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Al voltafaccia della Fim, la Fiom ed i lavoratori rispondono con la lotta!
Venerdì 16 dicembre le trattative per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici hanno subito una battuta d’arresto. Formalmente la Fim-Cisl, che si è ritirata dal tavolo, ha motivato la rottura delle trattative con l’atteggiamento di chiusura di Federmeccanica in merito alle richieste salariali ed alla regolamentazione del mercato del lavoro. Questa scelta ha spinto anche Fiom e Uilm a sospendere le trattative fino a data da destinarsi.
Come è noto le distanze tra sindacato e padroni sul salario erano e sono assai grandi (130 euro di richiesta nella piattaforma, con le aziende che offrono 60). Federmeccanica ha più volte fatto intendere come l’unico modo per sbloccare la trattativa salariale sia quello di ottenere l’esigibilità del sabato lavorativo senza trattativa con le Rsu, aprendo la prospettiva di una settimana lavorativa fino a 60 ore quando i picchi di domanda lo richiedono.
Su questo il segretario della Fim, Caprioli si è espresso fin troppo chiaramente, quando ha cercato di imputare la rottura non alle pretese senza limiti dei padroni, ma alla presunta rigidità di Fiom e Uilm. Giovedì 15, Caprioli motivava alla stampa la rottura delle trattative anche con il fatto che le tre organizzazioni sindacali non avevano una posizione unitaria sulla questione dei sabati; l’argomento veniva poi lasciato cadere il giorno successivo… Forse che in quel giovedì Caprioli si è lasciato scioccamente sfuggire qual è il vero obbiettivo di questa operazione? Con perfetto tempismo, è giunto in soccorso Pezzotta - segretario generale della Cisl - il quale ha affermato: “Credo che si è arrivati ad un punto in cui tutti devono esplicitare le proprie proposte: fare le finte e dilatare i tempi non serve a nessuno” rivolgendosi chiaramente alla Fiom in merito alla flessibilità. L’ultima parola in questa corsa alla resa senza condizioni è ancora per Caprioli: “Io penso che per fare l’accordo dobbiamo fare mediazioni dolorose. Rompere è un modo di dire ai lavoratori che siamo arrivati a questo punto”.
Ricordiamo infine che esiste una piattaforma votata dal 90% dei lavoratori, che non prevede alcun mandato a trattare sull’esigibilità dei sabati.
Dovrebbe essere chiaro a tutti che per quanto la Fim tenti di coprire le proprie vergogne con argomenti “di sinistra”, questa rottura non è altro che un salvagente lanciato a una Federmeccanica che per quanto appaia intransigente non è priva di contraddizioni al suo interno anche grazie agli scioperi riuscitissimi di questi mesi, non ultimo quello di giovedì 15 dicembre alla Ferrari di Maranello. Con questa mossa la Fim sta offrendo a Federmeccanica la scusa per dire “se i sindacati sono divisi non possiamo fare il contratto, perciò o vi mettete d’accordo tra di voi o il contratto salta ma per colpa di voi sindacati”.
Quello che appare come un atto ostile nei confronti di Federmeccanica è in realtà una manovra per aiutare Federmeccanica e mettere in un angolo la Fiom con l’obbiettivo di esercitare pressioni tali da costringerla a trattare sulla flessibilità, cosa che fino ad ora, giustamente, si è sempre rifiutata di fare.
Tuttavia giunti a questo punto non possiamo esimerci dal trarre alcune considerazioni sulle scelte operate dalla Fiom in questi mesi. Infatti la Fiom ha accettato di fare una piattaforma piuttosto moderata perché riteneva indispensabile l’unità dei tre sindacati. Oggi è sotto gli occhi di tutti quale ne è invece il risultato; abbiamo i tre sindacati spaccati con forti pressioni verso destra e abbiamo la dimostrazione che quelle valutazioni dei dirigenti della Fiom erano profondamente errate. Chi scrive si oppose a questo tipo di scelta e presentò una piattaforma alternativa proprio perché vi era nel percorso scelto un margine tale di ambiguità che avrebbe senz’altro creato le contraddizioni che oggi sono sotto gli occhi di tutti. Inoltre la Fiom in questi mesi di trattativa ha commesso l’errore di fare troppe concessioni inaccettabili a Fim e Uilm, primo fra tutti quello di aprire un tavolo parallelo sul mercato del lavoro e quindi sostanzialmente di accettare un confronto sulla legge 30.
I padroni hanno ancora una volta ribadito che sono disponibili a firmare un contratto solo in cambio di nuovi e pesanti sacrifici per i lavoratori. L’unità di vertice dei sindacati metalmeccanici ha dimostrato ancora una volta di essere funzionale solo ed esclusivamente a moderare le richieste dei lavoratori. Diventa di vitale importanza smascherare chi lavora per indebolire il fronte dei lavoratori e rifiutare trappole come quella proposta dai padroni (e sostenuta dalla Uilm) di firmare la parte economica del contratto subito e rimandare tra qualche mese il tavolo sul mercato del lavoro. Di flessibilità (compresi i sabati e le domeniche lavorative) nelle fabbriche metalmeccaniche ce n’è fin troppa. I metalmeccanici hanno sostenuto con decisione le oltre 40 ore di sciopero convocate a sostegno della vertenza: non accettiamo neppure un passo indietro né sulla flessibilità, né sulla richiesta salariale, né i ricatti di chi vuole azzerare quanto fatto finora e farci ingoiare l’ennesimo bidone. Se la trattativa non si sblocca a Roma, c’è un solo modo di uscirne: ridare la parola ai lavoratori e alle Rsu e preparare la spallata necessaria a portare avanti quanto richiesto.
20-12-2005
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