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No ad una piattaforma bidone
Il rinnovo del biennio economico del contratto dei metalmeccanici rappresenta un punto nodale nella battaglia per la difesa dei diritti dei lavoratori dagli attacchi padronali. Oggi più di ieri il futuro del contratto nazionale dipende da questa vertenza chiave.
D’altronde, va anche aggiunto che con l’approssimarsi della trattativa confederale sul modello contrattuale, un epilogo positivo e di svolta per i meccanici aprirebbe la strada ad un superamento da sinistra degli accordi del 23 luglio. Al contrario, una nostra sconfitta permetterebbe ai padroni un ulteriore pesantissimo affondo sui temi centrali di salario, orario e diritti.
Lo stato della trattativa tra Fim Fiom e Uilm
Mentre scriviamo le tre organizzazioni sindacali non hanno ancora trovato un’intesa unitaria sulla piattaforma da presentare a Federmeccanica e sembra dovranno intervenire le confederazioni a fare opera di mediazione. Tuttavia ci pare di poter dire che le aperture avanzate dai vertici della Fiom agli altri sindacati in queste settimane siano estremamente gravi e pericolose. Di fatto si è disposti a scambiare una parziale ed insufficiente concessione ottenuta sul piano della democrazia con un cedimento sostanziale sul piano della richiesta economica di aumento.
In ambito di “democrazia” quello che Fim, Fiom e Uilm hanno stabilito (anche se ancora non sono noti i dettagli tecnici) è che se si raggiunge un intesa sulla piattaforma da presentare ai padroni, allora non solo si svolgerà il referendum di ingresso ma si potrà fare altresì quello in uscita, anche se a richiederlo fosse una sola delle tre organizzazioni. Quanto poco incisiva sia questa conquista lo dimostra per prima cosa il fatto che tutto è vincolato ad un intesa unitaria sulla piattaforma d’ingresso, condizione che più di tutti imbriglia la Fiom e le ragioni che l’hanno spinta alla rottura negli ultimi due rinnovi contrattuali. Inoltre questo referendum di uscita se sarà chiesto da una sola organizzazione, per essere valido, avrà bisogno di ottenere una maggioranza qualificata corrispondente alla metà più uno dei votanti la piattaforma in ingresso. Di certo non ci pare una gran democrazia!
Non solo, la Fiom aveva proposto giustamente che si creasse un’assemblea di delegati eletta dalle fabbriche proporzionalmente al peso delle varie organizzazioni sindacali con il compito di seguire passo passo la trattativa ed organizzare nel contempo la lotta. Anche su questo si è arrivati ad una mediazione, a nostro parere inaccettabile, per cui quest’assemblea oltre ad avere un semplice ruolo consultivo, non sarà né eletta e né proporzionale ma nominata dall’alto e con quote precise. Dunque su 500 componenti, 150 saranno divisi in maniera paritetica tra i vertici di Fim, Fiom e Uilm ed il resto in proporzione dalle Rsu (nelle cui elezioni vige ancora il patto di solidarietà). È facile prevedere come una tale assemblea possa trasformarsi in un boomerang per la Fiom e divenire uno strumento di pressione in più al servizio di Fim e Uilm dal momento che esse si vedrebbero assegnate in questa assise una forza ben maggiore di quella che realmente hanno nelle fabbriche.
In cambio di queste mezze concessioni di facciata la segreteria della Fiom ha aperto una trattativa sulla cifra da richiedere accettando di introdurre il principio per cui l’aumento sarà diviso in due parti; una per tutti e l’altra solo per chi non fa contrattazione di secondo livello. Checché se ne dica, una concessione di questo genere va nella direzione esattamente opposta a quella perseguita dalla Fiom di difesa del contratto nazionale. Infatti è evidente che con questa scelta, per la prima volta si accetta che il contratto nazionale non sia uguale per tutti, indebolendone così il ruolo ed andando di fatto nella direzione di ciò cui la Cisl da sempre ambisce: rafforzare la contrattazione aziendale a discapito di quella nazionale. È vero che a tutt’oggi non si è ancora arrivati ad un accordo sulla cifra da richiedere e si spazia dai 130 più 20¤ della Fiom ai 90 più 20¤ della Fim. Tuttavia, in primo luogo già la cifra avanzata dalla Fiom è del tutto insufficiente, poiché nella sostanza ripete la stessa richiesta di due anni fa (se escludiamo la parte per chi non fa contrattazione aziendale) non tenendo conto della colossale perdita di potere d’acquisto dei salari (40% di perdita dal 2001 a oggi). Inoltre, date le pressioni e l’intervento delle confederazioni, è facile immaginare che ad un intesa unitaria in un qualche modo si arriverà, ma sarà per la Fiom ancor più un accordo a perdere.
Per una piattaforma adeguata
La giustificazione più frequente che viene addotta dai vertici della Fiom per spiegare questo tentativo di intesa unitaria a tutti i costi è che Federmeccanica non accetterebbe tre piattaforme separate e quindi si rischierebbe di non fare il contratto. L’argomentazione è però di scarso valore poiché il rischio di non fare il contratto c’è comunque. L’intervista di Biglieri, presidente di Federmeccanica, al Sole 24ore non lascia spazio a molti dubbi quando dice di essere anche disposto a dare due lire di aumento (comunque non quanto richiesto dalla Fiom) se però in cambio si regala flessibilità selvaggia ai padroni in materia di orario di lavoro. Dunque saremo costretti in ogni caso ad una battaglia durissima. Ma come sarà possibile chiamare i lavoratori ad una lotta campale se le richieste che avanziamo sono così modeste? Si pensa forse che sia sufficiente un’unità al vertice per garantire una maggior incisività alle lotte? Inoltre come possiamo giustificare agli occhi dei lavoratori il fatto che per la prima volta anche la Fiom si è seduta ad un tavolo con Fim, Uilm e Federmeccanica per parlare di legge 30 quando la nostra posizione è di abrogarla?
O si hanno i contenuti e la volontà di portare fino in fondo la battaglia o il rischio di sconfitta vi sarà a prescindere. Fim e Uilm in questi ultimi due anni hanno vissuto grossi problemi interni poiché si sono aperte contraddizioni enormi tra base e dirigenza. Questo è stato il prodotto non della cedevolezza ma bensì dell’intransigenza e coerenza con cui la Fiom ha condotto, pur con i limiti che abbiamo più volte evidenziato, la propria battaglia da sola. Quella è la strada da percorrere se si vuole ottenere l’unità alla base, tra i lavoratori, acquisendo così la forza necessaria per piegare i padroni con le lotte.
Perché Federmeccanica non si fa scrupoli a voler parlare di norme anche se il rinnovo dovrebbe riguardare solo la parte economica, e noi dobbiamo adeguarci a quei famosi accordi di luglio che da tempo sosteniamo essere morti e sepolti?
Dobbiamo avanzare una proposta complessiva adeguata ai bisogni dei lavoratori non solo sulla parte economica, dove un serio aumento salariale non può essere inferiore ai 250-300¤, ma prepararci a dare battaglia anche sulla legge 30, sul precariato e la flessibilità, questioni che ci hanno reso protagonisti delle lotte dello scorso anno.
Se una piattaforma è modesta in partenza condizionerà anche l’ambiente tra i lavoratori al momento di decidere con quanta determinazione lottare per difenderla.
Un accordo al ribasso nei meccanici rappresenterebbe una marcia indietro rispetto alle battaglie che abbiamo portato avanti in questi anni ed un ritorno alla logica concertativa del periodo antecedente al 2001 con effetti peggiori: non possiamo permetterlo.
12 gennaio 2005
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