Prossime iniziative
Menu
Home
Rifondazione Comunista
Politica Italiana
Movimento operaio
Giovani in lotta
Internazionale
America Latina
Venezuela
Teoria marxista
Economia
Scienza ed Ambiente
Storia e Memoria
Antifascismo
Movimento Noglobal
Immigrazione
Donne e Rivoluzione
Tutto il resto...
Archivio numeri FM
Link
Iniziative
Mailing list
Iscriviti alla nostra mailing list
L'ultimo numero di FM
fm210_small
Festa Rossa 2007
webtv
Articoli correlati
testataG
Ecuador Stampa E-mail
Scritto da Jacopo Renda   

Una nuova insurrezione caccia il presidente Gutierrez!

Ancora una volta l’America Latina si conferma la regione avanzata dello scontro di classe. Dopo l’Argentina, il Venezuela, il Perù e la Bolivia anche l’Ecuador è attraversato da una eccezionale ondata di lotta di classe. Dopo giorni di scioperi, cortei e repressione il parlamento ha licenziato Lucio Gutierrez.

 

Lucio “El Sucio” (Lucio lo sporco) era stato eletto nel 2002 cavalcando la straordinaria spinta rivoluzionaria che nel 2000 aveva portato alla cacciata dell’allora capo del governo Jamil Mahuad.

Eletto con un grande appoggio popolare da parte dei lavoratori e dei contadini da subito, però, Lucio aveva tradito le aspettative genuflettendosi ai dettami dell’imperialismo e dell’Fmi, iniziando da subito una serie di attacchi al tenore di vita delle masse. Come risultato di questo è iniziata una massiccia campagna di privatizzazioni (elettricità, petrolio, acqua), che affiancata all’inflazione crescente, all’aumento delle tariffe in particolare del gas (+375%) e ad un piano di licenziamento di 200 lavoratori pubblici ha portato negli ultimi mesi a varie mobilitazioni contro il governo.

Secondo le statistiche della Banca Mondiale il 10% più ricco della popolazione ecuadoregna possiede il 42% della ricchezza nazionale mentre il 10% più povero lo 0,6%. Il 56% della popolazione urbana, il 77% di quella rurale e il 90% di quella indigena sono sotto il livello di povertà. Tutto ciò mentre l’Ecuador negli ultimi 32 anni ha pagato 88.935 milioni di dollari di debito estero pari a 10 anni del suo Pil.

In questo contesto di crisi sociale evidente e con una forte critica al governo il lasciapassare dato dalla Corte Suprema di Giustizia al rientro nel paese di 3 ex presidenti corrotti ed antipopolari esiliati è stato il catalizzatore di un processo già in atto da mesi dando il via ad una vera e propria insurrezione di massa.

Migliaia di persone sono scese in piazza dando vita ad uno sciopero generale indefinito al grido di “Via Lucio, Lucio Traditore del popolo”.

Di fronte al peso delle mobilitazioni l’ex colonnello, compare in televisione affiancato dai principali generali dell’esercito, dichiarando lo stato d’emergenza ed inviando 4mila militari per le strade di Quito e lasciandone 800 a difesa del palazzo presidenziale.

Malgrado lo stato d’assedio preveda la limitazione del diritto di manifestazione e di espressione, un maggior potere alle forze dell’ordine (borghese) e la possibilità di perquisire senza dare spiegazioni le abitazioni civili le manifestazioni non si sono fermate.

Nella giornata di sabato 16 aprile 30mila persone sono scese per le strade della capitale pronte a scontrarsi con alcuni sostenitori del governo chiamati dalle zone più arretrate del paese che grazie ad un compenso di 25 dollari erano pronti a difendere il governo.

Ma ancora una volta “la frusta della reazione ha fatto avanzare la rivoluzione”.

Le masse non si sono fermate con la brutale repressione (1 morto e 180 feriti) e ancora una volta esercito e polizia si sono spaccati, con ampi settori non disponibili a continuare la repressione contro il popolo in lotta.

Gutierrez compare alla televisione nazionale da solo, i generali lo hanno abbandonato e il capo della polizia Jorge Riveda si è dimesso ed è costretto a sospendere lo stato d’emergenza dopo solo 20 minuti chiedendo scusa al paese. Ma questo non è stato sufficiente a calmare la mobilitazione.

Solo come riflesso delle mobilitazioni di massa e per paura di perdere tutto il Parlamento ha messo in minoranza Lucio votando (61 su 101) la destituzione del presidente e il passaggio dei poteri al vicepresidente Alfredo Palacio.

Palacio come Mesa in Bolivia rispetto a Goni, pur essendo stato al fianco di Gutierrez ha cercato nelle ultime ora di apparire subdolamente dalla parte del popolo ed ha annunciato l’elezione in futuro di una assemblea costituente per confondere le masse.

Ma la migliore esperienza delle lotte degli ultimi anni in America Latina ci dimostra che non c’è futuro per il popolo ecuadoregno sotto il capitalismo e che la rivoluzione del paese andino deve andare fino in fondo senza dare nessun sostegno all’ennesimo burattino dell’imperialismo che potrebbe emergere da questa crisi in mancanza di un’autentica alternativa rivoluzionaria.

 
< Prec.   Pros. >