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Anche i lavoratori dei call center alzano la testa! Stampa E-mail
Scritto da Una lavoratrice   

Il settore dei call center è in fermento: in numerose aziende del settore i lavoratori, esasperati dalle condizioni di lavoro alienanti e dai continui soprusi cui sono sottoposti, hanno alzato la testa. Nonostante l’estrema ricattabilità che contraddistingue la situazione di molti lavoratori nel call center, si riscontra un aumento importante della sindacalizzazione e soprattutto l’inizio di forme di mobilitazione spontanee contro lo sfruttamento. È questa l’esperienza degli operatori di numerosi call center siciliani, dal gruppo Cos ad Alice Service, scesi in piazza per rivendicare aumenti salariali, migliori condizioni di lavoro e diritti sindacali.

Significativo il percorso di lotta portato avanti dai lavoratori della Tns-Infratest, una società di ricerche di mercato e sondaggi d’opinione, con sedi a Milano e Roma, che fa parte dell’Assirm (consorzio di call center aderente a Confindustria). Anche qui, come spesso accade in situazioni analoghe, l’esasperazione dei lavoratori per la precarietà della loro situazione e per il comportamento unilaterale e verticistico dell’azienda in materia di organizzazione del lavoro (turni, pause, interruzioni dell’attività lavorativa, ecc.) è tale da rendere l’ambiente potenzialmente esplosivo: è sufficiente una piccola scintilla - in questo caso un ritardo di 11 giorni nel pagamento dei compensi (che vengono di norma corrisposti a 67 giorni dal termine del mese di effettiva esplicazione della prestazione!) - per far divampare la rabbia e l’insoddisfazione fino a quel momento latenti. Così è stato per gli operatori del call center milanese, che dopo anni di sfruttamento hanno deciso di alzare la testa e far sentire la loro voce scendendo in lotta con lo sciopero e rivolgendosi al sindacato, il Nidil-Cgil, fino a quel momento poco presente in azienda. A partire dal ritardo nel pagamento dello stipendio, i lavoratori hanno così discusso e approvato una piattaforma rivendicativa più ampia fondata in primo luogo sull’ottenimento del contratto individuale previsto dall’Accordo quadro per la regolamentazione delle collaborazioni a Progetto (sottoscritto dal Nidil-Cgil e da Assirm, ma fino a quel momento rimasto inattuato).

Un ruolo fondamentale in questa vertenza è stato ricoperto dal comitato dei lavoratori, di cui alcuni si sono recentemente iscritti al Nidil: che ha discusso degli strumenti e dei metodi per essere più incisivi nella lotta, supportare i delegati sindacali, sostenere e a volte fare pressioni sul Nidil affinché questo si ponga come efficace difensore dei diritti nella trattativa con l’azienda. Ed è stata proprio la partecipazione attiva e costruttiva dei lavoratori alla definizione della piattaforma rivendicativa, democraticamente discussa nelle assemblee, unita alla comprensione della necessità di riconquistare il sindacato ad una politica di reale difesa degli interessi della classe operaia, a portare questa lotta ad un esito positivo: l’ottenimento del contratto individuale, pur con tutti i limiti che ad esso ineriscono, è stato percepito come un primo importante risultato, da ascriversi non certo a sotterranee ed oscure manovre delle rappresentanze sindacali, bensì alla grande disponibilità a mobilitarci e lottare per i nostri diritti.

Si tratta ovviamente del primo passo di un percorso lungo e accidentato, ma è un passo che segna un’importante inversione di marcia: la lotta è lo strumento attraverso il quale i lavoratori hanno preso coscienza della possibilità di cambiare le cose, ottenendo una serie di piccoli risultati che hanno dato loro fiducia e che spianano la strada ad una lotta senza quartiere contro la precarietà.

 
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