In una Campania già scossa dall’emergenza rifiuti, una nuova tegola potrebbe abbattersi sulla popolazione e in particolare sulla classe lavoratrice. Il 23 novembre 2004 l’Ato2 (Ambito Territoriale Ottimale), ente previsto dalla legge Galli del’94, formato dagli amministratori locali dei paesi coinvolti e dalla provincia, e che ha il compito di “razionalizzare” e poi dare in gestione i servizi idrici a società per azioni, ha deliberato la privatizzazione dei servizi idrici nell’area Napoli-Volturno.
Il bando dell’Ato prevede, infatti, la creazione di una società mista con una quota del 40% ai privati e con una progressiva dismissione della partecipazione pubblica nei successivi due anni e assegna già da adesso al privato il compito di “definirne la gestione”; si tratta di fatto dell’acquisizione da parte dei privati di un bene primario come l’acqua in un area che comprende, tra le province di Napoli e Caserta, ben 136 comuni e oltre 2 milioni di abitanti.
Oltre a comportare in futuro un notevole aumento delle tariffe per milioni di famiglie, la delibera dell’Ato mette a rischio oltre 1500 posti di lavoro nel settore idrico, tagliati dal nuovo piano industriale, che potrebbero essere molti di più se consideriamo anche le ditte esterne; infatti l’Azienda Risorse Idriche Napoletana (Arin) controlla alcune ditte edili, che, venendo meno la gestione dell’acqua da parte dell’azienda capofila, rischiano di chiudere.
Già i primi effetti iniziano a vedersi: alcune ditte stanno già ricorrendo alla cassa integrazione, mentre ormai da mesi 67 operai di 4 ditte appaltatrici Arin, che da 9 mesi non percepiscono stipendio, lottano contro i licenziamenti e contro l’azienda nella totale indifferenza della Regione che continua a disertare gli incontri richiesti dai sindacati per tentare una soluzione. Ancora una volta il “magnifico laboratorio Campania” di cui tanto fiero va il centro-sinistra dimostra la sua efficienza, dopo averci spiegato l’importanza dell’inceneritore ad Acerra e l’affidabilità della Fibe di Romiti, ora con pochi indugi cede le risorse idriche all’Eni Acqua e altre multinazionali.
Rifondazione Comunista si è opposta nel voto in consiglio ma ha scelto la linea della mobilitazione “soft”, lanciando una raccolta di firme contro la delibera, ma di fatto parlando del problema a voce bassa per non turbare l’alleato Bassolino in un momento delicato come quello pre-elettorale. Ancora una volta si dimostra la subalternità del partito al centrosinistra e come la teoria dell’accordo di governo per spostare l’asse della politica a sinistra “faccia acqua” da tutte le parti e non riesca nemmeno ad arginare un problema che sarà all’ordine del giorno nel prossimo futuro.
Quello della privatizzazione dell’acqua sarà infatti terreno di scontro non solo in Campania (dove al di là dell’Ato2, vi è un settore, l’Ato3, già in gran parte in mano ai privati che comprende le zone del Sarno e i paesi vesuviani), ma in tutto il sud, dove la proposta della privatizzazione dell’acquedotto pugliese, il più importante del sud, che fornisce acqua all’intera Basilicata e parte della Campania, è sostenuta da quasi tutto il centrosinistra. Stanno nascendo a Napoli e nella regione comitati civici per la difesa dell’acqua che hanno richiesto il ritiro della delibera e che, per ora, hanno ottenuto uno slittamento dei termini di gara per il bando, ma ancora una vera e propria mobilitazione non si sta vedendo, complice il silenzio nel quale fin ora sta andando avanti la vicenda.
La lotta deve svilupparsi a partire dai posti di lavoro, dalle scuole e dalle università, affinché una mobilitazione che abbia come parola d’ordine il no alla privatizzazione dell’acqua, possa arrivare ad una vittoria. Deve unirsi alle lotte sociali e alla generosa mobilitazione di migliaia di campani contro il piano rifiuti, sancendo il secco rifiuto all’entrata dei privati nella gestione dei beni primari e richiedendo non solo che le risorse idriche siano completamente pubbliche, ma anche che si ponga immediato rimedio al dissesto idrico che da sempre affligge la Campania e tutto il Sud Italia.
|