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Solo la lotta può arrestare il degrado industriale MILANO - La Manifattura di Legnano e la Franco Tosi erano due grosse realtà industriali, insieme ad altre, della città di Legnano. Diciamo erano perché la loro sorte sembra segnata. Per ciò che riguarda la manifattura di Legnano, anche se ancora nessuno lo ha ufficializzato, si prevede la chiusura ed il licenziamento dei 170 dipendenti, così come i 90 lavoratori della sede di Cerro Maggiore, vicino a Legnano, ed i quasi 1.000 operai sparsi negli stabilimenti del gruppo in Italia.
La proprietà della Franco Tosi non più tardi di 4/5 anni fa sollecitò il sindaco della città perché si adoperasse a trovare degli alloggi considerando l’imminente assunzione di 1.500 persone. Di quei bei propositi non rimane più nulla; anzi, in questi anni la proprietà ha provveduto a “sfoltire” il personale ed ora annuncia la necessità di licenziare 171 lavoratori di cui una novantina con una uscita “dolce” e gli altri attraverso dei licenziamenti veri e propri arrivando così al misero numero di 600 addetti. Un numero di lavoratori che a detta dei padroni sono insufficiente per rendere competitiva l’azienda. Queste due aziende hanno percorsi differenti in quanto la prima è una azienda manifatturiera, mentre la seconda è una ditta elettro-meccanica. Quindi le problematiche e le dinamiche con le quali si è arrivati alla situazione attuale sono differenti, ma la fine, a quanto sembra, se non accade niente di importante, sarà la chiusura dei siti produttivi. Uno degli aspetti che ci colpisce, lo diciamo con estrema franchezza, è l’atteggiamento dei sindacati, i quali, tendono a non muovere foglia finchè la proprietà è disposta al dialogo. Gli incontri sono tra le sigle sindacali, la proprietà, le istituzioni, ma si evita di coinvolgere i lavoratori, tranne, come nel caso della Manifattura, quando viene dichiarata la cassa integrazione per tutti i dipendenti. In quel caso si sono mobilitati tutti i dipendenti del gruppo e si è fatta una splendida manifestazione a Legnano con la presenza di un migliaio di persone e si è richiesto e ottenuto un consiglio comunale aperto. Tutte cose interessanti, ma riteniamo fuori tempo massimo. Lo stesso atteggiamento lo riscontriamo nelle modalità con cui si stanno gestendo le difficili trattative alla Franco Tosi. Crediamo che il coinvolgimento dei lavoratori sia di primaria importanza in qualsiasi tipo di trattativa, in special modo quando le questioni sono così difficili e complesse. I lavoratori hanno il diritto-dovere di sapere e di decidere del loro futuro e non di essere trattati come attori passivi della loro stessa vita. Crediamo anche che in situazioni così drammatiche, riguardanti una realtà come Franco Tosi, si debba coinvolgere l’intera cittadinanza. Pensiamo che non si possa perdere altro tempo; si deve rendere pubblica la situazione in tutta la sua gravità. La situazione nazionale non aiuta considerato che l’OCSE prevede un PIL negativo per il 2005, - 0.6%, quindi recessione, ma non possiamo aspettare con le mani in mano le decisioni dei padroni. |