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In Calabria sempre pił operai lottano per il diritto al lavoro Stampa E-mail
Scritto da Giampiero Palermo   

La crisi industriale da tempo sta sottoponendo i lavoratori italiani a duri attacchi. Se in generale lo sfruttamento dei padroni rende le condizioni di vita e di lavoro estremamente difficili, questo è ancora più vero al sud dove i padroni si appropriano di finanziamenti statali, costruiscono le loro fabbriche (nel migliore dei casi!), sfruttano fino all’osso gli operai e, una volta raggiunti i massimi profitti, iniziano a delocalizzare gli stabilimenti licenziando centinaia di lavoratori.

Negli ultimi due anni ciò che sta cambiando rispetto al passato è l’atteggiamento della classe operaia. A più riprese i lavoratori sono scesi sul terreno della lotta, vista come unica strada percorribile per salvare il posto di lavoro. Tanti possono essere gli esempi, ma ci basta ricordare la lotta degli autoferotranviari di Cosenza, quella imponente dei Forestali calabresi o degli operai Polti che, un anno fa, contro il licenziamento di tre colleghi e contro i ritmi frenetici della catena di montaggio, hanno deciso di bloccare la produzione per 15 giorni consecutivi.

Ci piace inoltre ricordare la lotta di luglio dei lavoratori dello scalo merci di Cosenza che, insieme ai compagni della nostra tendenza, a quelli della Casbah e alcuni dirigenti del Prc (costituendo il “Comitato di lotta per Vaglio Lise”), hanno saputo elevare politicamente la loro battaglia, mettendo al centro della lotta non solo la salvaguardia del posto di lavoro, ma l’intero sistema di trasporti nella nostra regione.

Insieme a loro, il 16 luglio, abbiamo occupato i binari della stazione di Paola, dando una dimostrazione a tanti dirigenti del nostro partito su cosa significhi stare al fianco dei lavoratori (sui binari gli operai sventolavano le bandiere del Prc). Nei prossimi mesi come Comitato (allargato successivamente alla Cgil, alla confederazione Cobas e Unicobas) continueremo la nostra azione al fianco dei lavoratori, coscienti che non sarà facile vincere ma che è necessario resistere un minuto di più dei managers di Trenitalia.

Sempre nel mese di luglio è esplosa la rabbia degli operai della zona industriale di Piano Lago. Per diversi giorni 60 lavoratrici della Fungaia di Piane Crati si sono barricate nella fabbrica contro la chiusura. Nella zona è tornata di attualità la “questione” della Polti Sud, visto che da fine giugno è scattata la cassa integrazione per tutti gli operai. Entrambi gli stabilimenti sono stati pagati con i soldi dello Stato, attraverso la famigerata legge 488.

Proprio in queste settimane è stato pubblicato un rapporto della Guardia di finanza nel quale si parla di 540 milioni di euro “rubati” dai padroni (attraverso i fondi della 488) nella sola provincia di Cosenza e negli ultimi mesi sono stati arrestati diversi beneficiari dei finanziamenti, “sorpresi” ad acquistare, con i nostri soldi, Ferrari e barche di lusso.

Il compagno Alessandro Altomare, dirigente Cgil della Polti, rimasto isolato a causa dell’eccessiva passività del sindacato, di fronte alla minaccia di chiusura dello stabilimento ci ha chiesto un sostegno politico. La proprietà non pagava la cassa integrazione e aveva cercato di portare via le macchine. Immediatamente abbiamo organizzato un’assemblea con le Rsu di fabbrica (tutti iscritti Cgil) ed altri compagni, compresi alcuni dirigenti del Prc.

Dopo una serie di incontri è nato il comitato di lotta “Non uno di meno”, che ha come scopo il sostegno politico alle lotte dei lavoratori nella nostra provincia.

Si è tenuta un’assemblea con oltre 120 lavoratori nella quale le Rsu denunciavano l’assenza del sindacato proprio nel momento più difficile, anche se sembra che l’atteggiamento della direzione provinciale Fiom stia leggermente mutando nelle ultime settimane.

L’assemblea ha deciso di organizzare un presidio davanti alla prefettura e davanti alla regione Calabria. In entrambe le giornate le Rsu sono state ricevute da Prefetto e Assessore al lavoro (eletto da indipendente nelle liste del Prc). Immediatamente Polti ha deciso di sbloccare la cassa integrazione, pagando gli stipendi agli operai. È di questi giorni la notizia, uscita sul Sole 24 ore, che la Kaerchner (colosso tedesco che produce idropulitrici) stia per acquisire il gruppo Polti con l’intenzione di chiudere alcuni stabilimenti. Il 26 agosto le Rsu, per discutere su come continuare la lotta, hanno incontrato nella camera del lavoro di Cosenza il compagno Paolo Brini del CC della Fiom e il 29 agosto è stata organizzata un’assemblea con i lavoratori. Al momento si attende l’incontro con la proprietà che dovrebbe tenersi entro il 15 settembre. In ogni caso gli operai non sono disposti a far uscire le macchine dallo stabilimento e vogliono difendere il posto di lavoro.

La nostra tendenza propone la regionalizzazione dell’azienda e il nostro slogan è: “una fabbrica pagata con la 488 è una fabbrica di tutti i lavoratori”. I signori Polti o la Kaerkener possono andare dove vogliono, ma lo stabilimento deve rimanere dov’è. Del resto la legge 488 nasce per creare sviluppo nel Mezzogiorno!

 
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