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Scritto da Francesco Santoro   

Terminata l'indagine sui tempi, ora facciamola pesare!


 

Da diverso tempo i lavoratori Terim sono costretti a subire ritmi sostenuti, e l’8 ottobre 2004 si è svolto uno sciopero spontaneo di un’ora. Come Rsu allo stesso tempo abbiamo anche deciso di indire un’assemblea per decidere il da farsi.

L’assemblea è il momento più alto di democrazia che hanno i lavoratori nella quale si possono confrontare le diverse idee e alla fine prendere una decisione a maggioranza, infatti cosi è stato! I lavoratori hanno partecipato e discusso soprattutto su un punto in comune; il problema dei ritmi sostenuti riguarda tutti i reparti nessuno escluso. Rimaneva quindi la domanda cruciale, che fare? La Rsu ha fatto una proposta concreta che alla fine ha fatto votare e che la maggioranza dei lavoratori ha sostenuto; la creazione di una commisione tempi e metodi dei lavoratori. Questo permette di avere uno strumento che proprio attraverso un’indagine svolta su ciascun lavoratore, che diventerà poi oggetto di trattativa, metta in campo le esigenze di noi operai, permettendo di migliorare le condizioni di lavoro. Senza dubbio questo si scontrerà con quei metodi che l’azienda definisce scientifici (in quanto utilizzati da illustri tecnici) con i quali incrementa produttività e profitti sfruttando “scientificamente” la fatica dei lavoratori.

La Rsu ha da subito dato gambe alla proposta votata nell’assemblea incontrando dapprima l’azienda per metterla al corrente di quanto deciso e poi informando i lavoratori sul come continuare. La Rsu ha strutturato l’indagine dividendosi i reparti nei quali andare, a coppie di due delegati di modo che nei 5 o 10 minuti il singolo operaio possa sviscerare lì sul momento tutti i problemi cruciali e le soluzioni da apportare. L’indagine si è svolta in due giornate di otto ore ciascuna. I lavoratori di ciascun reparto produttivo (premontaggio, stampaggio, incollaggio, magazzino, e linee di montaggio) hanno potuto dare il proprio giudizio in merito al problema dei ritmi e carichi di lavoro in base alla proprie esigenze. La serietà e la precisione dei lavoratori nell’individuare i problemi è la risposta chiara all’azienda che ritiene fosse stato soltanto un modo per i cosiddetti sfaticati di imporsi. Con questo primo atto si è potuto constatare nella pratica che i lavoratori possono creare strumenti democratici per migliorare le proprie condizioni, partecipando attivamente in tutti i passaggi decisi delle varie fasi.

Tutti lavoratori saranno informati del risultato finale dell’indagine riassunta per punti principali per ogni reparto la quale diventerà poi la traccia finale per la trattativa. A quel punto rimarrà il passaggio decisivo nell’incontro con l’azienda per confrontarsi sulle richieste avanzate da noi operai. Consapevoli che l’unico modo per imporsi nel caso in cui l’azienda non sia disponibile a trattare le richieste rilevate dall’indagine sia quello della lotta perche nessun tempista o metodo può rilevare la fatica meglio dello stesso operaio! Facciamo pesare le nostre esigenze, l’unico modo per migliorare le condizioni di lavoro.

 
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