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Quale prospettiva per la lotta di Acerra? Stampa E-mail
Scritto da La redazione di Falce Martello   

La lotta di Acerra per il diritto alla salute, 
contro la logica del profitto. Costruiamo una mobilitazione nazionale

La lotta di Acerra da mesi è al centro del dibattito politico in Campania, la mobilitazione, dopo i cortei e i presidi, è arrivata a un bivio. I continui attacchi della stampa a questa lotta, assieme a quelli delle istituzioni e del centrodestra e centrosinistra, non sembrano però fermare la rabbia. Tutto questo si inserisce nel contesto nazionale e internazionale di crisi profonda del capitalismo, quindi la ricerca di profitti sempre più facili in mercati ancora “vergini” (come il business dei rifiuti) spinge ad oltrepassare scrupoli di ogni sorta. Inceneritori vengono costruiti ovunque o sono già in funzione, da Brescia a Schio passando per gli impianti spagnoli e tedeschi, e tutti suscitano reazioni rabbiose da parte delle popolazioni, e disseminano inquinamento e veleni sul territorio. Parecchie grandi aziende stanno pensando di spostare la propria produzione dai settori “tradizionali” (come quello automobilistico) a quelli nuovi aperti dalla privatizzazione delle fonti energetiche e dallo smaltimento delle immondizie. Acerra è per ora il posto dove le contraddizioni sono esplose, ma già altri territori sono prossimi a vedere mobilitazioni e lotte, ma ad Acerra questo è accaduto ora come frutto di un processo di anni e anni in Campania, e che trova da un lato istituzioni e schieramenti politici “opposti” e dall’altro le masse di lavoratori , studenti e disoccupati preoccupati della salvaguardia del proprio futuro.

Storia emergenza rifiuti

L’emergenza rifiuti in Campania è una storia vecchia di anni. Tutto è cominciato all’inizio degli anni 90, con la privatizzazione del settore rifiuti, perchè si riteneva che la camorra controllasse le aziende municipalizzate. Ma la privatizzazione non ha risolto nulla anzi ha aggravato enormemente la situazione peggiorando le condizioni dei lavoratori della nettezza urbana, peggiorando il servizio e dando ancora più strumenti di penetrazione alla camorra attraverso le gare d’appalto. Infatti nel 1994 viene istituito il Commissariato straordinario dei rifiuti. Il presidente della Regione Campania, Antonio Rastrelli (AN) nel 1995 scrisse il piano rifiuti, che prevedeva la costruzione di due inceneritori e di ben sette impianti di stoccaggio (dove i rifiuti vengono trasformati in ecoballe).

La gara d’appalto prevede una serie di norme singolari: l’azienda che vinceva l’appalto aveva solo l’obbligo di costruirlo nella zona ASI (area sviluppo industriale, situata tra le province di Napoli e Caserta), avendo così una sorta di diritto feudale sullo sfruttamento del territorio, senza alcun controllo. La Commissione Europea denuncerà l’Italia per il mancato rispetto delle norme sull’impatto ambientale. Nel frattempo, la giunta regionale cade e l’appalto va avanti.

Lo vincerà la FIBE, consorzio imprenditoriale nell’orbita di Cesare Romiti (legato alla FIAT). Ovviamente, la vittoria è ottenuta grazie a prezzi più bassi, dovuti a macchinari vecchi. Vengono scelte Acerra e Battipaglia, l’ultima verrà sostituita con Santa Maria la Fossa, centro agricolo della piana del Volturno perchè Battipaglia... è zona agricola!

Bassolino vince le elezioni nel 2000 promettendo nel suo programma “L’opposizione alla termodistruzione, la riduzione, la raccolta differenziata e il riciclo dei rifiuti” e l’opposizione al Commissariamento. Il programma è tuttora rintracciabile su www.conbassolino.net. Ma come sempre, la “continuità amministrativa” protegge gli interessi forti (poteva mai dispiacere gli imprenditori progressisti?). Bassolino diventa il nuovo commissario straordinario e va avanti verso la costruzione dell’inceneritore. Fra le prime proteste della popolazione di Acerra, e la nascita del Comitato contro l’inceneritore, passano 4 anni per aprire il cantiere nel Pantano. Intanto continuano periodi di emergenze rifiuti, con strade colme di “monnezza” in tutta la regione, e nel marzo 2004 la patata bollente passa al prefetto Corrado Catenacci, uomo vicino al governo. Il centrodestra, da che opportunisticamente si opponeva al piano rifiuti e all’inceneritore, improvvisamente tace.

La lotta di Acerra

Si arriva il 17 agosto 2004 all’apertura del cantiere nella zona del Pantano e all’invio di 1800 agenti a presidiare il territorio. Decisione presa anche perchè le elezioni comunali vedono prevalere una coalizione capeggiata da Rifondazione e dal candidato a sindaco Espedito Marletta, vincenti sulla base di una opposizione frontale alla costruzione del “termovalorizzatore”. Fra varie provocazioni, si arriva il 29 agosto a un corteo di 30.000 persone, brutalmente caricato dalla polizia mentre tentava di avvicinarsi al cantiere. Le cariche dimostrano a che punto si arrivi per difendere i profitti.

La sera stessa, dopo l’arresto di 17 manifestanti, si blocca l’autostrada Roma-Napoli. Però queste reazioni istintive non erano per niente organizzate. Anche il corteo non prevedeva un servizio d’ordine adeguato.

La lotta è andata avanti con il blocco della stazione ferroviaria, durato 9 giorni, e con il corteo del 9 settembre a Napoli, in contemporanea con il consiglio regionale che doveva decidere sull’inceneritore. Viene bloccato il centro dai 5000 manifestanti e nel pomeriggio si presidia il palazzo della regione. Ovviamente il consiglio regionale non dà risposte.

Si arriva alla mobilitazione del 29 settembre, con due cortei ad Acerra la mattina e la sera. Il corteo serale, convocato da associazioni cattoliche come fiaccolata, in realtà si caratterizza fortemente per slogan contro Bassolino, Catenacci e Berlusconi e per il lavoro.

Viene convocata una manifestazione nazionale per il 20 ottobre, in un giorno lavorativo, quando una delegazione deve essere ricevuta a Palazzo Chigi. Il corteo romano, di circa un migliaio di persone, parte con molte speranze. Si forma un presidio durante la riunione della delegazione con un rappresentante istituzionale a Palazzo Chigi. Le speranze cadono. La delegazione torna senza alcun risultato concreto, ma solo vuote promesse.

La lotta è in una fase di stallo. La popolazione di Acerra è disillusa rispetto alle strade istituzionali finora percorse.

Il ruolo del PRC e del centrosinistra

La mobilitazione popolare e l’opposizione frontale all’inceneritore ha permesso a Rifondazione di ottenere ottimi risultati elettorali: il 17% al partito e il 75% al candidato a sindaco Espedito Marletta, espresso da Rifondazione.

Ecco come partecipando attivamente alle lotte, aumenta il peso del partito.

Le pressioni delle lotte hanno portato Rifondazione alla testa della mobilitazione, anche in contraddizione con le politiche del centrosinistra. Da 10 anni il PRC appoggia Bassolino e il centrosinistra alla Regione, in Provincia e nel Comune di Napoli. La Campania viene vista come un laboratorio per l’accordo di Rifondazione con l’Ulivo, accordi che però non hanno portato a nessun miglioramento per i lavoratori e i giovani, anzi: continue repressioni al movimento dei disoccupati, le privatizzazioni di qualsiasi servizio sociale (ente diritto allo studio, trasporti, acqua e via dicendo).

E la lotta contro l’inceneritore si scontra con un centrosinistra asservito alla logica del profitto.

Grazie alle mobilitazioni polari il Prc si è finalmente collocato all’opposizione nelle giunta regionale campana ma nonostante le dimissioni dell’unico assessore regionale del partito, Vincenzo Aita, su Liberazione del 12 ottobre si legge che Rifondazione ha già stretto l’alleanza per le regionali col centrosinistra in tutte le regioni cioè anche in Campania. Per non parlare dell’odg presentato alla provincia di Napoli dai Ds nella seduta del 7 ottobre, votato da Rifondazione, in cui viene riconfermata la pratica dell’incenerimento dei rifiuti. Il PRC deve saper dare risposte concrete alla popolazione acerrana, e alla propria base.

Le posizioni del centrosinistra campano sono riassumibili nelle parole di Bassolino, e nei vari ordini del giorno presentati da DS e Margherita in ogni sede istituzionale. La “termovalorizzazione” (parola tecnica per abbellire il termine incenerimento) dei rifiuti è giudicata imprescindibile, ovviamente il tutto gestito da imprese private. Si rifiuta, da parte dei vertici del “laboratorio campano”, qualsiasi spiegazione del perché di questa scelta, non giustificabile semplicemente con la “continuità istituzionale” o con studi medici. D’altronde, anche in altre parti d’Italia (Brescia, Schio, Settimo Torinese) il centrosinistra o partecipa attivamente o sta zitto di fronte alle problematiche ambientali, votando a favore della costruzione di impianti di incenerimento e addirittura partecipando nei consigli d’amministrazione. Anche su un argomento come quello dei rifiuti, si dimostra come in realtà il centrosinistra difenda gli interessi padronali.

Da una parte c’è il diritto alla salute di centinaia di migliaia di cittadini e dall’altro i profitti di pochi.

Inquinamento e profitti

I due inceneritori (Acerra e S.Maria La Fossa, distanti 40 km uno dall’altro) comporteranno un disastro ambientale per l’intera Campania. I termovalorizzatori producono diossina (cosa che viene puntualmente omessa), oltre a piombo, cadmio e enormi quantità di polveri, con danni incalcolabili per la salute. La diossina è il più potente cancerogeno sintetico esistente. Si accumula nell’ambiente, entrando nelle falde acquifere, nei terreni contaminandoli per secoli, rendendo pericoloso ogni tipo di prodotto agricolo. Alla fine tutto si concentra nell’organismo umano. I controlli promessi sono i soliti controlli effettuati nelle aziende sotto il capitalismo: anche a Marghera si diceva che si poteva restare senza protezioni a lavorare i prodotti chimici. Persino la Commissione Europea, di certo non imputabile di “estremismo”, ha continuamente abbassato i livelli di valore di rischio, arrivando a sostenere che “le caratteristiche tossiche delle sostanze sono state sottovalutate” e che un eventuale controllo serio sui valori della diossina porterebbe al collasso del mercato alimentare.

Nonostante ciò che sostengono i maggiori quotidiani italiani, la tecnica dell’incenerimento viene sempre più messa da parte da altri paesi capitalisti. Soltanto negli Usa 280 proposte di inceneritore sono state bocciate, come nel Canada. In Spagna e in Germania si intensificano le lotte per lo smantellamento di questi ecomostri. Per non parlare del fatto che gli inceneritori campani sarebbero costruiti con tecnologie assolutamente antiquate.

In realtà il discorso è molto più banale. L’immondizia nella discarica costa 80 lire al chilo, mentre nell’inceneritore ne costerebbe 294 lire (tutto calcolato senza l’IVA, e altre spese aggiuntive). Basta moltiplicare per svariate migliaia di tonnellate (per smaltire la monnezza campana ci vorrebbero 40 anni) e il risultato è un vortice impressionante di intrecci affaristici.

L’inceneritore è una macchina per guadagnare, si bruciano più rifiuti possibile per ottenere energia che però non sarà gratuita, ma anzi rivenduta a un prezzo maggiorato (ovviamente bisogna tutelare gli investimenti!), inoltre vi sono milioni e milioni di euro dati dall’Unione Europea e dallo stato italiano. Rischi per le popolazioni, profitti per i padroni (ed è costretto a dirlo anche il Wall Street Journal, nel lontano 1983).

Bisogna interrogarsi però anche sul perché in questo sistema vengano prodotte determinate sostanze, privilegiandole ad altre certamente meno inquinanti e che possono essere riciclate. Un caso su tutti è la preferenza che viene data alla plastica. La plastica è un derivato del petrolio, difficilmente biodegradabile e riutilizzabile, mentre il vetro, ricavato dalla sabbia, è il miglior materiale possibile per il riciclaggio e il riutilizzo. Ma viene preferita la plastica. Perché? Semplicemente, il petrolio è uno degli elementi centrali nella produzione sotto il capitalismo, e permette profitti immediati e sicuri!

La FIBE ha un ruolo centrale nell’intreccio politico-affaristico di Acerra. Il gruppo nell’orbita di Romiti riesce a mettere d’accordo centrodestra e centrosinistra, di fronte a una sostanziosa torta di denaro. Ormai la Fiat sta cominciando a cambiare obiettivo: dalle automobili (ormai troppe) si passa ai rifiuti, il business del futuro. L’azienda è presente in ognuno dei posti dove ci sia una lotta contro la devastazione ambientale e la speculazione, ed è consorziata con la SOGIN, società mista dell’Esercito Italiano che si preoccupa della localizzazione delle aree di smaltimento. La FIBE comincia anche ad avere un ruolo di primo piano nella costruzione di inceneritori e discariche in Europa, riuscendo ad aggiudicarsi gare d’appalto anche in Spagna e in Germania. E questa impresa è coinvolta anche in indagini per truffa allo stato, mentre il Corriere del Mezzogiorno (gruppo Romiti - RCS) accusa ogni giorno di infiltrazioni camorristiche la lotta degli acerrani.

Gli intrecci in queste faccende sono sconvolgenti, come a Brescia, dove l’ex azienda municipalizzata e privatizzata dal centrosinistra, ha al suo interno azioni della Fininvest e della finanza vicina ai Ds (Unipol e Monte dei Paschi di Siena) o a Torino, dove siedono nel Cda del futuro inceneritore siedono esponenti dei DS e della Margherita.

Nazionalizzazione sotto il controllo dei lavoratori

L’unico argine possibile all’intreccio di affari, veleni e sangue del capitalismo è la nazionalizzazione sotto il controllo dei lavoratori e dei cittadini di tutto il settore dei rifiuti. Attraverso la diretta gestione delle aziende e di tutto il ciclo, si possono evitare infiltrazioni camorristiche (che spesso hanno colpito i vari consorzi nati dalle privatizzazioni) e speculazioni sulla pelle altrui. Inoltre, mentre per gli inceneritori servono poche persone specializzate, con la raccolta differenziata e il riciclaggio si può assumere molta più gente, cominciando a dare basi concrete al problema della disoccupazione in Campania, che ad Acerra è un male diffuso da decenni. La nazionalizzazione è l’unica possibilità di eliminare alla radice il problema, sostituendo alla logica perversa del profitto del capitale il controllo diretto e immediato dei lavoratori, nell’interesse della collettività e non del padronato, disposto a distruggere la salute per guadagnare miliardi e miliardi. Non è utopia, ma realtà. È molto meno razionale l’attuale politica sui rifiuti, basata sull’anarchia del mercato. La possibilità di nazionalizzare e di creare un piano anche nazionale sui rifiuti permetterebbe un equilibrio razionale dei carichi di rifiuti, e una gestione molto più funzionale, attenta e sicura.

Estendere la lotta, costruire una vertenza nazionale in difesa delle salute contro profitti ed inquinamento

Le emissioni degli inceneritori colpiscono per decine e decine di chilometri, quindi non è solo una questione di dove metterlo. Se si sposta l’inceneritore, non si risolve molto, e il problema riguarda le province di Napoli e Caserta, le più densamente popolate della Campania. La produzione agricola di queste zone, già in ginocchio per le varie discariche abusive e non, potrebbe riceve il colpo di grazia. L’Asl di Acerra ha già il poco invidiabile primato di tumori al sistema nervoso e leucemie, come sottolineato da un’inchiesta del giornale medico americano Lancet. L’ecomafia, il mancato rispetto degli scarichi da parte delle aziende, la cementificazione: questi sono i mostri che hanno portato al disastro ambientale della zona maggiormente popolata della Campania, dove, dal mare alle falde acquifere passando per campi e città, tutto è inquinato e si è calcolato ci vorranno decenni per rimettere tutto a posto. Devastazione di cui i governi si sono resi complici, lasciando ai padroni mano libera nello sfruttare le risorse ambientali, ignorando anche le condizioni disumane di lavoro a cui sono sottoposti parecchi lavoratori edili della zona. L’esempio di tutto ciò è Pinetamare, dove Coppola, attraverso l’appoggio di camorra, istituzioni e NATO, ha distrutto il litorale domitio, scambiando questi “favori” con infrastrutture per gli americani e tante mazzette per gli altri, con decine di morti sui cantieri e l’avvelenamento completo del mare. C’è l’assoluto bisogno di estendere la lotta, sull’esempio di Scanzano Ionico, quando uno sciopero generale regionale e il blocco dell’intera Basilicata per decine di giorni ha fatto tornare sui propri passi il governo. La lotta di Scanzano è esemplare su come vincere: l’intera popolazione della Basilicata si è mobilitata, con blocchi delle vie di comunicazione e delle infrastrutture (come la cosiddetta arteria del salotto, la diga di Monte Cotugno, il centro oli di Viaggiano e l’autostrada Salerno-Reggio Calabria). Studenti, operai e cittadini hanno tenuto per giorni sotto scacco l’intero sistema produttivo, con blocchi alle strade attorno Melfi e estendendo la lotta nella provincia di Taranto. In Campania oltre ad Acerra e Santa Maria la Fossa, esistono altri posti duramente colpiti dalle discariche e dai CDR, come Villa Literno, Ariano Irpino, Caivano, Giugliano, Cellole, Aversa...

e quindi già cominciando a coordinare le lotte, costruendo comitati d’appoggio alla lotta acerrana si farebbe un enorme passo avanti. La lotta per l’ambiente è un aspetto della lotta mondiale contro il capitalismo e l’imperialismo, che oltre a devastare i nostri territori, inviano rifiuti tossici in Africa e Asia, e rivende apparecchi inquinanti e obsoleti alle corrotte borghesie del Terzo Mondo. In ogni posto del mondo nascono lotte contro la distruzione ambientale, ma tutto è collegato alla spirale del profitto. In Italia esistono altre realtà di lotta come Schio o Brescia, la necessità di unirsi e battere su questo campo il sistema capitalistico che ci sfrutta e ci avvelena non è rinviabile.

La lotta deve estendersi ai posti di lavoro, alle scuole e alle università, portandola anche all’interno della CGIL, il cui segretario regionale Michele Gravano, dalle colonne del supplemento campano dell’Unità, il 5 ottobre si appellava a Pisanu per risolvere le lotte su un piano d’ordine pubblico. I lavoratori devono avere un ruolo centrale nella lotta, costruendola nei luoghi di lavoro, bloccando l’intera regione e spingendo le organizzazioni sindacali ad appoggiare la mobilitazione. Non basta il coinvolgimento passivo, individuale nella lotta perchè i lavoratori sono il motore della società, e quando si inceppa il motore, la società non riesce ad andare avanti. Bloccando tutta la regione in uno sciopero generale, si riuscirebbe a dare un duro colpo a padroni e istituzioni impegnati nell’avvelenamento del territorio.

I sindacati non prendono posizione, evitando accuratamente l’argomento. Bisogna invece portare Acerra in ogni fabbrica, scuola, università!

Ad Acerra si può vincere e aprire una nuova stagione di lotta in tutto il paese. Una vittoria sarebbe l’esempio per migliaia di giovani e lavoratori ed oltre a salvaguardare la salute aprirebbe una nuova stagione politica che rappresenterebbe un primo passo verso la costruzione di una società in cui i mezzi di produzione siano gestiti dai lavoratori e nell’interesse della maggioranza della società e non di un pugno di capitalisti che inquinano, avvelenano le nostre terre e ci regalano una vita precarietà, guerra e barbarie. Solo questo tipo di società, che noi chiamiamo socialismo, ci può garantire un futuro senza inquinamento e sfruttamento.

Le nostre proposte:

Nella lotta acerrana devono emergere proposte che non si limitino alla valutazione d’impatto ambientale o al ritiro del piano regionale dei rifiuti. Il problema essenziale è l’intreccio affaristico.

Dobbiamo bloccare questo ulteriore attacco ai lavoratori, ai giovani e ai disoccupati della Campania e del resto d’Italia.

- Ritiro del piano regionale dei rifiuti: quello attuale è una guerra contro la salute dei cittadini

- No all’inceneritore: una macchina di soldi e di morte che non risolve alcun problema

- Un piano di raccolta differenziata, che tenda all’obiettivo del riciclaggio della totalità dei rifiuti

- Nazionalizzazione dell’intero settore dei rifiuti: i vari consorzi frutto della privatizzazione hanno fallito, soltanto le aziende municipalizzate e associate attraverso coordinamenti sotto il controllo democratico dei lavoratori e dei cittadini possono riuscire a risolvere il problema.

L’unica lotta che si perde è quella che non si combatte

 
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