando a collettivi e manifestazioni.
In questo clima arriviamo allo sciopero generale del 25 novembre. Di fronte a questa importante data noi sostenitori del Comitato in difesa della Scuola Pubblica (Csp) abbiamo concentrato i nostri sforzi per aumentare la partecipazione degli studenti liceali ad esso diffondendo volantini e discutendone tra gli studenti e nei collettivi; non ci siamo stupiti, facendo questo, di trovare la più dura opposizione da parte dei sostenitori del Cantiere i quali sono ricorsi anche a minacce non solo a noi del Csp ma anche a quegli studenti che avevano dato la loro adesione allo sciopero.
La mattina del 25 novembre abbiamo organizzato dei presidi e siamo poi confluiti in corteo dietro striscioni come “Dalla scuola alla azienda una sola lotta” e “I soldi per la scuola si devono trovare tagliando la spesa militare”. È stato importante vedere che se spiegate e diffuse nei momenti di lotta come in quelle di calma le nostre idee trovano un ascolto tra gli studenti più avanzati perché meglio rappresentano i desideri degli studenti di una scuola pubblica, laica, di massa gratuita e democratica. Non sono slogan vuoti e proprio oggi si sente la necessità di una loro realizzazione! La riforma Moratti è stata approvata e, forti di questo, i presidi manager stanno lanciando una vera e propria ondata repressiva nelle scuole con continue chiamate agli studenti che partecipano a cortei e presidii.
All’Istituto Besta autorità scolastiche di primo piano hanno addirittura difeso, in assemblea di istituto, esponenti di Forza Nuova che avevano rovesciato banchetti informativi e alzato le mani su studenti di 16anni; non solo! Nell’ultima assemblea è stata chiamata la Digos e sono stati denunciati gli studenti più attivi nel collettivo.
La nostra risposta non può trovarsi in “azioni di vendetta” individuali, ma in una lotta sempre più generale e organizzata con una chiara piattaforma politica.
20-12-2005
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