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Oggi come ieri, oggi più che mai! Negli ultimi mesi lo squadrismo fascista ha rialzato la testa. Dopo una lunga serie di provocazioni, che prendono spunto anche dallo spazio lasciato da vasti settori della sinistra alla canea reazionaria, in particolare sulla foibe, i fascisti sono passati all’azione.
L’impennata di provocazioni ed aggressioni da parte di esponenti di Forza Nuova ed altre organizzazioni neofasciste è evidente in Lombardia, in Piemonte e in particolare a Roma. Forti del fatto che per molti, anche a sinistra, il 25 aprile e la liberazione dal nazifascismo sono solo giorni di “unità nazionale” depurati da qualsiasi contenuto di classe, gli squadristi di Forza Nuova, proprio nel giorno della Liberazione di Roma, hanno cercato di fare un corteo nelle strade di Centocelle, uno dei quartieri simbolo della Resistenza romana. Una bomba, definita ad alto potenziale, ha devastato un centro sociale ed un altro ordigno è stato scagliato contro una sede di Rifondazione nel quartiere Nomentano. Solo qualche giorno prima i “cani da guardia del capitalismo” avevano appiccato un incendio alla sede del Collettivo a Primavalle, distrutto una sede dei Ds a Torre Maura e attaccato la sede del Comitato per il Sì ai referendum contro la Legge 40. Dopo il concerto della Banda Bassotti una banda fascista ha aggredito con spranghe e bastoni una decina di ragazzi della Casa dello Studente di Casal Bertone che uscivano dal concerto. L’episodio più grave si è verificato, sempre vicino a Centocelle, al centro sociale Forte Prenestino, teatro di un assalto in perfetto stile squadrista di una trentina di fascisti, conclusosi con l’accoltellamento alla gola di un compagno di Radio Onda Rossa. Oggi come ieri la canaglia fascista si riaffaccia, guarda caso sempre in determinati momenti di forti tensioni politiche e sociali. Di fronte a una crisi inarrestabile la borghesia italiana sta preparando l’ennesima ricetta di lacrime e sangue per i lavoratori: Montezemolo è stato così chiaro che più franchezza non gli si poteva chiedere: “se vi azzardate a chiedere aumenti salariali, seppur minimi, ottenete solo l’effetto di spingerci a chiudere un posto di lavoro dopo l’altro e comunque rassegnatevi ad un taglio del 30% del vostro tenore di vita”. Questo il senso delle sue dichiarazioni recenti. La realtà è che questo i padroni in Italia lo stanno già facendo e almeno 600mila sono i posti di lavoro a rischio il prossimo anno. In questo contesto i gruppi fascisti tornano a svolgere il ruolo che hanno sempre svolto: manovalanza (profumatamente pagata!) per aggredire le organizzazioni e i militanti del movimento operaio e comunista. Per quanto spiegato prima, non è più rinviabile una discussione su come organizzarci contro i fascisti, su come difendere le nostre sedi e i nostri militanti. Confusione e cedimenti Il riemergere della violenza fascista ci ha colto completamente impreparati, poichè per anni si sono fatte strada due teorie in apparenza antitetiche ed entrambe molto pericolose. Da una parte si è abbandonato il terreno dell’antifascismo, il cui recupero ora parecchi militanti vedono invece come decisivo; all’altro estremo, non si è persa occasione, al minimo avanzamento della destra, per sbraitare in maniera isterica sul ritorno di un nuovo Ventennio fascista. I fascisti non hanno oggi organizzazioni di massa e non hanno, come base sociale, i milioni di piccoli borghesi rovinati o di sottoproletari che ebbero nel Ventennio. Avvolgere l’attività politica in un clima di allarme permanente sul ritorno al potere dei fascisti, non ha alcun senso. Guardiamo allo sbriciolamento della destra alle ultime elezioni e confrontiamo la realtà odierna con le “analisi” che solo pochi anni fa invitavano ad andarsi a rifugiare in montagna dopo la vittoria di Berlusconi! Ancora più grave è che, a queste posizioni raffazzonate sul terreno della teoria, si siano accompagnati atteggiamenti incredibilmente titubanti su quello pratico. A Roma si è difesa assurdamente la neutralità di fronte alla presa delle curve da parte dei fascisti; si è permesso che i Boys (gruppo fascista della Curva Sud) aprissero una sede a San Lorenzo, quartiere storico della sinistra a Roma, fino ad arrivare alla vergognosa presenza di un consigliere di Rifondazione, del Municipio che comprende San Lorenzo, ai funerali del capo dei Boys, che ha sempre fatto vanto di avere il busto di Mussolini a casa. Oggi i fascisti si presentano a un corteo a Roma in 50, e per raggiungere questo numero debbono chiamare rinforzi da tutta Italia, ma questo non significa che è giusto, come invece è stato fatto, derubricare la lotta antifascista come qualcosa di desueto. Le bande neo-fasciste, pure ristrette nei numeri, sono armate fino ai denti e svolgono un ruolo che ai padroni fa molto comodo: possono spingere i miltanti a prendere in considerazione l’idea di abbandonare la politica e di desistere dalla battaglia contro le ingiustizie di questa società. A Centocelle i fascisti, che hanno provato per due volte a sfilare in corteo, per ora sono stati sbattuti fuori dal quartiere. Si è messa in piedi una mobilitazione che ha coinvolto molti militanti, i giovani del quartiere e, questione decisiva, gli immigrati, ed è iniziata una discussione sugli errori passati e sull’abbandono del lavoro politico nei territori. Il Forte Prenestino, come molti altri centri sociali a Roma, ha concentrato per anni tutta la sua attività sui terreni più neutri e più innocui, che non ‘urtassero’ nessuno e che sostanzialmente non avevano nessun contenuto chiaramente di classe e di sinistra; così ci si è spesi interamente per l’hackeraggio o le battaglie contro il copyright in cui, tutto sommato, anche se non eri chiaramente di sinistra, ti ci potevi riconoscere. Ed ora si discute perché il 18 giugno, giorno del secondo tentativo di Forza Nuova di partire in corteo a Centocelle, mentre la Polizia bloccava i militanti radunati davanti al Forte Prenestino che volevano partire in contro-manifestazione, la gente del quartiere urlasse dalle finestre contro i militanti del centro sociale, ormai un corpo estraneo al quartiere. Questa discussione è confluita nella festa di Liberazione ed ha coinvolto i militanti del partito. Lotta di massa contro i fascisti La svolta movimentista e governista ha allontanato il Prc dalla classe, dai lavoratori e dai giovani; l’inseguire la politica dei centri sociali, dei social forum, di questa o quella associazione, ha relegato il lavoro di radicamento nei quartieri, con chiari contenuti di classe, ad un inutile fardello ed i disastri di questa politica si vedono adesso che abbiamo la necessità di reagire ai fascisti. Ora dobbiamo organizzarci nei quartieri per garantire l’agibilità democratica, difendere le nostre sedi e le nostre manifestazioni. Dobbiamo fare un bilancio serio degli errori degli ultimi anni e organizzare in ogni quartiere comitati di autodifesa antifascista basati sui militanti delle organizzazioni di sinistra, dei sindacati e dei centri sociali. Solo una lotta di massa può fermare i rigurgiti squadristi! Per questo è necessario smascherare il ruolo delle organizzazioni fasciste come fiancheggiatrici dei padroni e rappresentanti del privilegio e dell’oppressione ed è imprescindibile dotarci di un programma chiaro, che combatta il revisionismo ideologico di destra e di “sinistra” e serva anche a rilanciare le nostre rivendicazioni su come affrontare la crisi economica e come risolverla negli interessi dei giovani, dei lavoratori e dei disoccupati, combattendo la fitta propaganda della destra rivolta soprattutto verso i giovani proletari. È solo con il rafforzamento della presenza organizzata della sinistra ed in particolare dei comunisti, che potremo mettere in piedi la difesa delle nostre sedi, riprendere la lotta contro i fascisti e rilanciare la prospettiva dell’abbattimento di un sistema economico, di cui questi topi sono i migliori servitori. |