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Congresso Cgil Il 9 marzo il Coordinamento nazionale di Lavoro Società ha licenziato un documento il cui obbiettivo voleva essere aprire un percorso di discussione nella Cgil per la stesura di un documento congressuale unitario con la maggioranza di Epifani. Secondo questo contributo esistono fondate ragioni per credere che la maggioranza del gruppo dirigente della Cgil si è spostata a sinistra grazie anche al lavoro fatto dalla sinistra in questi anni. Per questo il coordinamento nazionale di Lavoro Società ritiene che a differenza degli ultimi 13 anni non sia più necessario presentare un documento alternativo al prossimo congresso della Cgil (per un giudizio più complessivo del contributo rimandiamo i lettori a FalceMartello n. 182).
l contributo, stando a quanto dichiarato dai massimi esponenti di Lavoro Società sarebbe stato posto in discussione in tutte le categorie a livello nazionale. Il risultato della consultazione è stato inequivocabile: l’89% dei 748 componenti gli organismi consultati ha sostenuto il documento e si auspica dunque un congresso unitario. Si chiuderebbe quindi a questo punto l’esperienza della sinistra sindacale che dovrebbe tornare in maggioranza. Le cose non stanno proprio così. Recentemente il periodico Lavoro Società ha pubblicato i risultati delle consultazioni categoria per categoria. In realtà alcune delle riunioni non si sono mai tenute, in altre i componenti chiamati ad esprimersi erano assenti e sono stati consultati telefonicamente, e in altre ancora si è fatta ripetere la votazione ritenuta poco soddisfacente. È il caso, ad esempio, del Nidil-Cgil nazionale dove la prima consultazione si era conclusa con 2 voti contrari e 2 favorevoli al documento. La riunione è stata allora riconvocata e si è deciso di non votare ma di consultare i compagni telefonicamente. Come per magia qualche giorno dopo apprendiamo dal periodico Lavoro Società che 6 componenti su 8 interpellati sostengono il documento. Ben altro doveva essere secondo noi il percorso di una consultazione democratica. Il punto di partenza avrebbe dovuto essere la convocazione di assemblee dei delegati che sostengono la sinistra nelle varie categorie. Ma ancora una volta Lavoro Società si è dimostrata per quello che è: una sinistra d’apparato che ha consultato solo i vertici con metodi burocratici. Comunque anche se l’89% dell’apparato fosse realmente a favore del documento unitario non è questa la questione centrale. Il vero problema è come si è potuto arrivare a questo punto. Quella che per troppi anni è stata definita sinistra sindacale mostra il vero volto. Dirigenti che in questi anni non si sono mai distinti in qualcosa che assomigliasse a una vera opposizione nel sindacato traggono le logiche e coerenti conclusioni del loro operato. Una sinistra d’apparato che si ricorda dei delegati e dei lavoratori solo alle scadenze congressuali non può che arrivare a tale approdo. Il documento di Patta (leader di Lavoro Società) dice che bisogna abrogare la Legge 30, ma che comunque la flessibilità non va demonizzata, e rilancia la concertazione con Confindustria attraverso una nuova politica dei redditi. Invece di rilanciare la difesa degli interessi della classe lavoratrice nei luoghi di lavoro si tenta di offrire ai padroni un nuovo patto sociale. Davanti a ciò non esistono scorciatoie: bisogna lavorare per una sinistra alternativa in Cgil. Nessuna sinistra d’apparato potrà mai rispondere alle reali necessità dei lavoratori. Un documento che deve essere discusso, sostenuto e difeso nei luoghi di lavoro e a tutti i livelli del sindacato dai lavoratori e dagli attivisti sindacali. Per questo motivo sosteniamo il percorso che ha lanciato Cremaschi con la Rete 28 aprile, ma proprio perché pensiamo che la ricostruzione di un opposizione di sinistra nella Cgil non deve essere monopolio dell’apparato abbiamo lanciato un appello che pubblichiamo a lato: Per l’alternativa operaia in Cgil su cui stiamo raccogliendo le adesioni in preparazione di un’assemblea nazionale che si terrà il 18 giugno a Bologna. |