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Redazione “La nostra voce”
A luglio è stata firmata l’ipotesi d’accordo per i rinnovi dei contratti della distribuzione e del terziario. Accordi che riguardano oltre 1.500mila addetti. Su salario, flessibilità, organizzazione del lavoro i risultati sono stati peggiori delle già misere premesse. Non solo non c’è stato un miglioramento economico, ma non viene neanche recuperata l’inflazione programmata.
Si era partiti con lo stabilire una cifra di 107¤, cifra per altro modesta, rivista al ribasso in fase di compromesso unitario tra le tre confederazioni; alla fine si sono ottenuti 72¤ scaglionati. Stessa fregatura per quanto riguarda l’una-tantum che doveva coprire i 18 mesi di ritardo contrattuale: in base alla richiesta di aumento di 107¤ ci spettavano oltre 2.000¤ di arretrati, si è firmato invece per una miseria di 400¤ divisi in due parti.
Viene raddoppiato il tetto di utilizzo di contratti a termine che passa dal 10% al 20%, oltre a quello degli interinali, che passa dal 23% al 28% (nella distribuzione cooperativa 25%) escludendo dal calcolo i lavoratori assunti con nuove tipologie come i contratti di inserimento, apprendistato e a progetto.
I contenuti dell’accordo e il bilancio di come è stata portata avanti la vertenza potete trovarli in un volantino di quattro pagine pubblicato sul nostro sito. L’accordo ottenuto è in linea con il metodo con cui si è gestita la vertenza.
Si è aspettato un anno prima di proclamare il primo sciopero, per poi concludere con la farsa di due scioperi nazionali cancellati, all’ultimo momento, nell’arco di 15 giorni. Il 19 giugno, disdetto due giorni prima, dopo aver prenotato oltre 10mila posti su treni e pullman per Roma (per quella che doveva essere la prima manifestazione nazionale nella storia della categoria) e poi ancora il 2 luglio. In entrambi i casi senza dare spiegazioni e creando grande malessere tra i delegati. Come si fa a non vedere in tutto ciò una precisa volontà a chiudere una vertenza che poteva pericolosamente generalizzarsi.
Un chiaro segnale di questo è che il 19 giugno ben 200 delegati del settore si erano autoconvocati a Milano contro la decisione di disdire lo sciopero nazionale.
Abbiamo ricevuto molte e-mail e telefonate di apprezzamento. Due delegati dell’Ikea di Corsico hanno chiamato per comunicarci di averlo utilizzato per il giornalino sindacale interno all’azienda, un delegato di Savona lo ha fatto circolare nel centro commerciale Il Gabbiano, mentre a Milano è stato distribuito all’Ipercoop e all’Esselunga.
Ringraziamo il sito del Coordinamento nazionale Rsu per averlo pubblicato on line con l’invito a stamparlo e diffonderlo a tutti quei delegati e lavoratori che hanno contribuito a farlo circolare.
Crediamo che il dibattito che ha provocato abbia convinto il compagno Coppini, presidente del direttivo nazionale della Filcams, a scriverci una lettera di critica. Per motivi di spazio non possiamo riportare qui lo scambio di opinioni avuto che rinviamo a un prossimo articolo.
Non possiamo infine esimerci da una considerazione; ancora una volta è pesata nella battaglia che si poteva fare l’assenza dei dirigenti della sinistra sindacale.
Purtroppo non si tratta di un incidente di percorso ma di un ennesima dimostrazione del divario che c’è tra chi occupa le poltrone nei piani alti e chi dal basso lotta per tutelare gli interessi dei lavoratori.
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