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Scritto da Davide Lissoni, Nicola Ala (delegati Fiom-Cgil)   

I lavoratori dicono NO ai peggioramenti sui turni!

ST Microelectronics è una multinazionale leader nella produzione di semiconduttori. Nonostante la crisi perenne dei mercati, ogni anno, dopo la crisi del 2001, i ricavi netti sono saliticostantemente. Nel 2003 si è raggiunta la cifra di 7,5 miliardi di dollari, e anche le previsoni per il 2004 sono positive, il secondo trimestre si è chiuso con un aumento di oltre 2 miliardi di dollari di ricavi netti.

In Italia vi sono tre grossi stabilimenti, quello di Catania e due nell’hinterland di Milano, Agrate e Castelletto, più altre piccole sedi sparse sul territorio nazionale.

Ad Agrate l’azienda è presente già dagli anni settanta ed è una delle più grandi della Lombardia con circa 4.500 dipendenti oltre a una serie di ditte esterne e lavoratori con contratti precari.

Da un paio d’anni l’azienda sta cercando di introdurre nuove modifiche ai turni. Recentemente è tornata alla carica chiedendo, per migliorare l’efficienza e ridurre i costi, una turnazione che prevede un aumento dell’orario lavorativo. L’ultima proposta è stata quella di voler inserire nel periodo estivo una turnazione che preveda le 12 ore lavorative giornaliere. Davanti a questo ennesimo tentativo di peggioramento il sindacato ha deciso di promuovere un confronto coi lavoratori. A luglio convocando le assemblee sui turni per rendere note le richieste dell’azienda e a settembre promuovendo un’inchiesta tra i lavoratori per conoscere la loro opinione su l’eventuale apertura di una trattativa. Sondaggio richiesto soprattutto dai delegati della Fim-Cisl sul quale però la Fiom non ha opposto alcuna contrarietà.

Il sondaggio, che aveva solo un valore consultivo, presentava una grossa ambiguità e cioè chiedeva se l’attuale turnazione era da cambiarsi o meno. La pericolosità di questa inchiesta è stata subito chiara.

Cosa poteva dare una trattativa “a freddo”, non preceduta da mobilitazioni, se non ulteriori peggioramenti?

Cosa possono dare ancora i lavoratori ST? Una riorganizzazione dei turni, con il consenso del sindacato era già avvenuta nel 1989, introducendo di fatto il ciclo continuo e, primi in Europa, il lavoro notturno per le donne. La gravosità del ciclo continuo è nota a tutti, soprattutto ai lavoratori della ST di Agrate che infatti hanno bocciato a stragrande maggioranza la prospettiva di aprire una trattativa su questo terreno.

Chi scrive, vedendo la pericolosità del sondaggio ha deciso di distribuire un volantino che chiedeva esplicitamente di votare NO con l’obbiettivo di non dare nessun appiglio a chi nel sindacato voleva andare a trattare. Il volantino è stato accolto molto positivamente dai lavoratori non solo perché si sposava con un sentimento diffuso di disagio verso il problema dei turni, ma anche perché da tempo non si vedevano dei delegati sindacali davanti ai cancelli. Purtroppo questa non è stata la reazione dei due sindacati presenti in fabbrica, Fim e Fiom. Se la cosa era prevedibile da parte della Fim, che non ha mai nascosto la sua disponibilità ad aprire una trattativa, la contrarietà della Fiom al volantino ha creato non poco stupore perché sempre si era espressa nella sua maggioranza contraria a una revisione della turnazione.

La critica non è stata sul contenuto ma sul fatto che era firmato da due lavoratori, delegati della Fiom. Critica discutibile perché la priorità per il nostro sindacato crediamo debba essere che emergano sempre le posizioni più adeguate per la difesa degli interessi collettivi. In quel momento la priorità era, e non poteva essere altrimenti, quella di esprimere una posizione chiarendo ai lavoratori che come delegati non abbiamo solo il diritto di rappresentarli ma anche il dovere di informarli.

L’inchiesta si è chiusa con una schiacciante vittoria dei NO a una apertura di una qualsivoglia trattativa, con ben l’80% dei voti.

Questo risultato però non ci deve indurre alla falsa illusione che la questione sia risolta. L’azienda non lascerà nulla d’intentato, non possiamo escludere a priori che proceda in modo unilaterale a un cambio di turnazione, o arrivando comunque a un accordo coi sindacati ponendoli di fronte alla minaccia di una crisi aziendale. Anche se come abbiamo visto i dati economici mostrano un’impresa florida, l’unico mezzo che hanno per aumentare i profitti in un mercato sempre più in crisi è quello del maggior sfruttamento della mano d’opera con salari sempre più bassi.

Se il sindacato non vuole cedere alle minacce o ai ricatti, la soluzione passa per un maggiore coinvolgimento dei lavoratori e nel preparare una piattaforma da discutere nelle assemblee che abbia come obbiettivo non quello di gestire il meno peggio ma di migliorare le già deprecabili condizioni di lavoro e salariali che abbiamo in questo momento. Riduzione d’orario a parità di salario, assunzione dei lavoratori precari, aumenti salariali fissi sono cose per cui i lavoratori nei decenni passati hanno lottato e sulle quali possono tornare a lottare. Solo con una piattaforma adeguata che sposi realmente le esigenze dei lavoratori e promuovendo una mobilitazione adeguata, non solo del sito di Agrate, ma anche delle altri sedi (anche loro poste sotto la minaccia di un cambio di turnazione) si potrà cominciare a risalire la china.

 
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