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La nostra lotta contro la precarietà MILANO - Le vicende sindacali del nostro posto di lavoro dimostrano come è possibile trovare la strada dell’organizzazione anche nelle condizioni più difficili di precarietà. Dimostrano anche come è possibile ottenere risultati contro precarietà e flessibilità, a patto che ci sia una direzione determinata a difendere gli interessi dei lavoratori.
L’Ipercoop, che attualmente conta 204 lavoratori, apre nel luglio 2003. Per tutto un periodo l’azienda ha fatto letteralmente quello che voleva. Il lavoratore si trovava in una situazione di ricatto permanente: assunto nella stragrande maggioranza dei casi con contratto a termine, era in balia dei capireparto che erano totalmente liberi di decidere gli orari del singolo lavoratore senza nessuna regola o controllo. Il primo compito in un luogo dove i diritti sono calpestati quotidianamente, è mettere assieme un primo nucleo di lavoratori disposti a costruire una presenza sindacale. La prima svolta importante l’abbiamo nell’aprile del 2004 quando, ad appena 9 mesi dall’apertura del negozio, riusciamo con successo ad eleggere la prima Rsu dell’Ipercoop CentroSarca. Una Rsu tutta Filcams-Cgil basata sugli unici 4 lavoratori che in quel difficile contesto si erano fatti avanti. Il primo obiettivo che coscientemente la Rsu ha perseguito è stato quello di allargare il seguito sindacale, combattendo il clima di paura e indifferenza. L’atteggiamento dell’azienda è cambiato tanto più aumentava il seguito sindacale. Nel primo anno di attività la Rsu ha organizzato 11 assemblee e 5 giornate di presidi informativi, sui diritti dei lavoratori, sulle trattative con l’azienda, ecc. Questo ci ha permesso non solo di aumentare le iscrizioni al sindacato, ma di far diventare il nostro negozio tra i principali insediamenti della Filcams a livello regionale. Oltre al seguito sindacale, ciò che ha permesso di ottenere risultati è stato anche l’atteggiamento della Rsu, che ha saputo andare al di là dei vincoli imposti dal funzionario sindacale che c’era stato imposto. Nella più classica prassi concertativa, ci si insegnava ad accettare l’atteggiamento dell’azienda che rimandava continuamente la risoluzione dei problemi, ad accettare il ragionamento di legare le sorti dei lavoratori alle sorti economiche del negozio, lasciando così campo libero all’azienda di mantenere livelli abnormi di precarietà. Chi scrive, ad esempio, è stato assunto prima con un contratto a termine di 9 mesi, poi di 11 mesi, poi di altri 5 mesi. Per tutto un periodo l’azienda è andata avanti con proroghe, che mantenevano schiaccianti i livelli di precarietà. La situazione non sarebbe cambiata se la maggioranza della Rsu, ad un certo punto, non avesse deciso di rifiutare il ragionamento dell’azienda, che trovava accondiscendente il funzionario. Ci siamo fatti consegnare dall’azienda tutte le cifre relative alle tipologie di contratto del personale e degli straordinari fatti nei vari reparti. Le cifre dimostravano come l’azienda avesse superato di gran lunga la soglia massima del 15% di precarietà prevista dal Contratto Nazionale, le cifre abnormi di straordinari in tutti i reparti dimostravano che c’era bisogno di personale. Abbiamo rifiutato il ragionamento che prima deve andare bene il negozio economicamente e poi si vedrà di confermare il personale, noi volevamo la conferma del personale e basta. Agli incontri successivi la Rsu si è presentata da sola o si è fatta assistere da altri funzionari. Alla fine, solo quando l’azienda si era resa conto che la Rsu era determinata a raggiungere i propri obiettivi con ogni mezzo, sia con una vertenza legale, sia soprattutto con azioni di protesta che avrebbero senz’altro macchiato quell’immagine di azienda diversa, cui Coop tiene tanto, solo a questo punto le cose sono cambiate. Il 25 marzo 2005 è stato sottoscritto il verbale di incontro dove l’azienda si impegna a confermare a tempo indeterminato tutti i lavoratori alla scadenza del proprio contratto, sia quelli assunti a cfl sia quelli a termine. Il 28 aprile è stato invece sottoscritto l’accordo che introduce i profili di turnazione per ogni reparto; negli schemi finali sono stati recepiti diversi miglioramenti proposti dalla Rsu. Questo accordo permette al lavoratore di avere una turnazione chiara per l’intero anno, in modo da poter organizzare il proprio tempo libero. Inoltre, introduce un criterio ugualitario tra i lavoratori di rotazione dei turni, che impedisce al caporeparto di impostare gli orari in base a discriminazioni o a favoritismi. Nel primo anno di attività la Rsu è riuscita a raggiungere alcuni importanti risultati contro precarietà e flessibilità, ma tanto è ancora da fare. Bisognerà verificare e puntare a migliorare gli schemi orari nei vari reparti. Sarà necessario affrontare il problema dei grossi livelli di straordinari, puntando soprattutto a rivendicare nuove assunzioni. Ma ancora più importante sarà rendere più solido e cosciente il seguito sindacale. I lavoratori più avanzati devono saper unire la battaglia che si fa nel posto di lavoro, a quella più generale per avere un sindacato che sia realmente espressione dei nostri interessi. C’è bisogno di un sindacato combattivo, impegnato non ad inseguire le aziende sul loro terreno della logica del mercato e del profitto, ma che sia unicamente impegnato nella difesa intransigente degli interessi di classe dei lavoratori. |