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Scritto da Mario Iavazzi   
    Uniti nella lotta!

La lotta per condizioni di vita e di lavoro dignitose senza discriminazioni di sesso, religione o razza dev’essere posta alla base dell’azione delle organizzazioni sindacali e dei partiti dei lavoratori per fronteggiare efficacemente gli attacchi del padronato. Negli ultimi mesi le segreterie nazionali di Cgil-Cisl-Uil hanno fatto appello alle strutture territoriali del sindacato di dar luogo ad una mobilitazione contro la Bossi-Fini.

A Bologna il 25 settembre c’è stata una prima manifestazione contro questa legge reazionaria e razzista che è stata anche un’ottima occasione per riaprire la discussione nel movimento operaio sul tema dell’immigrazione e in particolare su quale programma di lotta per la difesa dei diritti dei lavoratori immigrati e di tutti i lavoratori. E proprio il programma della manifestazione è l’aspetto su cui, in maniera particolare, deve emergere una critica chiara e netta.

A chi serve il razzismo?

La disoccupazione, l’erosione del potere d’acquisto dei salari, i tagli allo stato sociale e la precarizzazione dei rapporti di lavoro creano un terreno favorevole per alimentare divisioni fra i lavoratori italiani e stranieri, una guerra fra poveri che favorisce solo i padroni, in cui gli strati più sfruttati e ricattabili vengono usati dal padronato per peggiorare le condizioni di vita e di lavoro di tutti. Tutto questo al solo scopo di aumentare i privilegi e il potere di pochi.

È interesse dei padroni costringere centinaia di migliaia di persone al ricatto della clandestinità, alla privazione dei più elementari diritti. È loro interesse che milioni di giovani siano tenuti nella più totale precarietà. Lavoro precario, reddito precario, casa precaria, permanenza in Italia precaria, vita precaria.

Le ultime leggi sull’immigrazione, la Turco-Napolitano del centro sinistra e la Bossi-Fini del governo Berlusconi sono un condensato di tutto questo. La legge del governo Prodi, appoggiato da tutta la sinistra Prc compreso, ricordiamolo, aveva previsto l’obbligo, da parte del governo, di programmare l’entrata nel paese mediante dei flussi stabiliti annualmente per legge e aveva istituito i Centri di Permanenza Temporanea (Cpt), luoghi atti a rinchiudere gli immigrati clandestini o colpevoli di reati prima di essere rispediti nei loro paesi di origine. La Bossi-Fini, successivamente, ha stabilito che il permesso di soggiorno diventasse contratto di soggiorno e che la condizione per entrare e restare in Italia era, ed è tuttora, l’esistenza di un contratto di lavoro.

Quale piattaforma?

Pensiamo che per raggiungere una vera unità tra gli sfruttati sia necessario costruire un programma rivendicativo che parta dai bisogni. Il vero problema non è tanto strappare qualche miglioramento o controllare la corretta applicazione dei diritti previsti dalla legislazione vigente (cosa che comunque va fatta), ma rovesciare i rapporti di forza e imporre i bisogni della maggioranza all’ordine del giorno. Partendo invece dalle compatibilità imposte da governo e padronato si arriva a sostenere rivendicazioni che difendono tutt’altro che gli interessi dei lavoratori e delle classi disagiate.

È il caso della piattaforma della manifestazione firmata da Cgil-Cisl-Uil, Usi (sì, proprio il sindacato anarchico, l’RdB inizialmente ha firmato il documento e poi ha ritirato la firma), e altre associazioni come Arci e Acli. L’ultimo punto di questa piattaforma, ad esempio, chiede “la chiusura del Cpt di Bologna, istituito ai sensi della precedente legge Turco-Napolitano, rivelatosi inefficace per combattere l’immigrazione illegale…” (corsivo nostro). Qual è per noi “l’immigrazione illegale”, quella di chi è senza un documento che si chiama permesso di soggiorno concesso dal governo di turno? E basta dire che i Cpt erano semplicemente “inefficaci” o forse che erano dei veri e propri lager di Stato?

Ragionamento simile quando si chiede “il rilascio di permessi di soggiorno di almeno un anno per qualsiasi tipologia di contratto di lavoro…”. Per un anno? E tra un anno cosa diremmo agli immigrati quando, dopo una lotta che otterrebbe una “conquista” così minimale, si troverebbero di fronte allo stesso problema e allo stesso ricatto? E così anche il sindacato collega il permesso di soggiorno ad un lavoro, seppur di qualsiasi tipo? Ci pare difficile commettere un errore politico più grande!

Anche chiedere semplicemente “il diritto di voto attivo e passivo nelle Amministrative oltre che l’elezione democratica dei propri rappresentanti nelle Consulte comunali e provinciali” non ci pare andare nella direzione di lottare perché gli immigrati abbiano gli stessi diritti politici degli italiani. Del resto non è il governo nazionale che decide il programma da applicare sulla questione del lavoro, della casa e della stessa immigrazione?

Un programma di classe per rilanciare la mobilitazione

Un programma di classe deve essere discusso democraticamente in ogni posto di lavoro, in ogni luogo di studio e in ogni quartiere per preparare il terreno per una mobilitazione compatta e incisiva. I padroni non saranno disposti a rinunciare al potere e ai privilegi senza combattere. A chi risponde che un programma alternativo divide il movimento operaio rispondiamo che a dividere sono le politiche tentennanti e moderate di questi anni e che è diritto, ma persino un dovere, di ogni forza politica, di ogni organizzazione e di ogni partito dei lavoratori presentare e porre al centro del dibattito le proprie posizioni, anche se divergenti da quelle maggioritarie.

Criticheremo sempre chi decide di staccarsi dal movimento di massa dividendolo, convocando manifestazioni alternative in giorni e luoghi diversi ma allo stesso tempo critichiamo chi sostiene che piattaforme e programmi alternativi dividano il movimento; il confronto e il dibattito, anche su posizioni diverse, sono fondamentali per far vivere e rafforzare il movimento.

Proponiamo, così come abbiamo scritto in un volantino distribuito il 25 settembre scorso alla manifestazione di Bologna, di cominciare a discutere a partire da queste rivendicazioni sapendo che solo sulla base di un programma di classe è possibile unire i lavoratori immigrati con quelli di casa nostra per un cambiamento generale delle nostre condizioni di vita:

• No ai flussi migratori, libera circolazione delle persone!

• Permesso di soggiorno a chiunque ne faccia richiesta! Nessuno deve essere clandestino.

• Pieno diritto di voto attivo e passivo dopo un anno di permanenza nel paese in tutte le consultazioni elettorali.

• Pieno riconoscimento dei titoli di studio dei lavoratori immigrati.

• Chiusura immediata dei Cpt (centri di permanenza temporanea)!

• Una casa per tutti! Esproprio senza indennizzo delle immobiliari che tengono sfitti migliaia di appartamenti per speculare sui prezzi. Per un piano di edilizia pubblica che renda disponibili abitazioni degne con canoni d’affitto non superiori al 10% del salario.

• Lavoro per tutti! Riduzione dell’orario di lavoro a 35 ore settimanali a parità di salario!

• No al precariato! Abolizione della legge 30 e del pacchetto Treu. Ad uguali mansioni pari salario e pari diritti senza discriminazioni di sesso e di razza.

• Abolizione della legge Bossi-Fini e della Turco-Napolitano che istituisce i Cpt.

• Lavoratori italiani ed immigrati uniti nella lotta! Le organizzazioni sindacali devono rappresentare gli interessi di tutti i lavoratori, avviare una mobilitazione nazionale per il raggiungimento di questi obiettivi e sostenere la lotta dei lavoratori di ogni paese contro l’oppressione e lo sfruttamento.

• Cacciamo il governo Berlusconi! La vera alternativa alla destra non può essere costruita in alleanza con partiti che rappresentano gli interessi dei padroni. Per un fronte unito della sinistra che porti avanti questo programma!

 
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