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Oltre l’accoglienza… lavoratori italiani e immigrati uniti nella lotta! Con l’arrivo dell’estate il tema dell’immigrazione torna, ormai da molti anni, al centro della cronaca politica nazionale e nelle ultime settimane, a polarizzare l’attenzione dei media sulla presenza dei migranti, sono stati fatti di cronaca nera o presunti tali che hanno visto protagonisti alcuni extracomunitari.
Questi accadimenti hanno sollevato un vero e proprio vespaio tra le forze di maggioranza e di governo, ma anche nello schieramento del centrosinistra. Sono passati sotto silenzio, invece, i risvolti fondamentali che la lotta dei migranti ha imposto invece all’attenzione dei partiti di sinistra, in particolare a Sassuolo per la casa ed il lavoro. Le reazioni politiche non si sono fatte attendere, la Lega ha esasperato la cultura xenofoba che la contraddistingue cavalcando situazioni di microcriminalità diffusa e la proposta di castrazione chimica dei migranti coinvolti in atti di violenza, da parte del ministro Calderoli, impone un inaccettabile inasprimento della logica razzista che il nostro governo attua nei confronti dei disperati che arrivano quotidianamente nel nostro Paese in cerca di migliori condizioni di vita e di lavoro. Questo tipo di interpretazione dei fatti di cronaca fomenta strumentalmente negli strati più deboli della società italiana un sentimento di xenofobia e di rivalità nei confronti dei migranti, sentimento che acutizza un clima di pericoloso razzismo che rischia di dividere, in Sicilia come altrove, il movimento operaio dalle battaglie per i diritti dei migranti. Forze di governo partecipano in maniera attiva a cortei organizzati dall’estrema destra e da gruppi di ultrà neonazisti, con l’intento, ancora una volta, di alimentare il malcontento della gente per trovare negli immigrati il capro espiatorio per tutti i problemi, senza riflettere sulle dinamiche economiche e geo-politiche che causano l’impoverimento dei lavoratori italiani e creano il fenomeno dell’immigrazione in tutto il mondo. Il Governo Berlusconi, tramite le dichiarazioni del ministro Pisanu, da un lato denuncia ogni forma di “giustizia privata” e dall’altro impone le attuali logiche di detenzione come strumento di opposizione “alla violenza dei clandestini”, perseguendo così l’attuazione del concetto di Europa fortezza. Il governo rischia di sottovalutare la volontà di mobilitazione delle masse e non tiene conto che proprio la natura ostruzionista della Bossi-Fini e in special modo il legame lavoro-permesso di soggiorno, imporranno l’organizzazione e la mobilitazione del movimento dei migranti e dei lavoratori italiani. Anche le reazioni di alcuni partiti moderati e la totale divergenza di alcune posizioni in tema di immigrazione impongono al centro-sinistra una deriva qualunquista verso concetti di mera accoglienza umanitaria; la Margherita accentua ulteriormente le diversità nello schieramento politico pronunciandosi a favore dei Centri di Permanenza Temporanea che sono a tutti gli effetti carceri per migranti, rinunciando strumentalmente all’analisi delle condizioni sociali ed economiche direttamente causate dallo sfruttamento dei paesi capitalisti occidentali nei riguardi delle popolazioni del sud del mondo. Alla luce di queste considerazioni, l’intervento nella società dei comunisti che si oppongono allo stato di cose attuale, è sicuramente destinato a crescere nei prossimi anni in Sicilia. Nell’isola la lotta contro lo sfruttamento sta assumendo caratteristiche talmente ampie da rispecchiare lo stato di disagio in cui versano da tempo le masse siciliane, e le lotte per i diritti dei migranti, di lavoratori precari e studenti e per la salvaguardia dei servizi pubblici, si moltiplicano di giorno in giorno. Molte componenti del movimento antirazzista trovano un comune denominatore nella lotta alle logiche del capitalismo che tentano di regolamentare i flussi migratori a seconda degli interessi del padronato europeo, mettendo in contrapposizione disoccupati, precari, lavoratori e migranti in maniera tale da minimizzare la loro capacità di mobilitazione e di contrattazione collettiva. A causa della crisi economica, molti stabilimenti industriali chiudono anche in Sicilia, i governi regionali impongono tasse per il diritto allo studio e la fruibilità dei servizi pubblici è dettata dal quadro generale di privatizzazioni e dalle conseguenti condizioni materiali, accentuando ulteriormente le differenze di classe. La contrapposizione a queste idee rappresenta il terreno sul quale si muovono molte componenti del movimento operaio siciliano e della Rete Antirazzista. Nel corso delle lotte organizzate dal movimento antirazzista a partire dalla vicenda “Cap Anamur” dell’estate scorsa, si è determinata la volontà di proseguire le azioni di contrasto alla gestione attuale delle politiche migratorie, focalizzando insieme, passo dopo passo la scelta delle azioni e dei luoghi della lotta, come è avvenuto a Porto Empedocle, Agrigento, Caltanissetta, Palermo, Trapani e Ragusa che nell’arco di quest’anno sono stati i punti centrali delle lotte del movimento regionale. Licata (AG), negli ultimi 9 mesi è divenuta tra le mete predestinate, visto la posizione geografica, degli approdi di disperati che sfuggono alla povertà, alla guerra e a tutte le oppressioni e le contraddizioni del sistema di sviluppo economico nell’attuale fase neoliberista del capitalismo. Da questa analisi e dalla possibilità effettiva di incisività sul territorio è nata la proposta di svolgere il Campeggio Nazionale Antirazzista a Licata. Con gli ultimi arrivi nelle coste agrigentine anche i più scettici hanno scoperto che la fascia costiera che va dal porto di Licata fino a Marina di Palma è la zona più interessata dal fenomeno. Definire “emergenziale” questa situazione serve ad impedire colpevolmente soluzioni politiche di ampio respiro, oltre che alimentare enormi affari per chi usa la condizione di povertà dei migranti incassando finanziamenti milionari dallo stato per gestirne l’accoglienza. Tutto ciò non aiuta a caratterizzare la lotta con una prospettiva politica che porti alla completa integrazione e cooperazione tra migranti, disoccupati, precari e tutte le classi sociali che vivono sulla propria pelle il fallimento del capitalismo, partendo dalla rivendicazione di un salario minimo garantito per costruire un programma rivoluzionario che possa rappresentare le istanze delle classi lavoratrici in Sicilia. Il campeggio nazionale antirazzista si svolgerà in contrada Pisciotto a Licata presso il camping “La Sorgente”, un punto geograficamente centrale per la questione degli sbarchi e dell’emigrazione. Le attività del campeggio avranno funzione informativa per la popolazione locale tra i comuni di Licata e Palma di Montechiaro ed attraverso la distribuzione di materiale informativo, la visione di documentari e dibattiti interni per l’individuazione dei metodi e dei luoghi della lotta, coinvolgeranno centinaia di militanti per imporre alle istituzioni locali un superamento della visione “samaritana” dell’accoglienza per invertire i rapporti di forza che oggi governano le politiche in tema di immigrazione. Per informazioni sul campeggio:
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