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I pendolari si sono stancati! Stampa E-mail
Scritto da Mauro Demichele; Fortunato Lania (dipendente ATM)   

Venerdì 28 gennaio un gruppo di pendolari delle Ferrovie Nord di Milano (FNM) della stazione di Palazzolo (MI) hanno bloccato i binari dalle 7,00 alle 12,00. La goccia che ha fatto traboccare il vaso dell’esasperazione dei pendolari è stata la soppressione consecutiva di due corse. Non è la prima volta che viene soppressa una corsa senza che venga predisposto un treno sostitutivo e la lista dei motivi che hanno portato all’esasperazione sono tanti: ritardi sistematici delle corse e cambiamenti di orari impediscono di arrivare in orario al lavoro o a scuola, sovraffollamento dei treni nelle ore di punta, per non parlare dei rischi che ciò comporta in termini di sicurezza del viaggio, ecc.

Con questo blocco volevamo costringere la direzione dell’azienda e della regione Lombardia a risolvere i problemi dei trasporti delle FNM. Molti sono stati i tentativi di farci togliere il blocco con vari pretesti: all’inizio l’azienda diceva che sarebbe arrivato un treno sostitutivo (cosa palesemente falsa dato che il treno che si era guastato era sui binari…), poi sono arrivati la polizia e i carabinieri: in parte per tentare di farci paura, in parte per tentare di convincerci a togliere il blocco dicendo che creavamo un disagio agli altri pendolari; che dopo aver dato un segnale forte di disagio avremmo dovuto spostarci dai binari e discutere con la direzione aziendale. La nostra posizione era che non avremmo tolto il blocco fino a che concretamente non fosse venuto Formigoni o un dirigente delle FNM a discutere. In seguito sono venuti, probabilmente chiamati dai carabinieri, il sindaco di Paderno, quello di Varedo e dei funzionari delle FNM, ma eravamo determinati a voler discutere direttamente con i dirigenti dell’azienda e della Regione e i tentativi di farci togliere il blocco non sono valsi a nulla. La maggioranza dei pendolari era consapevole che la loro forza stava nel fatto che tenevano in scacco l’intera linea ferroviaria bloccando il servizio. Appena arrivato Mauro Piuri, amministratore delegato delle FNM, prima ancora di raggiungere i binari, ha chiesto alla polizia e ai carabinieri di manganellare i manifestanti per far togliere il blocco. Quando si è diffusa la notizia è diventato chiaro a tutti che togliere il blocco era l’ultima cosa che avremmo dovuto fare per farci ascoltare.

Dopo aver visto che ponendosi in quel modo non avrebbe ottenuto nulla, Piuri ha accettato di discutere con i pendolari che, comunque, hanno tenuto il blocco. Nell’assemblea, dopo aver tentato la carta della repressione violenta, ha mostrato la faccia del dirigente che comprende i problemi dei pendolari e ne condivide i disagi (perché anche lui prende il treno tutti i giorni per andare al lavoro), ma che non può fare granchè, perché il problema sono le carenze strutturali del sistema ferroviario.

Alla fine dell’assemblea, a causa della stanchezza e dell’assenza di una strategia di lotta chiara, la protesta è finita e alcune persone si sono scambiate il numero di telefono per creare un comitato dei pendolari. Con il blocco dei treni, probabilmente per la prima volta, molti di noi hanno deciso di prendere nelle proprie mani i problemi quotidiani che li riguardano senza aspettare che qualcun altro li risolva per noi.

Con questa forma di protesta siamo riusciti a costringere la direzione delle FNM quantomeno a renderci ragione dei problemi, laddove le nostre continue segnalazioni e proteste all’ufficio clienti non erano valse a nulla. Chiediamoci: i problemi delle ferrovie non li possono o non li vogliono risolvere? E se non vogliono, perché?

Le aziende dei trasporti, come tutte le altre aziende, tendono a tagliare i fondi destinati alla sicurezza, ai salari dei lavoratori… perché il loro obiettivo è quello di trarre un profitto da quel servizio e non quello di dare un servizio efficiente e sicuro. Ci siamo resi ben conto in assemblea che fino a che la gente non si lamenta, e soprattutto non va a colpire concretamente i loro interessi, la direzione dell’azienda non si cura dei problemi dei pendolari pur conoscendoli bene da decenni.

Sappiamo bene che i ferrovieri sono i primi a pagare, anche con la vita come nel caso del disastro di Crevalcore, le inadeguatezze in materia di sicurezza dei trasporti. Quindi si tratta di unire le forze dei pendolari e dei lavoratori per raggiungere obiettivi comuni: un servizio efficiente e sicuro.

 
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