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Cofferati attua una politica reazionaria Stampa E-mail
Scritto da Mario Iavazzi   

Uscire dalla giunta di Bologna ora!

Il caso Bologna ha una rilevanza tutta nazionale e difatti in questi giorni non c’è quotidiano che non lo affronti. Il quesito che sostanzialmente si pone è: com’è possibile che l’ex segretario della Cgil che aizzava le masse portando tre milioni di persone a Roma, tra cui tantissimi lavoratori, oggi nella “rossa Bologna” abbatte le baracche degli stessi lavoratori immigrati e vuole multare i lavavetri?

Abbiamo già avuto modo in un precedente articolo (vedi FalceMartello n. 184) di presentare le scelte che la Giunta Cofferati ha portato avanti da quando è in carica. La lista degli attacchi a settori della classe lavoratrice è purtroppo lunga e sostanziosa: le convenzioni con le scuole private che prevedono finanziamenti pubblici, lo scontro sul premio di risultato con i lavoratori dipendenti del Comune, la destinazione di grossi spazi di Sala Borse (la principale biblioteca comunale) in favore di esercizi commerciali, l’ordinanza proibizionista sugli alcolici di sera.

Il conflitto si è inasprito sul tema della “legalità” con decisioni insostenibili come quelle degli sgomberi di case e delle baracche del Lungoreno. Infine il recente annuncio di multare i lavavetri.

Nella campagna elettorale Cofferati ha puntato molto, dandosi delle verniciate di rosso, sul “superamento” dei Cpt (Centri di Permanenza Temporanea) sapendo, da buon demagogo, che da Sindaco non poteva superare un bel nulla se non facendo una scelta “illegale”, usando cioè ogni mezzo non legale per chiuderli e magari abbatterli. Parlava di partecipazione e di superamento dei Cpt ma oggi gli unici che “partecipano” sono le forze dell’ordine che applicano le disposizioni della giunta che sbattono i clandestini nei Cpt!

 

Polizia e legalità

In questo contesto, lunedì 24 ottobre, in seguito all’ennesimo sgombero del Lungoreno, l’ennesima provocazione delle cariche delle polizia a Palazzo D’Accursio (sede del Comune) in occasione di un corteo, che hanno mandato all’ospedale diversi studenti oltre al segretario del partito Tiziano Loreti, a cui ribadiamo tutta la nostra solidarietà.

Gli avvenimenti sono qui a dimostrare quello che spiegavamo quando un paio di anni fa il Prc decise di entrare in maggioranza, scelta contro la quale ci schierammo. Bologna è una dimostrazione del fatto che il partito, inserito nell’Unione e in qualsiasi altra formazione o alleanza di centrosinistra, diviene ostaggio di politiche antipopolari che non si distinguono per nulla da quelle del centrodestra. Quando, invece, il Prc tenta di opporsi, come nel caso di Bologna, alle politiche reazionarie del centrosinistra viene sottoposto ad attacchi furibondi tesi ad utilizzare la forza che i Ds hanno in città per marginalizzarlo.

Il compagno Giordano della segreteria nazionale ha dichiarato che “continuiamo ad essere parte integrante della maggioranza” dicendo esplicitamente che “se vogliono ci caccino loro!”. Successivamente la segreteria di Bologna è uscita con un comunicato in cui di fatto si ribadiva il concetto che il partito è e resta in maggioranza, rilanciando il programma con cui si è vinto le elezioni sostenendo che il tema della legalità è “astratto”.

Il 2 novembre in consiglio comunale il sindaco ha presentato un ordine del giorno in cui, tra altre cose, sostiene che “l’illegalità, qualunque sia la ragione che la determina, non può trovare giustificazione”. Mentre scriviamo, il partito è in attesa di un secondo documento che Cofferati presenterà in giunta tra qualche giorno che, come avrebbe informalmente assicurato, terrà conto di sollecitazioni, spunti politici ed emendamenti di tutto il resto della coalizione, Prc compresa.

 

Uscire dalla giunta!

In realtà il tema della legalità è tutt’altro che astratto e tende a dividere con un fossato invalicabile chi difende la legalità borghese, fatta di Cpt lager, lavoro precario e in nero, morti sul lavoro, 12.000 case sfitte censite e affitti stellari (400 euro una singola), da chi difende invece gli interessi dei lavoratori e delle classi subalterne.

Su queste posizioni è necessario lanciare una campagna di massa, di tutto il partito, che leghi da subito l’uscita dalla giunta alla difesa degli interessi di classe del partito. I lavoratori, gli immigrati, gli studenti della scuola pubblica, devono sapere che il partito esce da una giunta che sta colpendo i loro diritti, per rilanciare la mobilitazione. Questo in una fase in cui, già oggi, in città si alza sempre più lo scontro. Uscire dalla giunta subito è una scelta necessaria. Per tali ragioni condividiamo la scelta del consigliere indipendente del Prc, Valerio Monteventi, di autosospendersi dalla maggioranza.

Rifondazione in questa scelta oggi non sarebbe sola, come invece raccontano i quotidiani locali e nazionali, dipingendo un Cofferati adorato dai bolognesi ed odiato da quattro facinorosi estremisti.

L’uscita dalla giunta, da sola, non risolve tutti i problemi né un iniziale isolamento, ma rappresenta un primo passo necessario per preparare il terreno per rovesciare i rapporti di forza in città partendo dalle mobilitazioni importanti in corso. La lotta nella Val di Susa (a proposito di legalità!) contro la Tav, dimostra che le organizzazioni di massa, come in quel caso avviene per la Fiom, sono permeabili alle istanze della classe in un contesto di mobilitazione. I lavoratori in molte fabbriche di Bologna e dintorni sono in lotta contro la crisi ed i licenziamenti. Gli studenti occupano scuole e università e a migliaia scendono in piazza. Su queste mobilitazioni bisogna far leva per isolare chi vuole asservire agli interessi del padronato il Prc e la sinistra tutta.

17-11-2005

 
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