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Scritto da Davide Lissoni   

Come si può firmare un contratto così?

 Venerdì 16 settembre i lavoratori degli alimentari hanno visto, a nove mesi dalla scadenza, firmare il nuovo rinnovo economico. Subito da parte della categoria Flai-Cgil e dalla Confederazione si è alzato un coro di giubilo.

“L’intesa siglata per il rinnovo del biennio economico del contratto degli alimentaristi rappresenta un accordo importante, anche perché è la risposta a chi ha cercato di bloccare il rinnovo di tutti i contratti”, esulta Epifani. L’accordo prevede un aumento salariale medio di 96 euro, contro una piattaforma unitaria che ne chiedeva 106, oltre all’una tantum di 160 euro.

L’alimentare in Italia è il secondo settore industriale con 400.000 addetti circa, non un settore di poco conto, che comunque in un periodo di crisi come questo è in crescita: 105 miliardi di euro di fatturato nel 2004, più 1,9% rispetto al 2003.

Ma cos’ha spinto Federalimentari a firmare l’accordo, in un periodo in cui è difficile ottenere un contratto, tenuto conto che Fai, Flai e Uila finora avevano indetto solo otto ore di sciopero generale il 22 luglio? Si cominci a dire che come sempre gli aumenti non sono immediati ma, come è ormai regola, sono scaglionati: un primo aumento di 40 euro a partire dal primo settembre 2005, altri 40 a marzo 2006 e i restanti 16 dal primo gennaio 2007, ovvero l’intero aumento i lavoratori l’avranno in busta paga quando già sarà scaduto il Contratto nazionale di lavoro (Ccnl).

Ma non è solo questo che ha spinto la Federalimentari a giungere ad un accordo. Quasi nessuno ne parla ma, a fianco del nuovo rinnovo economico, sono stati modificati gli articoli del Ccnl su part-time e apprendistato, introducendo su questi argomenti tutto ciò che è previsto dalla legge 30!

Forse alla luce dei fatti bisogna chiedersi se questo è il modo in cui si vogliono firmare i contratti, cedendo dal punto di vista dei diritti. E forse è solo cosi che ci si augura che anche i metalmeccanici abbiano il rinnovo economico entro la fine dell’anno. Certo che in Cgil non vi è molto da esultare, perché, anche se in modo ambiguo, si chiede l’abrogazione della legge 30, sul termine pratico il nuovo contratto degli alimentaristi non fa che confermare quello che finora si è visto: ottenere un pugno di soldi in più chiudendo un occhio sulle nuove norme che si introducono nei Ccnl.

Ed è per questo che i lavoratori dell’alimentare non devono accettare il contratto, rilanciando la loro piattaforma senza che questa sia scambiata con i loro diritti acquisiti.

È partendo da un’analisi di questo accordo che anche i metalmeccanici devono capire che non si scambiano diritti per soldi! A partire dalle fabbriche, è necessario creare un movimento capace di mettere in scacco Federmeccanica: non dobbiamo accettare il ruolo di pedine - ogni tre mesi siamo chiamati ad uno sciopero generale per sostenere chi tratta per noi senza essere coinvolti nelle scelte decisive.

Da qui deve crescere la battaglia, anche all’interno del congresso della Cgil, perché ogni piattaforma, ogni trattativa veda coinvolti i lavoratori - non solo tramite referendum, dove gli è permesso. Solo una piattaforma costruita dai lavoratori può avere come supporto una vera lotta che sappia condurre a rinnovi economici e contratti che non siano basati sullo scambio tra denaro e diritti.

12-10-2005 

 
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