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Scritto da Paolo Grassi (coordinatore nazionale Alternativa operaia in Cgil)   

Quando si dice burocrazia…

 Mentre scriviamo i congressi di base della Cgil sono ancora in pieno svolgimento, ma si può già trarre un primo bilancio di quanto sta accadendo. In generale per la burocrazia i congressi di base sono una formalità (spesso fastidiosa) da sbrigare il più velocemente possibile perché per loro il vero “confronto” non è con i lavoratori, ma nei corridoi delle istanze superiori dove questioni di principio come concertazione o lotta di classe lasciano il posto allo scontro per le poltrone.

l regolamento è particolarmente restrittivo; la vecchia minoranza e la maggioranza sono riuscite a trovare un accordo per sostenere un unico documento (non succedeva da 15 anni) al quale hanno allegato un documento prodotto dalla segreteria nazionale della Cgil (distribuito assieme al regolamento congressuale) nel quale si dice chiaramente che i posti saranno distribuiti a tavolino (vedi in basso) ancora prima che i lavoratori si siano potuti esprimere. Tutti questi fattori hanno permesso di non dover neanche attendere la fine dei congressi di base per spartire le poltrone, tutto è avvenuto ben prima che la base potesse esprimersi con un voto.

Nei congressi aziendali ogni più semplice diritto dei lavoratori di poter partecipare a qualcosa che assomigli a un congresso viene calpestato, quella che dovrebbe rappresentare la più importante occasione per gli iscritti di poter discutere e influire sul dibattito per far emergere le posizioni più avanzate della principale organizzazione del paese viene trasformata in una farsa.

 

Le tesi alternative della Fiom

Come compagni dell’Alternativa operaia in Cgil, una volta naufragata la possibilità di poter avere al congresso un documento alternativo abbiamo deciso di sostenere le tesi alternative da Rinaldini (segretario della Fiom), pur essendo consapevoli dei grandi limiti contenuti in queste tesi, che non avrebbero stravolto il documento di Epifani, ma anche del fatto che questo era e resta l’unico strumento a disposizione per poter andare ai congressi di base per parlare coi lavoratori.

Ci siamo impegnati in questa battaglia malgrado le difficoltà che tale scelta comportava non solo perché in questo congresso ci saremmo trovati contro la quasi totalità dell’apparato ma anche perché la stessa Fiom, che in maggioranza si faceva a parole promotrice di due tesi alternative, poi nella pratica convocava un congresso farsa nella propria categoria, dove sono stati riconfermati preventivamente gli stessi gruppi dirigenti usciti dallo scorso congresso, e dove nelle varie Camere del lavoro è emerso chiaramente che non vi era intenzione di impegnarsi veramente nei congressi delle altre categorie per dare alle tesi una visibilità dignitosa. La Fiom si è impegnata a non mandare i propri iscritti a presentare le tesi nelle altre categorie e a non intervenire più di tanto nei palesi casi di irregolarità.

I soprusi subiti dai compagni che hanno deciso di affrontare questo congresso seriamente, non si contano.

 

Manovre burocratiche

Tutta una serie di episodi se collegati tra loro danno un quadro d’insieme molto chiaro.

A Milano, nella Fisac (bancari e assicurativi) la segreteria aveva riconosciuto ad alcune delegate aziendali il diritto di poter andare a presentare le tesi alternative in tutte le assemblee di base che volevano. Dopo la prima settimana di congressi le compagne sono riuscite a conquistare simpatie e voti per le tesi e anche qualche delegato, la burocrazia per timore che questo intervento facesse saltare gli equilibri preconfezionati prima del congresso ha deciso di intervenire energicamente. Magicamente, congressi convocati da tempo hanno cominciato a saltare all’ultimo momento, mentre in più occasioni è stato impedito alle compagne di entrare nelle aziende con la scusa che la Fisac non aveva comunicato il nome del presentatore delle tesi alternative; si è arrivati a convocare in due giorni oltre 80 assemblee di base per impedire la partecipazione delle compagne.

Sempre a Milano, in Filcams (la categoria del commercio) la segreteria in un primo momento aveva pubblicato le date dei primi congressi ma davanti alla determinazione di uno sparuto gruppo di delegati di andare a coprirli, di punto in bianco hanno rinviato i congressi già decisi riorganizzandoli con una modalità più complicata per scoraggiare la partecipazione dei compagni. Non soddisfatti hanno preso alcune contromisure come quella di unificare sotto un collegio unico alcuni congressi di particolare importanza, per esempio inventantosi un unico collegio per tutti i lavoratori Coop e Ipercoop. Questo annulla nella pratica ogni possibilità di presentare una lista alternativa dato che la base elettorale su cui calcolare il numero di voti necessari per poterla presentare non è più quella del proprio luogo di lavoro, ma quella di tutti i lavoratori di Coop e Ipercoop di Milano e provincia iscritti alla Cgil.

Ma è nei trasporti, ovvero nella Filt, che la burocrazia riesce a superarsi.

Davanti a una categoria che a livello generale si mostra unita e compatta nel sostenere le tesi di Epifani, in cui solo un compagno delegato e membro del direttivo regionale lombardo sostiene le tesi alternative, il fuoco di fila è stato veramente impressionante.

Infatti oltre a numerosi episodi come quelli citati sopra, ai compagni è stato impedito di poter accedere nei tempi e nei modi previsti ai calendari dei congressi che dovrebbero essere pubblici, nonché di entrare in numerosi luoghi di lavoro con la scusa che non avevano ricevuto comunicazione dalla segreteria, quando i compagni si sono attenuti scrupolosamente al regolamento. Come se non bastasse durante le presentazioni nei congressi i compagni sono stati sottoposti a continue provocazioni e interruzioni.

Colpisce ma non stupisce che l’atteggiamento più arrogante nei confronti dei presentatori delle tesi alternative arrivi dagli esponenti di Lavoro e Società. La paura di perdere parte dei voti conquistati allo scorso congresso li ha portati ad essere i più convinti sabotatori del congresso.

L’inconsistenza delle loro argomentazioni e l’atteggiamento burocratico di cui hanno fatto ampio sfoggio dimostra, se ancora ce ne era bisogno, della fragilità delle loro argomentazioni e di come la tesi alternativa che hanno presentato al congresso in contrapposizione a quella di Rinaldini sulla democrazia sia solo una tesi civetta per confondere ulteriormente i lavoratori.

 

Distacco tra base e vertice

Per quante manovre e boicottaggi questi burocrati possano fare siamo consapevoli che tutto ciò non sarà sufficiente per fermarci.

Il congresso, nonostante lo scempio a cui stiamo assistendo, ci dice una cosa chiara, il distacco tra i vertici sindacali e la base dei lavoratori, giorno dopo giorno continua ad aumentare. Il fatto che debbono ricorrere a trucchi di ogni tipo per zittire le voci fuori dal coro non è una dimostrazione di forza ma il suo contrario: la loro autorità è fortemente compromessa e lo sarà sempre di più in futuro. Temono qualsiasi cosa possa mettere in discussione il loro controllo burocratico, temono i lavoratori.

L’esperienza di queste settimane ci dice che nella misura in cui riusciamo a spiegare le nostre posizioni ai lavoratori essi ci ascoltano con attenzione e spesso ci sostengono. Questo la dice lunga su quanto si sarebbe potuto fare con un documento alternativo.

Per una organizzazione democratica il congresso dovrebbe essere un momento fondamentale di bilancio politico e di discussione sulle scelte che la stessa si accinge a compiere, ma diventa una farsa quando la burocrazia fa di tutto per non coinvolgere la base.

In moltissimi congressi aziendali abbiamo assistito ad un vero e proprio boicottaggio della discussione, ma i lavoratori sanno trarre le loro conclusioni e, in ogni caso, la linea politica della direzione sindacale esce da questo congresso tutt’altro che rafforzata al di là di quello che diranno alla fine gli atti e i documenti del congresso.

 

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Ma hanno già deciso tutto…

 

Estratti del documento sottoscritto dai dodici segretari confederali.

 

4. (…) occorre che le platee congressuali e la stessa definizione dei gruppi dirigenti – Comitati direttivi e Segreterie – in occasione dei singoli congressi siano assolutamente rispettose delle proporzioni di rappresentanza definite al precedente Congresso e del percorso verso la costruzione di una nuova unità deciso dell’area programmatica Lavoro e Società (…)

5. La maggioranza espressa del XIV Congresso si assume, perciò, la responsabilità di garantire che nelle fasi congressuali che precedono il Congresso nazionale viva pienamente lo stesso diritto di proposta esercitato finora da Lavoro e Società.

6. (…) Pertanto, alla selezione dei gruppi dirigenti, compreso l’incarico di segretario generale ai vari livelli, parteciperanno anche le compagne e i compagni di Lavoro e Società, in quanto, a pieno titolo, componenti della nuova maggioranza congressuale.

7. Le compagne e i compagni firmatari di questo documento si rendono garanti della piena realizzazione dell’insieme di questo processo politico e impegnano, allo stesso fine, in particolare, le compagne e i compagni dei Centri regolatori.

Roma, 27 giugno 2005

 
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