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Di solito, la discussione sui valori si riempe di retorica, soprattutto, la legalità intesa come valore. Ma cosa sono i valori? Ricordo una definizione che formulai qualche anno fa, dopo non poche pagine consultate di axiologia (teoria dei valori in filosofia).
Una delle caratteristiche dei valori è la polarizzazione, tutti i valori si contrappongono al loro opposto, di fronte alla verità si trova l’errore. Un’altra caratteristica dei valori è la gerarchizzazione, cioè, che ogni valore può inserirsi in una scala gerarchica. La vita compare come valore supremo, la salute davanti alla cortesia, la bontà sopra la bellezza.
Ma, la legalità, cioè, la conformità di un atto con l’imperativo di una norma legale, è un valore? In astratto, certamente. La legalità sarà preferita alla illegalità. Ma, se concretamente la legalità si scontra con la giustizia o la legittimità di dare ad ognuno quello che merita, secondo l’antico concetto di giustizia ed equità, la giustizia deve sempre prevalere su quella legalità che avvolge l’ingiustizia.
Fin qui, non ho utilizzato categorie marxiste. Quello che ho affermato lo possono sostenere, e di fatto lo sostengono, autori che neanche lontanamente si avvicinano al marxismo.
Cosa possiamo dire della legalità accostandoci invece al pensiero marxista? Che la legge è una emanazione dello Stato. Che lo Stato è l’ordine che si dà la classe dominante. Che la legge riconosce giustizia e altri valori nella misura in cui non entrino in collisione con gli interessi della classe dei proprietari. La legalità nel capitalismo non rappresenta, dunque, che l’adeguamento agli interessi del capitale, a eccezione di quelli che non li colpiscono in modo grave.
L’illuminista Cofferati, nemico della illegalità e di qualsiasi altro illecito giuridico, che si vanta di non avere mai partecipato come sindacalista ad un picchetto con il fine di tutelare i diritti degli scioperanti contro i crumiri, ci insegna, nonostante tutto che la legalità, senz’altro è “valore della sinistra”. Nel suo cervello, cos’è un valore e cosa intende per sinistra?
Nel concreto c’è molto di più. Cosa è sucesso in via Roveretolo a Bologna? Bisogna fare un passo indietro. Nel 1999 il padrone d’un pezzo di terreno vincolato alla coltivazione agricola lo mette al lotto e ogni porzione di terreno viene venduta a degli italiani agiati, a due artigiani italiani e a delle famiglie rumene di provenienza bosniaca. I facoltosi borghesi nelle loro parcelle costruiscono piccole ville, i due artigiani costruiscono delle botteghe e i bosniaci costruiscono misere baracche, tutti trasgredendo il vincolo che c’era su quelle acquisizioni. Non è chiaro se sapevano o ignorassero l’esistenza dell’impedimento, se lo facevano con malizia o se erano vittime di una truffa. Sicuramente il caso dei rumeni contempla l’ultima ipotesi.
Passano gli anni e il comune di Bologna decide di sgomberare gli illegali residenti, dando la scadenza di 80 giorni, sebbene avesse disposto la ricerca di una soluzione ai problemi sociali che derivavano dallo sgombero. Offrire un’alloggio, a persone che si credono nel diritto di abitare dove hanno comprato, non è però un compito facile, soprattutto se si tratta di stranieri che conoscono poco l’italiano e non “iniziati” alla cultura di un mondo finora non loro. Si arriva alla scadenza e nessuno evacua i terreni.
A questo punto il sindaco decide di procedere nonostante le mediazioni delle associazioni che si prendono la responsabilità di risolvere il problema dei bosniaci in un arco di tempo di 48 ore. Troppo tempo per il legalista Cofferati, a chi, tra parentesi, niente urge o semplicemente, niente ha di deciso, riguardo la destinazione delle proprietà. È allora che fa intervenire le forze d’ordine - repressive - per sgomberare i poverissimi rumeni, fra la disperazione delle madri, le imprecazioni degli uomini e i pianti dei bambini. Ma, uguale trattamento “lecito” hanno subito i borghesi delle villette? Niente affatto! Rimangono molto tranquilli nelle loro proprietà, liberi da spintoni, premura e rozzezza.
Lì non si è rispettata neanche la legalità borghese, ma si è trattato soltanto, come ha dichiarato Valerio Monteventi, consigliere indipendente di Rifondazione comunista: di una “vigliaccata”.
Bologna, 31 maggio 2005
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