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Quando il sindacato non fa il suo mestiere La Nexans Wirens è una multinazionale nella produzione di filo di rame smaltato. La filiale italiana annovera diversi stabilimenti (520 lavoratori in totale), dei quali i più importanti sono quelli di Latina e di Cormano (Milano).
Negli ultimi due anni proprio in questi stabilimenti si sono verificate le ristrutturazioni più importanti, con decine di licenziamenti; l’ultima, in ordine di tempo, si è verificata questo maggio, dove la Nexans ha istituito un vero e proprio piano di riduzione dell’organico di tutti gli stabilimenti italiani con licenziamenti a Latina (48), Vimercate (12), Battipaglia (10) e la chiusura totale senza condizioni dello stabilimento di Cormano (54 dipendenti). In quest’ultimo caso, l’arroganza dell’azienda non si è fermata di fronte a nulla: comunicazione della chiusura il 14 maggio, termine delle commesse il 15 luglio; 54 lavoratori in media tra i 40 e i 50 anni e con famiglia a carico a casa. Tutto questo senza nessun motivo, con lo stabilimento in piena produttività e con il rifiuto netto a qualsiasi trattativa che non fosse per le briciole della liquidazione. Alla rabbia e alla disponibilità dei lavoratori a combattere per difendere il proprio posto di lavoro, non è seguita un’altrettanta disponibilità del sindacato che, scandalosamente, non ha proclamato un’ora di sciopero, limitandosi ad aprire tavoli con la Regione e con i Comuni per una ricollocazione, e spostando tutta la lotta non per la salvaguardia dei posti di lavoro, ma per un anno di cassa integrazione. Questo è esattamente quello che abbiamo visto per tutti gli stabilimenti dell’area Comasina (nord-Milano): chiude una fabbrica dietro l’altra, nonostante le promesse di comuni, assessori, burocrati sindacali a ricollocare i lavoratori o a non chiudere la fabbrica; quale ricollocazione è possibile in una situazione del genere? Questi lavoratori sono troppo anziani per essere riassunti e troppo giovani per andare in pensione o per risolvere i loro problemi con un anno di cassa integrazione. Alla Nexans di Cormano, non solo non si sono prese adeguate misure di lotta, ma si è anche posta fiducia in questa giunta regionale e nelle istituzioni, le quali altro non hanno fatto che promettere e cercare di calmare quanto più possibile la situazione. Ad agosto, lo stato della vertenza era la chiusura e il licenziamento senza nemmeno la cassa integrazione. Era invece necessario fermare subito la produzione, fin da maggio, e lottare per difendere il posto di lavoro, creando un coordinamento di lotta con la piena partecipazione dei lavoratori e di delegati di tutte le fabbriche in crisi dell’area Comasina: non riporre fiducia nella magnanimità di qualche industriale, ma nella capacità di lotta dei lavoratori per la difesa dello stabilimento. Una autentica democrazia sindacale che rilanci le lotte dei lavoratori: nemmeno un posto di lavoro deve essere messo in discussione! La crisi la paghino i padroni! 07/09/2005 |