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La mobilitazione di massa sconfigge Aznar Stampa E-mail
Scritto da Jacopo Renda   

Elezioni in Spagna

Dopo otto anni di governo di destra le ultime elezioni hanno segnato una vera e propria disfatta per il Partito Popolare (Pp) di Josè Maria Aznar. L’idolo della destra europea è stato sconfitto dalla mobilitazione delle masse grazie ad uno straordinario spostamento a sinistra della sociètà spagnola.

Molti pensano che questo sia frutto quasi esclusivo dei drammatici attentati contro la classe operaia che hanno spezzato più di 200 vite proprio nelle vicinanze del quartiere di Laganes, uno dei quartieri operai con maggiore tradizione di lotta della cintura di Madrid. In realtà quella vicenda è stata solo il catalizzatore di una serie di processi che già da anni si accumulavano nella società spagnola.

Bilancio del governo Aznar

Negli ultimi 8 anni il governo Aznar è riuscito ad utilizzare la relativa crescita economica in Spagna per avere una certa base di consenso. Tuttavia quella crescita si basava sul peggioramento delle condizioni dei lavoratori. Infatti il governo di destra con una serie di provvedimenti contro i lavoratori ed i giovani, ha portato, tra le altre cose, la Spagna ad essere il paese con la maggiore flessibilità lavorativa d’Europa. Molte della conquiste del movimento studentesco sono state messe in discussione da leggi contro il diritto allo studio come la Lou per l’università e la Loce per la scuola media superiore. Oltre agli attacchi sul terreno sociale il governo di destra ha lanciato una martellante campagna di restringimento delle libertà democratiche, particolarmente rispetto alla questione delle nazionalità, che si è materializzata nella reazionaria “Ley de Partidos” e nella tremenda repressione contro il popolo basco.

Di fronte a questi attacchi la classe operaia ha cercato di rispondere come dimostra la lotta della Sintel in cui 1.500 lavoratori sono rimasti accampati per 187 giorni a Madrid contro la politica padronale.

Ancora una volta però alla combattività della classe operaia si contrapponeva la docilità dei dirigenti della sinistra. Infatti sia le direzioni sindacali che la direzione del Partito Socialista (Psoe) hanno cercato un accordo con il governo di destra arrivando a concertare con Aznar.

Come sempre la debolezza invita all’aggressione ed in un contesto come questo la borghesia spagnola si è gettata sui lavoratori come uno sciacallo su un leone ferito, proponendo una nuova controriforma del mercato del lavoro. La destra pensava di piegare facilmente la resistenza della nostra classe ma stavolta si sbagliava di grosso.

Lo sciopero del 20 Marzo cambia la situazione

Lo sciopero del 20 giugno 2002 contro la riforma del lavoro ha rappresentato un salto di qualità nella coscienza dei lavoratori e di migliaia di giovani studenti che sotto le insegne del Sindicato de Estudiantes (SE) parteciparono a quella giornata di straordinaria mobilitazione. In seguito alla mobilitazione il governo ritirò una parte importante delle proprie proposte, e sarebbero potute essere tutte se non fosse stato per l’esitazione della direzione sindacale. In quello sciopero milioni di persone hanno imparato che né i padroni, né il governo possono resistere davanti ad una mobilitazione così organizzata e radicale. Lo sciopero, infatti fu di 8 ore con picchetti in tutte le aziende.

Nei mesi seguenti la mobilitazione, forte dell’esperienza dello sciopero generale, si estese radicalizzandosi dopo la tragedia del Prestige, una petroliera che spezzandosi in due nel mare davanti alle coste della Galizia dimostrò una volta in più l’incapacità delle destre e il suo legame con le grandi industrie, causando un disastro ecologico, oltre alla disoccupazione per migliaia di pescatori.

Ma anche su terreni più tradizionali come le mobilitazioni portate avanti dal Sindicato de Estudiantes contro le riforme dell’istruzione e contro le guerra il governo dimostrava sempre di più di essere in crisi di consensi. Quello che mancava era una organizzazione politica riconosciuta e capace di trasformare la rabbia e la volontà di combattività di settori crescenti dei lavoratori e dei giovani in un progetto politico preciso. Infatti il Psoe e Izquierda Unida (Iu) andavano nella direzione opposta.

Gli attentati di Madrid

In un contesto come questo gli attentati contro la classe operaia a Madrid sono stati il catalizzatore, e non la causa, della rabbia popolare contro Aznar. La presunta solidità del governo del PP è stata spazzata via in poche ore dalla mobilitazione di massa.

Il vergognoso tentativo di nascondere la matrice fondamentalista degli attentati addossando la colpa all’Eta, quando le modalità dell’attentato rendevano almeno dubbia la matrice basca, per strumentalizzare in chiave elettorale la tragedia che ha scosso tutta la Spagna ha fatto salire in superficie la rabbia profonda accumulata tra i lavoratori che si è materializzata negli slogan “la guerra è vostra i morti sono nostri” e soprattutto “se votiamo vi cacciamo”. Questa rabbia si è espressa nella manifestazioni dei giorni che hanno preceduto le elezioni ed anche nell’urna.

I risultati elettorali

Uno degli elementi decisivi nelle elezioni è stato l’incremento della partecipazione al voto. I votanti sono aumentati dell’8,5% rispetto alle elezioni del 2000 e addirittura del 12% nel Paese Basco come chiara risposta alla campagna razzista fatta dal PP dopo gli attentati dell’11 Marzo. La percentuale di votanti è cresciuta dal 68,71% del 2000 al 77,21%, con un incremento di circa 2,5 milioni di votanti.

La maggioranza di questi votanti si è riversata sul Psoe che ha ottenuto quasi 3 milioni di voti in più che nel 2000. È un voto che viene dai lavoratori e soprattutto dai giovani e non dal cosiddetto “ceto medio moderato”. Questo si vede dal fatto che in particolare nei quartieri operai, in cui l’astensione era stata molto alta nel 2000, l’aumento dei votanti è stato superiore all’8,5%. Il PP ha perso 690.000 voti (passando dal 44,2% al 37,64%), mentre il Psoe ha raggIunto il 42,64% (+ 8% rispetto alle ultime elezioni).

Questo rappresenta un importante spostamento a sinistra dovuto alla volontà di cambiamento delle masse e non al programma di Zapatero.

La crisi di IU

In questa dinamica di polarizzazione Izquierda Unida (Iu) è uscita con le ossa rotte. L’impasse elettorale, con il passo indietro dal 5,96% al 4,96%, rappresenta tutti i limiti di Iu. In questi anni infatti la coalizione “ecosocialista”, come ama farsi chiamare Iu, non ha giocato nessun ruolo nelle mobilitazioni operaie e studentesche che hanno attraversato il paese, né si è distinta dall’orgia nazionalista che ha aumentato la repressione contro le nazionalità oppresse, in particolare nel Paese Basco. Anzi nelle 48 ore che hanno seguito il brutale attentato di Madrid Iu si è unita al coro che attribuiva ad Eta l’attentato, arrivando addirittura a dichiarare che “la migliore risposta è l’unità dei democratici, senza che si apra la minima spaccatura”. Mentre migliaia di giovani e lavoratori scendevano in piazza Iu appoggiava l’unità nazionale proposta dal PP spiegando che “è responsabile dire alla società che in questi momenti i suoi rappresentati restano uniti”. Questo era solo la punta di un iceberg dopo una campagna elettorale condotta con slogan vuoti e moderati che addirittura affermavano come fatto dal dirigente andaluso di Iu, Diego Valderas, che “gli imprenditori possono giocare un ruolo molto importante nella lotta contro le diseguaglianze sociali”. In un contesto come questo è ovvio che Iu abbia pagato la logica del voto utile e non essendo vista come una reale alternativa a sinistra i voti si siano concentrati sul Psoe con l’obbiettivo di cacciare la destra.

Prospettive per il governo del Psoe

La destra ha creato in Spagna le condizioni per una enorme polarizzazione di classe. Lo sciopero generale, il disastro del Prestige, le lotte studentesche, le oceaniche manifestazioni contro la guerra e le mobilitazioni che hanno seguito gli attentati di Madrid hanno spinto Zapatero alla vittoria. Non è il programma moderato del Psoe ad avere permesso la vittoria dei socialisti ma la radicalità espressa dalle masse spagnole negli ultimi 3 anni. In pochi giorni le masse spagnole hanno appreso che possono contare, che la mobilitazione attiva può cambiare lo stato di cose presenti e questa lezione è il principale pericolo per il governo di Zapatero.

Il nuovo governo socialista arriva al potere sotto la spinta dal basso e le masse tenteranno di spingerlo a sinistra. Questo si è capito subito quando durante i festeggiamenti per la vittoria migliaia di persone giunte sotto la sede del Psoe gridavano “non traditeci”. Le ultime dichiarazioni di Zapatero, che ha annunciato il ritiro graduale delle truppe dall’Iraq, rispondono proprio a questa spinta che viene dal basso.

Ma assieme alla pressione dei lavoratori c’è anche quella della borghesia che spingerà il Psoe verso la difesa degli imprenditori, delle multinazionali e della Chiesa, chiedendo ai socialisti di continuare sulla scia dei precedenti governi del Psoe.

Il nuovo governo non potrà scegliere a lungo la politica del compromesso, non glielo permette l’attuale crisi del capitalismo.

Solo la mobilitazione diretta dei giovani e dei lavoratori, senza cambiali in bianco al governo, può garantire che le aspirazioni delle masse uscita dalla sconfitta di Aznar, siano soddisfatte. Siamo certi che i lavoratori chiederanno presto il conto a Zapatero.

 
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