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Scritto da Antonio Forlano (Rsu UPS Italia, direttivo regionale Filt Cgil)   

Il vertice sindacale è allo sbando:
piattaforma a perdere, gestione avventurista

Sono due tornate contrattuali (1999-2003) che il sindacato pone al centro della sua rivendicazione politica per il Contratto Nazionale del settore trasporto merci l’idea “dell’unificazione contrattuale”.

Ricompattare la polverizzazione delle imprese in un unico contratto di settore. Un intenzione lodevole ma a quale prezzo, se questo significa rendere appetibile il nostro contratto alle organizzazioni padronali?

In verità l’unità contrattuale non è altro che la foglia di fico per giustificare la riduzione dei diritti di tutti i lavoratori al livello piu’ basso, quello dei precarizzati!

Altrimenti come leggere la volontà del sindacato di proporre il 6? giorno lavorativo “contrattato” che renderebbe possibile l’inglobamento nel Contratto nazionale Unico di settore quello della logistica?

Anzichè migliorare le condizioni dei lavoratori di quel settore lo si peggiora a tutti gli altri!

L’idea sindacale di rendersi disponibili sul sesto giorno lavorativo non aiuta a nostro avviso a rafforzare la difesa degli interessi dei lavoratori ma esattamente al contrario, fa aumentare la sfiducia, lo scollamento con il Sindacato.

L’avventurismo dei vertici sindacali

Pensavano che una piattaforma moderata avrebbe reso mite la controparte, erano convinti che lo stendere una mano tesa in ossequio alla concentrazione, avrebbe limitato l’arroganza e la rissosità di una controparte di tradizioni ottocentesche. Invece la reazione padronale è stata un pugno allo stomaco dei lavoratori: anche se sono favorevoli al sesto giorno lavorativo, i padroni rimangono ostili a una “contrattazione” con il sindacato per attuarlo.

Giovedì 16 dicembre, i dirigenti sindacali nazionali e locali, dichiaravano tramite sms 16 ore di sciopero nei giorni 20-21-22 dicembre e il blocco degli straordinari.

Reagire all’arroganza padronale era necessario, era doveroso, ma senza alcuna preparazione e poi sulla base di una piattaforma a perdere – si scioperava in difesa del sesto giorno “contrattato” anzichè del semplice “comunicato da parte delle imprese”.... - difficilmente sarebbe stata una lotta vittoriosa per l’intera categoria.

Nemmeno il tempo di fare qualche assemblea fra i lavoratori, il sindacato sempre tramite sms la domenica sera del 19 faceva rientrare la mobilitazione!!

Il 22 dicembre uno stringato comunicato nazionale dichiarava che le controparti erano divise fra loro, che i punti fin ora concordati (nessuno li conosce!) non sarebbero stati toccati e quindi ritiravano lo sciopero dandosi appuntamento per fine dicembre per il rush finale sui punti centrali quali mercato del lavoro, orari di lavoro, salario.

Dopo questo incontro di fine anno nulla si è mosso, neanche un sms di buon anno.

Sembra difficile capire la logica di tutto questo o forse è troppo semplice. Ma in mezzo ci sono migliaia di lavoratori colti di sorpresa, confusi, arrabbiati con le organizzazioni sindacali. Per le avanguardie è stata una doccia fredda che ha demoralizzato un clima in fermento. Per i padroni l’ennesimo bluff del sindacato (lo stesso accadde il 17 dicembre del 1999). La sensazione comune a molti lavoratori è stata quella di sentirsi un pò come l’acqua del rubinetto che a comando fluisce!

Se i lavoratori possono esprimere giusta rabbia e confusione cosa possiamo dire, invece, riguardo il gruppo dirigente sindacale ed in particolare chi ad ogni congresso rivendica di essere la sinistra sindacale, i veri difensori dei diritti e/o i “comunisti” quelli che, nelle grandi adunate proclamano la difesa della classe?

Già alla presentazione di questa bozza di piattaforma la sinistra sindacale, anzichè preparare una vera, forte, organizzata campagna contro questa piattaforma fra i lavoratori, si è limitata a cambiare frasi nei documenti, fare emendamenti alla bozza di contratto, mettere “paletti” seminando illusioni sulla tenuta dei diritti, per poi, invece piegarsi come fuscelli all’assemblea nazionale di ratifica della bozza di Contratto.

Una piattaforma che ben pochi hanno letto ed è stata votata in poche aziende! La rassegnazione che sta iniziando ad emergere anche fra i delegati non ha trovato una sponda solida nella sinistra sindacale cosa del tutto incomprensibile se consideriamo che alle prime avvisaglie di cedimento nella trattativa nazionale a dicembre la sinistra sindacale è stata in grado di mettere in piedi una petizione che ha raccolto le maggiori Rsu della Lombardia contro qualsiasi cedimento “ulteriore” nella trattativa.

Quindi esistono le condizioni per cambiare rotta. Quello che sembra è che non ci sia una vera volontà da parte dello stato maggiore della sinistra sindacale appiattita sulle scelte concertative della maggioranza sindacale (vedi contratto autoferrotranvieri). Noi siamo convinti che il sindacato è dei lavoratori e i lavoratori sanno che una lotta è vincente se dietro c’è un programma serio combattivo e condiviso. E per questo rivendichiamo non soltanto spiegazioni sulle “intese raggiunte” ma ci prepariamo a lottare per il rigetto completo di qualsiasi contratto che abbia come punti cardini elementi che fanno ulteriormente arretrare le condizioni dei lavoratori come l’estensione a 6 giorni lavorativi, aumento delle quote di straordinari, e l’accettazione anche se sotto false sembianze di una “regolamentazione” delle diverse forme di flessibilità.

 
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