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Avanza il movimento in difesa di Obrador Stampa E-mail
Scritto da Samuel Santibānez   

Lo stesso giorno che Andres Manuel Lopez Obrador ha ufficialmente annunciato la sua candidatura alla presidenza del Messico, dinanzi ad una platea di mezzo milione di sostenitori, il parlamento gli ha revocato l’immunità parlamentare (desafuero), rendendolo incriminabile per aver ignorato la sentenza contraria di un tribunale che aveva impedito la costruzione di una strada di collegamento per un ospedale. Se il processo non dovesse concludersi per il prossimo gennaio, Lopez Obrador, per legge, non potrà candidarsi.

Lopez Obrador, sindaco di Città del Messico ed esponente del Prd (Partido de la Revolucion Democratica, il principale partito della sinistra del paese) ha parlato davanti a centinaia di migliaia di persone accorse in suo sostegno in piazza dello Zocalo poco prima di recarsi in parlamento per difendersi dalle accuse che gli sono mosse. Alla fine, il parlamento ha votato perché sia processato, 360 favorevoli, 127 contrari.

Il caso Lopez Obrador puzza d’ipocrisia, nessuno dubita che dietro questa questione ci sia, in realtà, una manovra delle classi dominanti messicane. Il governo Fox ripete senza posa che su questo si misura “lo stato di diritto” messicano, mentre è chiaro a tutti come tutto questo non abbia nulla a che fare con lo stato di diritto, e molto a che fare, invece, con le macchinazioni politiche poste in essere da parte delle classi dominanti messicane, per evitare che il popolare sindaco di Città del Messico si candidi.

Secondo il Miami Herald (8 aprile 2005): almeno un parlamentare del Pri [Partido Revolucionario Institutional, al potere dalla fine degli anni venti al 2000, Ndt], Roberto Campa Cifrian, ha dichiarato come, in realtà, non si tratti tanto del fatto che abbia infranto o meno la legge, quanto piuttosto delle sue idee politiche di sinistra: “il problema non è che López Obrador sia un pericoloso criminale, il problema è che è un pericoloso politico”.

Per avere un idea più precisa, si confronti il caso Lopez Obrador con le accuse di gigantesche frodi mosse al governo Fox, ad esempio i 140 milioni di dollari dello scandalo Pemexgate, rimasto impunito, in cui gli spiccioli suddetti sono stati dirottati dal monte salari degli operai alle casse del Pri. Va ricordato, inoltre, che gli scandali non riguardano solo il partito, Fox è stato coinvolto in prima persona in un caso di malversazione riguardo alle spese elettorali del 2000, che ancora non è arrivato davanti ad un giudice.

Insomma, in un paese in cui omicidi, traffici di droga e corruzione di massa restano impuniti, Lopez Obrador viene incriminato per aver ignorato l’ordine di un tribunale di fermare la costruzione della strada per un ospedale.

J’accuse!

Nella sua autodifesa, Lopez Obrador ha capovolto i capi d’accusa contro di lui rinfacciando a chi lo vorrebbe condannare le vere motivazioni del voto per l’impeachment. Non è Lopez Obrador ad essere colpevole, ma le classi dominanti ed i gruppi di potere interni al Pri ed al PAN [partito del presidente Fox e della destra nazionalista messicana, Ndt]: “Essi non intendono condannarmi per aver violato una legge, ma per le mie idee e per quello che posso rappresentare per il futuro del Messico!”.

Lopez Obrador ha proseguito attaccando “coloro che pensano di essere i padroni della nazione, i dirigenti del Pri e del PAN, che vogliono svendere il nostro petrolio, le nostre industrie elettriche, che hanno scaraventato nella bancarotta le nostre istituzioni finanziarie, che continuano ad affliggere allo nazione la piaga della disuguaglianza. Costoro hanno consegnato il paese alla più spietata e vorace oligarchia. Costoro vogliono tassare i generi alimentari e le medicine, mentre i loro protettori sono al riparo da nuove tasse, gli stessi che hanno distrutto la capacità produttiva del paese ed obbligato milioni di messicani ad emigrare negli Usa per sbarcare il lunario”.

“Io accuso - ha continuato, trasformandosi da accusato in accusatore - il presidente Vicente Fox Quesada di atti vergognosi, perpetrati cercando di legare le istituzioni per combattere una battaglia politica”.

“Io accuso il capo della corte suprema, Mariano Azuela, di subordinare la giustizia agli interessi contingenti dei potenti quando intrattiene rapporti privati con il presidente, dimenticando che il suo dovere sta nel proteggere il popolo dagli abusi, e non nel avervi parte attiva.”

“Vogliono mettermi in galera per aver costruito una strada per un ospedale, un crimine gravissimo. È questo lo ‘stato di diritto’ di cui vanno parlando? Quale “stato di diritto” esiste per tutti coloro che non si possono comprare l’assoluzione? La maggior parte dei giudici non hanno il coraggio di resistere alle pressioni del governo. Tutto si gioca attorno al denaro e a chi vuole un paese esclusivamente per i ricchi” (da Narcosphere)

Questo tipo di linguaggio si collega direttamente con la rabbia ed il vissuto di milioni di lavoratori e contadini messicani, che nulla hanno avuto dalla crescita economica di questi ultimi anni.

La classe dominante messicana ha clamorosamente sbagliato i suoi calcoli su questo caso e si trova oggi tra l’incudine ed il martello. Giovedì 7 aprile c’erano mezzo milione di persone allo Zocalo, come in un paio di altre manifestazioni nell’aprile scorso. La manifestazione è durata oltre dieci ore e non sono stati pochi coloro che hanno passato tutta la notte in piazza. Il 25 aprile i manifestanti erano oltre un milione. Un movimento così forte potrebbe anche costringere le classi dominanti ad abbandonare le accuse e lasciare che Obrador possa competere nelle prossime elezioni. Questo sarebbe un segnale fortissimo che la lotta paga, rendendo le masse più fiduciose e radicalizzando il movimento.

I limiti di Obrador

Lopez Obrador, in ogni caso, si sforza di rassicurare la classe dominante messicana e l’imperialismo USA che non intende in alcun caso rovesciare lo “stato di diritto”. Insieme ad altri dirigenti del Prd continua ad invocare la “calma” e la “pace sociale” chiedendo espressamente che non si facciano blocchi stradali e picchetti. Non a caso è da un miliardario che si è fatto finanziare il restauro del centro storico ed è a Rudolph Giuliani che chiede pareri sul controllo della criminalità.

L’idea di Lopez Obrador è quella di mettersi a capo di un movimento di disobbedienza civile, che lo sostenga pur rimanendo sempre nell’ambito della legalità, con la scusa di non cedere alle “provocazioni” ed alla “logica” dei suoi avversari.

Terrorizzati dal potenziale rivoluzionario del movimento, i leader del Prd cercheranno, inevitabilmente, di farlo deragliare verso un “vicolo cieco” legalitario, ma il sentimento di rabbia è talmente forte che potrebbe esplodere in ogni momento ed andare ben oltre le loro intenzioni.

Una direzione forte e cosciente potrebbe scatenare l’enorme potenziale rivoluzionario degli operai e dei contadini messicani. Il problema è che il Prd, che pure ha una base operaia e contadina ha viceversa una direzione democratico-borghese incapace di andare oltre i limiti imposti dal capitalismo.

Il movimento per la difesa di Lopez Obrador dovrebbe essere collegato a una prospettiva di trasformazione della società come sostenuto dai compagni della tendenza marxista “El Militante”.

In un volantino distribuito nella manifestazione di Città del Messico i marxisti hanno difeso le seguenti parole d’ordine:

- per una direzione del partito intransigente eletta democraticamente dal basso per dirigere la lotta e non come ora dove alla direzione c’è con un equipe di due iscritti al partito e tre intellettuali “indipendenti”.
- per uno sciopero generale di 24 ore, per ritirare il desafuero e per cacciare Fox.
- per una marcia verso Città del Messico con blocchi stradali in tutta la nazione.
- per l’unità del movimento operaio e dei contadini poveri all’interno del Prd.
- per la formazione di comitati di base in ogni fabbrica, quartiere, scuola. Promuovere i comitati di base come strumento di lotta economica legandoli alla difesa di Obrador.
- che il movimento assuma un programma di classe nella prospettiva di una trasformazione radicale, per una società dove le leve fondamentali dell’economia passino sotto il controllo dei lavoratori e dei contadini poveri.

Come dimostra l’esperienza degli ultimi anni in America Latina l’unico modo per difendere gli interessi dei lavoratori e degli oppressi è lottare contro il capitalismo. In questo quadro è fondamentale che le tendenze operaie e di sinistra che partecipano al movimento contro il desafuero abbiano la capacità di organizzare la mobilitazione indipendente della classe operaia.

Solo così saranno in grado di distinguersi dai dirigenti del Prd che pongono la questione solo da un punto di vista democratico costituzionale senza prefigurare un’alternativa socialista.

 
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