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Pavia
Martedì 10 maggio presso il liceo Cairoli di Pavia un gruppo di studenti, ispirato dai principi e dai metodi organizzativi dei comitati in difesa della scuola pubblica (Csp), ha deciso d’iniziare a gettare le basi per le future lotte che ci attendono. A Pavia, come del resto in tantissime città italiane, nell’arco di questi anni è dilagato in più settori un’enorme scontento nei confronti della riforma Moratti, che ha originato molti momenti di aspra contestazione.
Per quel che riguarda il movimento studentesco pavese, nonostante la grande disponibilità alla lotta dimostrata in piazza da centinaia di studenti, molti errori commessi non hanno permesso di ottenere risultati tangibili. I limiti centrali delle passate lotte, sono stati l’assenza di un forte radicamento nelle scuole, la mancanza di una piattaforma con obbiettivi precisi e di una struttura prima a livello cittadino e poi nazionale in grado di amplificare il dissenso. Da questi errori abbiamo tratto doverose conclusioni, e capito che l’organizzazione a cui stiamo dando vita, deve porre le basi di una lotta studentesca organizzata e coordinata a quella dei lavoratori. Nel mese di aprile due giorni di assemblee interne al nostro liceo hanno dato la possibilità a molti studenti di confrontarsi sul futuro della scuola. Questo pare sempre più minacciato da una riforma ispirata dalla selezione di classe, che porta in seno il chiaro obbiettivo di asservire l’istruzione pubblica alle esigenze aziendali. I servizi più banali offerti dalla nostra scuola sono sempre più scadenti tant’è che ormai anche fare una fotocopia è diventata un’impresa particolarmente ardua. A questo si aggiunge la presenza di strutture scolastiche inadatte: parti del nostro istituto presentano cedimenti strutturali, il problema delle zecche nel sottotetto è ormai da anni prerogativa della nostra scuola, mentre la succursale è ricavata da un capannone industriale. Alcuni studenti hanno anche giustamente palesato le loro preoccupazioni, per il futuro lavorativo precario, flessibile e sottopagato che li attende una volta finiti gli studi. Da tutte queste riflessioni è nata la volontà di mobilitarsi intensamente, creando nella nostra città un collettivo che speriamo sia forza attiva nella cacciata della ministra Moratti e nella difesa della scuola pubblica. |