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3 dicembre Gli immigrati prendono la parola! Il 22 ottobre due cortei, uno a Bari e l'altro a Gradisca d'Isonzo (Gorizia), hanno protestato contro l'apertura di due nuovi Cpt. A Bologna, invece, in nome della legalità, Cofferati sgombera gli immigrati dal Lungoreno: destinazione cpt oppure container all'estrema periferia di Bologna. La questione immigrazione è al centro del dibattito politico, anche a sinistra.
. La legge Bossi-Fini del 2002 ha posto una pesante catena al collo dei lavoratori immigrati, legando il permesso di soggiorno al rinnovo del contratto di lavoro. Per i capitalisti, invece, è stata una manna: gli immigrati sono diventati ancor più ricattabili, braccia da sfruttare il più possibile finché aiutano a fare profitti e delinquenti pericolosi da mandare nei cpt - istituiti dal centrosinistra nel 1998- ed espellere quando non servono più. Il decreto attuativo della Bossi-Fini ha ulteriormente aggravato tale condizione: le pratiche per il rinnovo sono da ripetere più di frequente ed i periodi di attesa, spesso tra i 6 mesi e l'anno, spingono migliaia di lavoratori immigrati verso il lavoro nero. Inoltre, aggiungendo a tutta la carta da produrre per il rinnovo del permesso la certificazione dell'idoneità delle condizioni abitative, la Bossi-Fini fornisce un ennesimo strumento di ricatto nelle mani dei padroni. Rendere più deboli i lavoratori immigrati serve al padronato anche come arma per ricattare gli operai italiani e far loro accettare peggioramenti nelle condizioni di lavoro. È dunque di grande importanza che il 3 dicembre ci sia la massima risposta possibile alla manifestazione convocata a Roma dalle Reti dei Migranti e Antirazziste. Nella piattaforma rivendicativa si esige infatti giustamente la "chiusura definitiva dei Centri di Permanenza Temporanea e dei Centri di Identificazione”, l'abrogazione della legge Bossi-Fini senza che si ritorni alla precedente Turco-Napolitano che l'ha ispirata", la cancellazione dei reati legati alla clandestinità, l'amnistia per i reati sociali, l'abrogazione della legge Pisanu ecc. Mobilitazioni come questa devono preparare il terreno a lotte più estese e profonde, anche perché pur in caso di vittoria del centrosinistra alle elezioni del 2006 c'è poco da stare allegri: il programma dell'Unione non parla di cancellare la Bossi-Fini e le formulazioni di taluni esponenti dell'Unione sul "superamento" dei cpt lasciano intraveedere cambiamenti soltanto difacciata. In realtà, ed è una debolezza anche della piattaforma del 3 dicembre, la contrarietà ai cpt ed al legame tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro non può che essere collegata all'abolizione dei flussi migratori. Esigere l'abolizione dei flussi migratori significa rifiutare che Confindustria decida in base alle sue esigenze quanti stranieri in cerca di lavoro entreranno come regolari e quanti saranno sprofondati nell'inferno della clandestinità. Viceversa, limitarsi a richiedere flussi flessibili e integrabili nel corso dell'anno, come fa ad esempio la Caritas, o l'introduzione di un permesso per la ricerca del posto di lavoro risponde alla stessa logica, appena verniciata di solidarismo, di asservire gli immigrati agli interessi delle imprese. Secondo il XV rapporto annuale sull'immigrazione della Caritas diocesana di Roma e di Migrantes, gli immigrati residenti in Italia sono 2milioni e 800mila, senza contare, ovviamente, i clandestini. In alcune grandi città come Roma e Milano e nelle zone industriali dell'Emilia e del Nord gli immigrati sfiorano o superano il 10% della popolazione totale. In molti settori dell'industria, dall'edilizia alla metalmeccanica, buona parte della manodopera è immigrata. Tra il 2000 ed il 2004 la popolazione immigrata in Italia è raddoppiata, con ritmi annuali di immigrazione da 300mila persone, paragonabili a quelli che conoscevano gli italiani che emigravano ancora negli anni '50 e '60. Questi dati aumenteranno e non perché gli immigrati abbiano avuto "libertà di scelta" ma a causa della crescente ferocia dell'imperialismo, vera causa di guerre, miseria e distruzione dell'economia nei paesi ex coloniali di Africa, Asia, America Latina ed Europa Orientale. Davanti a una situazione economica fatta di licenziamenti e precarietà, i padroni ed i politici a loro asserviti cercano già ora negli immigrati un capro espiatorio per i peggioramenti nelle condizioni di vita e di lavoro. I giornali e le televisioni non lesinano sforzi per aumentare pregiudizi e luoghi comuni tesi ad attizzare diffidenze e odio tra operai di diversa nazionalità o religione. Non sono poi certo un'alternativa alla destra comportamenti come quelli del governo socialdemocratico di Zapatero, modello di molta sinistra nostrana, che manda l'esercito a sparare nelle enclaves di Ceuta e Melilla per intimidire migliaia di disperati che sperano di trovare in Europa condizioni di vita umane. L'unica reale alternativa è una lotta unita dei lavoratori italiani e immigrati per i diritti politici e sociali degli immigrati, a partire dal permesso di soggiorno, per continuare con l'accesso ai servizi sociali, alla casa, al lavoro, al voto. Solo l'unità di classe può sconfiggere il razzismo: questo è il messaggio che il Prc deve portare, il 3 dicembre e oltre, a tutto il movimento operaio. 17-11-2005 |