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Scritto da Paolo Brini   

Metalmeccanici

 Prepariamo l'alternativa


Lunedì 10 gennaio il Comitato centrale della Fiom-Cgil ha dato mandato alla segreteria di siglare l’accordo con Fim e Uilm sulla piattaforma unitaria da presentare ai padroni per il rinnovo del contratto nazionale.

Dopo mesi di infinite trattative riservate tra i vertici dei tre sindacati metalmeccanici, e dopo le più che insistenti pressioni dal segretario nazionale della Cgil che vuole riportare la categoria su posizioni moderate, la Fiom ha sciolto le riserve e accettato una piattaforma assolutamente inadeguata ai bisogni dei lavoratori.

Al Comitato centrale abbiamo presentato un documento alternativo a quello del segretario generale Rinaldini (scaricabile dal nostro sito www.marxismo.net). Documento che nel Comitato centrale ha preso solo il voto di chi scrive, mentre di tutte le altre aree di “opposizione” alcune si sono schierate con Rinaldini (Cremaschi e Lotta comunista) ed altre hanno assunto una remissiva posizione di astensione al documento di Rinaldini (i pattiani di Breda e Manganaro di Progetto Comunista).

Parte quindi nel modo peggiore quella che si presenta come una vertenza lunga e difficile che vedrà nei prossimi mesi impegnati oltre un milione e mezzo di operai.

La piattaforma

Ecco in sintesi i contenuti della piattaforma:

l’aumento richiesto sarà di 130 euro lordi in due anni al 5° livello (meno di quanto richiesto dalla Fiom 2 anni fa). Il punto è che una parte di questi soldi (si parla di una cifra attorno ai 26 euro) verrà elargita in tempi diversi (che si dice saranno stabiliti durante la trattativa con Federmeccanica, sic!) a seconda che si faccia oppure no la contrattazione aziendale. Chi nei prossimi 4 anni firmerà il contratto aziendale, vedrà assorbiti (cioè compresi) nella richiesta di aumento aziendale questi 26 euro. Nel 2001 la Fiom ruppe su un ipotesi del genere per sole 18mila lire!!

In cambio di questa rivendicazione al ribasso che rischia di indebolire ulteriormente il ruolo del contratto nazionale, Fim e Uilm hanno concesso alla Fiom alcune garanzie “democratiche” (che hanno più il sapore del ricatto) per quello che dovrà essere il giudizio finale su un eventuale accordo trovato coi padroni.

In primo luogo un’assemblea nazionale composta da 500 membri non eletta ma nominata dall’alto (di cui 150 funzionari e 350 delegati di fabbrica, distribuiti proporzionalmente tra le tre sigle) e con semplice funzione consultiva. È facile immaginare che questo organismo ben difficilmente rappresenterà l’effettiva volontà della base e dei lavoratori. Oltre a ciò viene garantito il diritto ad ogni singola organizzazione di poter indire il referendum sul mandato a chiudere.

La realtà è che quando Federmeccanica dirà di no ai 26 euro, come già fece con Fim e Uilm allo scorso rinnovo, proporrà una mediazione a 80-85 euro “secchi”, e Fim e Uilm saranno disposti a cedere (come già si vocifera), la Fiom si troverà nuovamente alle corde. Ci si dirà che allora potremo richiedere il referendum. Vero. Faremo il referendum, magari lo vinceremo e respingeremo l’ennesimo accordo all’ulteriore ribasso. Dopo di che ci ritroveremo nuovamente da soli a fare una battaglia campale per una piattaforma bidone su cui sarà davvero difficile poter chiamare i lavoratori a centinaia di ore di sciopero.

In nome dell’unità sindacale stiamo mettendo in discussione la nostra identità ed i contenuti che, pur con molti limiti, ci hanno però contraddistinto negli ultimi 4 anni.

I padroni si preparano allo scontro

Mentre la segreteria della Fiom ha speso mesi preziosi in riunioni di vertice con Fim e Uilm, Federmeccanica si sta preparando allo scontro.

Bombassei, vicepresidente di Confindustria, invoca una politica sul modello della Germania, dove negli scorsi mesi sono stati firmati gli accordi peggiori degli ultimi 50 anni: lavorare di più con paghe più basse, bloccate per sei-sette anni. Biglieri, direttore generale di Federmeccanica, sostiene che le cifre d’aumento proposte, anche le più modeste, sono inaccettabili, lamentando che la stagnazione ha raggiunto livelli insostenibili.

Questa sarà la cantilena che ci ripeteranno nei prossimi mesi, alternandola a misure sempre più arroganti e repressive, aspettando che i lavoratori si stanchino di fare scioperi per ottenere aumenti che non gli faranno recuperare neanche i soldi persi nelle mobilitazioni.

C’è un alternativa?

La difesa della piattaforma unitaria di vertice è solo un alibi per giustificare i propri cedimenti. La Fiom deve avere il coraggio di farsi carico delle proprie responsabilità, cioè difendere gli interessi della classe operaia, certo senza nascondere le difficoltà e l’impegno che saranno necessari per vincere.

Non è forse questo il ruolo che la Fiom dice di aver giocato in vertenze importanti come quella della Fiat di Melfi, questa primavera, o nei due accordi separati per il rinnovo del contratto nazionale in questi anni? In tutto questo periodo i vertici di Fim e Uilm firmavano accordi separati al ribasso, accettavano la legge 30, e a Melfi difendevano a spada tratta gli interessi della Fiat!

Perché ora l’unità a qualunque costo va bene? Non si è sostenuto in questi anni che l’unità è importante se fa gli interessi dei lavoratori? E che i rapporti di forza sono decisivi per il buon esito di una vertenza?

L’alternativa c’è, ed è la seguente: la Fiom deve abbandonare questa estenuante diplomazia a perdere con Fim e Uilm e deve tornare a parlare con i lavoratori e i delegati, cominciando finalmente a recuperare il tempo perso ascoltando le necessità reali dei lavoratori per elaborare una piattaforma e una strategia all’altezza della situazione.

Quale piattaforma

La richiesta salariale non deve puntare solo a recuperare la totale perdita di potere d’acquisto dei salari, ma deve darsi come obbiettivo quello di migliorare le condizioni economiche dei lavoratori. Secondo i dati dell’Eurispes la perdita salariale dei lavoratori negli anni della concertazione è stata pari a circa il 20%, da qui bisogna ripartire per fissare la proposta d’aumento uguale per tutti.

Inoltre dobbiamo porci come obbiettivo, non solo di migliorare le condizioni salariali, ma anche quelle di lavoro. Solo così si può conquistare il sostegno di tutti i lavoratori. L’assunzione dei precari, il rifiuto senza discussione della legge 30 e della flessibilità, che sia di orario, di condizioni di lavoro o salariali, devono essere al centro delle nostre rivendicazioni.

Ci sono oltre 200mila posti di lavoro in pericolo, la crisi industriale avanza. Bisogna coordinare le aziende in crisi e quelle che hanno lavoro per organizzare la lotta nel modo più efficace, scioperando dove fa più male al padrone, raccogliendo fondi con casse di resistenza per prepararsi a una lotta prolungata nel tempo.

La profondità della crisi richiede che la mobilitazione dei lavoratori tenga conto anche della difesa dei posti a rischio. Per questo la necessità di rivendicare la riduzione dell’orario di lavoro, la scala mobile sull’orario fino ad arrivare alla rivendicazione della nazionalizzazione delle aziende in crisi sotto il controllo operaio, a partire dalla Fiat.

Queste rivendicazioni devono con urgenza essere messe all’ordine del giorno nelle assemblee di fabbrica in modo che si possa incominciare a discuterne e a valutarne la reale efficacia.

Di questo abbiamo bisogno e questo dovrebbe essere messo in discussione nel Comitato centrale, nell’assemblea statutaria della Fiom, in tutti i livelli dirigenti e soprattutto nei posti di lavoro. Solo così avremo il massimo coinvolgimento e quindi la massima partecipazione degli operai alla lotta. Sappiamo che la strada che indichiamo non è facile, ma crediamo che in questo contesto le scorciatoie apparentemente facili inevitabilmente porterebbero alla resa della Fiom, alla “normalizzazione” della categoria e a un contratto a perdere che riguarderebbe non solo i metalmeccanici, ma l’intera classe operaia italiana. Se invece si avrà la capacità di costruire una piattaforma credibile, una mobilitazione all’altezza e soprattutto un rapporto di completa trasparenza e di stretto legame con i lavoratori e i delegati, quali che siano le difficoltà ne usciremo in piedi e a testa alta. Non è troppo tardi, c’è ancora tempo per scegliere la giusta via!

 
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