|
...siamo solo all’inizio! Una manifestazione spontanea con 500 studenti in piazza il 24 aprile, in assenza di un movimento nazionale e con le interrogazioni di fine anno alle porte, non è un fatto frequente. È senz’altro un sintomo di ripresa del movimento studentesco. Nella settimana precedente la manifestazione diverse scuole della città avevano tentato di occupare, seguendo l’esempio dell’istituto tecnico Corni. Alle assemblee erano presenti anche alcune centinaia di studenti, come al Corni, ma mancavano rivendicazioni e strategie chiare per mandare avanti la lotta. Purtroppo, così, queste occupazioni sono rientrate, ma un ruolo non secondario è stato svolto dalla repressione contro un movimento studentesco ancora “giovane”.
L’intervento della Digos, imbeccata dai presidi, è stato infatti sistematico: un piccolo esempio in più per chiarire da che parte stanno le “istituzioni democratiche“ quando la gente lotta per i propri diritti. Inoltre, il giorno prima dell’assemblea straordinaria del Corni una circolare della presidenza invitava i genitori a svolgere “un’opera di convinzione nei confronti dei figli per la regolare frequenza alle lezioni” perché “non sono state autorizzate assemblee, né autogestioni”. Il giorno dell’assemblea autoconvocata il preside aveva addirittura chiuso i locali della palestra per impedire che si tenesse un’assemblea generale. In questo caso, però, gli studenti non si sono demoralizzati entrando in palestra dall’ingresso di una scuola adiacente al Corni. Nonostante non pensassimo fosse il momento più propizio per iniziare una lotta, come compagni del Comitato in difesa della scuola pubblica (Csp) abbiamo partecipato in prima fila alla mobilitazione diffondendo il nostro materiale e sostenendo la necessità di discutere un programma di rivendicazioni, di allargare ad altre scuole la protesta, fino a convocare una manifestazione cittadina, e di basarsi quotidiamente sull’assemblea generale per decidere come proseguire la lotta. Venerdì 23 aprile la Questura ha concesso la piazza per l’indomani a patto che la manifestazione non fosse “né politica né partitica” e non vi fossero slogan contro dei politici (chissà a chi pensavano). Dopo un’iniziale esitazione degli studenti di fronte a questo vecchio e ben noto sistema per impaurire chi lotta, tutto il corteo ha cantato gli slogan politici contro la guerra imperialista in Iraq e contro la riforma Moratti lanciati dallo striscione del Csp. Inoltre, beninteso, si è cantato per la cacciata del governo Berlusconi, entrando in piazza Grande sulle parole di “Bella Ciao”. Non sorprende che i giornali locali non abbiamo dedicato una sola riga al corteo. Forse le parole d’ordine erano un po’ troppo di sinistra per lorsignori? Nonostante non ci fosse una sufficiente chiarezza su come organizzare la lotta, fattore che ha portato la mobilitazione a spegnersi, è emersa con evidenza una nuova generazione di attivisti studenteschi combattivi, alcuni dei quali si stanno già orientando al Csp. La combattività da sola non basta, deve unirsi ad un programma in difesa della scuola pubblica e ad un’organizzazione che lo porti avanti . È necessario perciò organizzarsi nei Csp, preparare con pazienza il terreno per le prossime lotte spiegando le ragioni per battersi contro il governo Berlusconi e per l’abolizione della controriforma Moratti. Torniamo a far politica, organizziamoci. Costruiamo un Csp in ogni scuola! |