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La lotta contro il precariato non passa per le istituzioni! Il caso degli ausiliari dell’Ospedale Maggiore di Parma illustrato in questa intervista, dimostra che Rifondazione Comunista è identificata da molti lavoratori come uno strumento per la difesa dei loro interessi.
Tuttavia, la visione istituzionalista sostenuta dal gruppo dirigente del Prc non è in grado di sviluppare le lotte e farle avanzare, ma anzi ha degli effetti controproducenti nella misura in cui rende passiva l’azione dei lavoratori alimentando l’illusione che la presenza nei governi di centro-sinistra, locali e nazionali, permetta di ottenere conquiste e miglioramenti. Noi, invece, continueremo a difendere e a praticare una concezione diversa del ruolo del Partito comunista. Un partito che, attraverso la discussione con i lavoratori e l’intervento nei posti di lavoro e nei sindacati, orienti i lavoratori verso la costruzione e lo sviluppo delle lotte. Nelle prossime settimane ci impegneremo con gli ausiliari di Parma dei modi e delle forme attraverso cui costruire un comitato di lotta, mettendo a disposizione di questi lavoratori le esperienze di lotta più avanzate come quella degli interinali della Tim di Bologna. Saranno decisivi l’estensione della vertenza e il coinvolgimento dell’utenza e delle altre figure professionali dell’Ospedale, a cominciare dal personale infermieristico, su cui gravano pesanti carichi di lavoro. È necessario recuperare il sindacato dalla parte dei lavoratori aprendo uno scontro con chi lo vuole nella parte di cogestore dei processi di precarizzazione e privatizzazione. La sindacalizzazione di tutti i precari è il primo passo da compiere in questa battaglia. Infine, lotteremo affinché il Prc porti fino alle sue più giuste conseguenze la difesa dei lavoratori nelle istituzioni, fino alla rottura delle alleanze con il centrosinistra, i cui governi locali da sempre sostengono processi di precarizzazione e privatizzazione, lasciando capire quali interessi di classe difendano. --- Come ha avuto inizio la vostra vicenda? Quando abbiamo iniziato a lavorare, fin dai primi mesi, avevamo tutti noi la consapevolezza di essere inseriti in un percorso lavorativo precario. Tutti noi ausiliari che lavoriamo all’Ospedale Maggiore, 50 in totale, siamo stati assunti con contratti a termine. All’inizio, l’ambiente era rassegnato, alcuni lavoratori dicevano “Abbiamo accettato noi questa situazione precaria, firmando il contratto”. Tuttavia, avevamo notato che, periodicamente, l’Azienda Ospedaliera mandava a casa un gruppo di lavoratori per poi riassumerne altrettanti attraverso il Centro per l’Impiego. C’è un ricambio continuo di personale. L’art. 16, in base al quale siamo stati assunti, in realtà prevede la possibilità di ricorrere a contratti a termine solo per periodi brevi e solo per necessità temporanee, per esempio sostituzione di una lavoratrice in maternità, ecc… Questo utilizzo selvaggio del contratto a tempo determinato ci ha fatto aprire gli occhi. Abbiamo allora cominciato a discutere, non volevamo rassegnarci alla prospettiva di essere trattati come se fossimo dei bulloni. Anche gli ultimi, a cui è scaduto il contratto proprio in questi giorni, sono stati sostituiti con altro personale. La novità, che costituisce un salto di qualità nel processo di precarizzazione in atto, è stata che, questa volta non tutti sono stati riassunti attraverso il Centro per l’Impiego, ma alcuni sono stati forniti da Cooperative esterne all’Azienda, specie al Pronto Soccorso e alle cucine. Si tratta di una esternalizzazione graduale che però ci fa capire quale sia, in prospettiva, la strategia dell’Azienda Ospedaliera. Noi, invece, vogliamo l’assunzione a tempo indeterminato di tutti gli ausiliari alle dirette dipendenze dell’Azienda Ospedaliera. Quali sono state le prime iniziative prese dai lavoratori? Abbiamo fatto un’assemblea in Ospedale, durante l’orario di lavoro, coinvolgendo anche i sindacati di categoria e le Rsu dell’Azienda, nonostante solo una decina di noi siano sindacalizzati. I sindacati erano restii, dicevano: “Non c’è niente da fare, rassegnatevi. Lo scorso anno abbiamo provato a mettere in campo delle strategie… la situazione è cosi”. Addirittura, un delegato della Cgil ci ha detto le stesse cose che qualche giorno dopo ci saremmo sentiti dire dalla direzione sanitaria. Vi giuro, sembrava di sentir parlare un burocrate della direzione sanitaria. A quel punto, abbiamo deciso di prendere contatti con Rifondazione Comunista. Uno di noi è un militante del Prc e alla maggior parte di noi Rifondazione sembrava il partito sempre dalla parte dei lavoratori, il miglior referente possibile. Ci siamo riuniti insieme al consigliere regionale Delchiappo, presidente della Commissione regionale per la Sanità. Lui ci aveva rassicurato, ci aveva garantito che la situazione sarebbe stata risolta, anche senza l’apporto dei sindacati. Lui sarebbe intervenuto in Regione e le cose si sarebbe sistemate. Comunque, nel tentativo di smuovere anche i sindacati, Rifondazione Comunista ha convocato una riunione nella sua sede provinciale invitando tutte le forze sindacali presenti in Azienda. Supportati da Delchiappo e dai compagni presenti, abbiamo incalzato i sindacati che avevano risposto all’ invito (Cgil, Uil, RdB) a prendere posizione. Questa volta i dirigenti sindacali presenti hanno almeno riconosciuto l’esistenza del problema. Sono stati presentati due documenti alla direzione sanitaria, uno firmato unitariamente dai delegati Cgil e Uil e un altro dalla RdB. Il documento della RdB ci sembrava più incisivo perché denunciava l’uso improprio, strutturale e non legato a necessità temporanee, che l’Azienda ha fatto del contratto a tempo determinato e smascherava la strategia che porta verso l’esternalizzazione. Il documento Cgil e Uil era invece molto più laconico, si limitava a dire che c’erano troppe situazioni che nella Sanità a Parma non funzionano, che a loro stava a cuore anche la situazione degli ausiliari e che se ne sarebbe dovuto parlare. Comunque, dopo la presentazione di questi documenti, né abbiamo ricevuto una risposta dalla direzione sanitaria né i sindacati coinvolti hanno deciso di proseguire con altro tipo di iniziative. Ci è sembrato un appoggio strumentale. Non ci era piaciuto neanche il fatto che noi lavoratori non fossimo stati per nulla consultati in merito ai contenuti dei documenti. A questo punto, abbiamo continuato ad utilizzare il canale che avevamo aperto con Rifondazione. Avevamo preso sul serio le parole di Delchiappo e abbiamo quindi preso un appuntamento per un colloquio in Regione, per capire cosa pensava delle scelte dell’Azienda. Chi dovevate incontrare in Regione? Come promesso dalla segretaria regionale del Prc, noi dovevamo avere un incontro con l’assessore regionale alla Sanità e i tre consiglieri di Rifondazione. Arrivati a Bologna abbiamo incontrato solo Delchiappo, un rappresentante sindacale della Cgil di Bologna e altri due che si sono presentati come funzionari dei due consiglieri assenti. Le premesse erano scoraggianti. I rappresentanti di Rifondazione ci dicevano “ragazzi, dovete capire che gli assessori non possono ricevere delegazioni di lavoratori, lo sapete, no?”. Cominciamo comunque a discutere con i presenti. Spieghiamo la nostra situazione e il percorso fatto. L’unica risposta che ci viene data è quella del funzionario Cgil, venuto a spiegarci che noi potevamo ritenerci fortunati perché a Bologna gli ausiliari lavorano con i contratti a progetto mentre noi abbiamo la buona sorte dei contratti a termine! Tutti gli altri presenti sono invece usciti, si chiamavano in disparte e rientravano a turno, uno alla volta. A un certo punto, noi lavoratori siamo rimasti da soli nella stanza. Una vignetta tragicomica! Ci siamo sentiti traditi e delusi. Potevano dirci sin dall’inizio: “Noi non possiamo fare niente per voi”. Sarebbe stato molto meglio. Questo incontro aveva creato delle speranze. Eravamo fiduciosi che la Regione sarebbe stata dalla nostra parte. Molte compagne e molti compagni sono rientrati a casa piangendo in treno. Il nostro collega di lavoro iscritto al Prc, era umiliato da quanto accaduto, stava malissimo. Che conclusioni avete tratto da questa esperienza? Non siamo subito partiti autonomamente con un Comitato di lotta, se n’era discusso, ma molti di noi avevano paura di subire ritorsioni sul posto di lavoro. C’era però fiducia sul ruolo che Rifondazione poteva avere a livello istituzionale. Invece proprio le speranze messe nel canale istituzionale ci hanno portato a un insuccesso. L’incontro a Bologna è stato il contraccolpo che ha rischiato di rompere l’unità che fra noi lavoratori si era creata. Una fascia di lavoratori si è scoraggiata e ha fatto molti passi indietro. Chi aveva il contratto ormai in scadenza si è messo a cercare un altro lavoro. Alcuni di noi, invece, vogliono portare avanti l’iniziativa. Ora dobbiamo cercare di riaggregare e coinvolgere i nuovi assunti. A gennaio l’Azienda lancerà i corsi di riqualificazione e ad aprile ci saranno le prossime scadenze dei contratti a termine che coinvolgeranno 18 di noi. A settembre lanceremo un appello contro le proposte dell’Azienda. Utilizzeremo l’estate per discutere di quale iniziative sviluppare in autunno. Dovremo fare una campagna rivolta a tutto il personale dipendente dell’Azienda e verso l’esterno. La lotta da fare è contro le esternalizzazioni e la privatizzazione della Sanità. Una lotta che riguarda tutti, non solo noi ausiliari. |