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La rivoluzione dei garofani fa tremare il capitalismo "Il capitalismo è morto in Portogallo", titolava il Times nel 1975. Invece, a distanza di trent’anni dalla rivoluzione dei garofani il capitalismo, in Portogallo e a livello internazionale, è ancora vivo. Come è potuto sopravvivere? Potevano le cose andare diversamente?
La mattina del 25 aprile 1974 Lisbona è occupata contemporaneamente dai carri armati dell’esercito e da una folla di centinaia di migliaia di lavoratori. Giovani ufficiali delle forze armate hanno deposto con una rivolta militare la cinquantenaria dittatura fascista di Salazar. La classe lavoratrice si è buttata a corpo morto nella breccia aperta nelle mura dell’oppressione. Un processo rivoluzionario è cominciato e la miccia è stata un colpo di stato militare. Come la storia ha prodotto questa inusuale connessione di avvenimenti? Crisi del capitalismo portoghese Chiariamo subito che la rivolta del 25 aprile non è affatto un semplice rimescolamento delle carte al vertice dell’apparato statale portoghese. Riflette invece l’enorme pressione che si era accumulata alla base della società e che trovava la sua espressione iniziale (come puntualmente succede) al vertice. Nel 1974 il Portogallo è il paese capitalista europeo più arretrato. La borghesia portoghese aveva a lungo cercato di ovviare alla bassa produttività del lavoro della sua economia, attraverso lo sfruttamento delle colonie: Angola, Guinea e Mozambico fornivano materie prime e colture a basso prezzo grazie ad uno sfruttamento quasi schiavista della manodopera. Ma dal 1961 tutto ciò comincia a tramutarsi nel suo contrario: prima in Angola, poi in Guinea (1963) e in Mozambico (1964), si era sviluppata una guerriglia di liberazione nazionale che ormai costituiva un gorgo senza fondo per il debole capitalismo portoghese. Nel 1974 il 48% del Pil (oltre che migliaia di vite umane) viene ormai assorbito dalla guerra coloniale. Questo significa per il Portogallo, una piccola nazione di 9 milioni di abitanti, l’incapacità di sviluppare le basi dell’economia, tant’è che, secondo le stime ufficiali gli analfabeti sono quasi 4 milioni mentre gli emigrati all’estero sono circa 2 milioni e mezzo, in fuga dalla miseria o da 4 anni di coscrizione obbligatoria nelle forze armate. L’inflazione tocca il 30% annuo. La profonda crisi economica e sociale comincia a provocare profonde spaccature nella classe dominante, incerta su come riuscire a mantenere il suo dominio; i più lucidi rappresentanti del capitalismo portoghese cominciano a capire che non si può continuare nel vecchio modo: con un economia che faceva acqua da tutte le parti, terrore poliziesco all’interno e repressione militare nelle colonie non possono durare. Anche la chiesa portoghese comincia a dimostrare il riflesso di queste divisioni. Il malcontento si diffonde in tutti i settori della società, raggiungendo anche la spina dorsale dello stato capitalista: le forze armate. Alla fine del 1973 la guerra coloniale è ormai chiaramente impossibile da vincere: nelle colonie ormai si formano zone liberate e il governo portoghese è costretto ad aumentare di 55mila uomini lo stanziamento di truppe. La volontà di combattere dei soldati di truppa portoghesi risulta sempre più debole. I giovani lavoratori e contadini portoghesi cominciano ad averne piene le tasche di combattere lontano da casa una guerra che non è affatto nei loro interessi. La diserzione si allarga. Il malcontento ad un certo punto comincia a contagiare anche gli ufficiali più vicini alla truppa, cioè i giovani ufficiali dei gradi inferiori; questi per lo più sono rampolli della piccola borghesia strappati alle università o figli di lavoratori o contadini in cerca di un’esistenza migliore dei loro genitori attraverso la carriera militare. Alla fine il malcontento tocca anche i gradi superiori delle forze armate e il libro del generale Spinola " il Portogallo e il futuro" ne costituisce la sua eco distorta. L’idea del libro è la prospettiva di una decolonizzazione futura da attuarsi con i tempi decisi dal governo portoghese quando le ex colonie fossero state pronte ad unirsi volontariamente in qualche tipo di federazione con il Portogallo. Insomma un futuro di indipendenza formale che sancisse il proseguire dello stato di sfruttamento economico, sul modello dominante all’epoca nei rapporti degli altri paesi imperialisti con le loro ex colonie. Ma tanto basta nel dicembre 1973 ad indurre il presidente Caetano (successore di Salazar) ad allontanare Spinola dall’incarico di comandante in capo delle forze armate in Guinea rendendo famoso il suo libro e donando al suo autore un aura di liberale e progressista del tutto immeritata. In realtà Spinola èparte integrante ad ogni effetto della classe dominante. Figlio di uno degli amici più stretti di Salazar, ha combattuto volontario al fianco sia di Franco che di Hitler e, come comandante in capo delle forze armate portoghesi in Guinea si è meritato l’appellativo di "macellaio" fra le sue stesse truppe. E per finire siede nei consigli di amministrazione di due dei principali monopoli del Portogallo. Comunque il presidente Caetano, sostenuto da buona parte del capitalismo portoghese, non è affatto convinto di prendere la strada indicata da Spinola e per il momento continua imperterrito per la sua strada di repressione. Ormai la società portoghese è da tempo in subbuglio. Dal 1968 c’è stata un’ondata di dimostrazioni nella Università di Lisbona, all’istituto di economia e persino all’accademia militare di Lisbona. La classe operaia ha organizzato una serie di eroici scioperi nonostante la legge che li vieta. Scioperi (spesso sconfitti) fatti di scontri armati con la polizia si susseguono alla Timex, Hoechst, Ford, ITT, Plessleys. L’insurrezione dei giovani ufficiali In questo contesto sociale il Movimento delle Forze Armate (Mfa), movimento clandestino che organizza molti fra i giovani ufficiali portoghesi) prende l’iniziativa. Nella notte tra il 24 e il 25 aprile 1974 la radio di Stato a Lisbona viene occupata da un manipolo di riservisti appartenenti al Mfa, mentre un battaglione di cavalleria (fanteria motorizzata, autoblindo e carri armati) all’alba del 25 aprile raggiunge Lisbona e si dirige verso il quartier generale del presidente Caetano. Varie guarnigioni sparse nel paese cominciano a mandare messaggi di solidarietà con gli insorti: le forze a disposizione dei ribelli e dei fascisti all’interno delle forze armate cominciano a contarsi. Ma la guerra non si accontenta mai delle sole operazioni contabili. I generali leali a Caetano mandano tre ondate successive del settimo reggimento di cavalleria ad affrontare il battaglione controllato dal Mfa; un’ondata dopo l’altra il settimo passa dalla parte degli insorti, mentre le navi da guerra nel porto di Lisbona si ammutinano e non aprono il fuoco per fermare i blindati dei ribelli. Ormai il quartier generale di Caetano è circondato quando l’ultima ondata del settimo si unisce agli insorti; a quel punto ai lavoratori è chiaro che le forze armate si stanno ribellando: le masse si riversano per le strade di Lisbona. Caetano rifiuta di arrendersi a degli ufficiali inferiori, vuole consegnarsi solo ad un ufficiale di alto rango: vuole Spinola. Il Mfa comincia qui a dimostrare la sua indecisione e immaturità politica: invece di bombardare il quartiere generale di Caetano, manda emissari al generale Spinola, chiedendogli di ricevere la resa di Caetano e di assumere la presidenza della Repubblica. Spinola accetta di corsa, limitandosi in cambio ad accettare il rispetto della "carta" democratica del Mfa. Il temuto e cinquantenario regime di Caetano è caduto come un castello di carte: non un solo reparto delle forze armate ha combattuto per difenderlo. Solo gli appartenenti alla Pide (la polizia segreta) sparano sui dimostranti: giustamente temono la vendetta dei lavoratori, qualche decina di agenti della Pide e dei loro informatori viene linciata, mentre gli altri vengono arrestati dalle forze armate. Il regime di Caetano cade senza che nessun settore della popolazione lo difendesse. Molte rivoluzioni proletarie sono iniziate con l’insurrezione della classe lavoratrice e hanno potuto vincere grazie al contagio della base dell’esercito. Qui, invece, per le particolarità storiche che abbiamo esaminato, l’insurrezione parte dalle forze armate, dagli ufficiali inferiori; persino alcuni alti ufficiali e generali erano coinvolti. Ad essere subito contagiata è la classe lavoratrice portoghese, che si riversa per le strade e da quel momento diventa il vero motore del processo rivoluzionario. Limiti politici dell’insurrezione La mancanza di prospettive e di chiarezza politica del Mfa si nota subito dall’immediata consegna del vertice del potere a Spinola. Senza l’intervento e la pressione delle masse e della classe lavoratrice il processo rivoluzionario portoghese si estinguerebbe in pochi giorni. Le cose vanno invece diversamente. Il regime di Caetano è abbattuto e i diritti democratici formalmente ristabiliti, ma per i lavoratori la democrazia non è un feticcio, qualcosa da venerare in se; è solo un mezzo per ottenere una vita migliore. E tutti i problemi sociali del Portogallo rimanevano intatti dopo la rivolta di aprile. Così i lavoratori, senza il permesso della giunta esecutiva del Mfa e senza il parere degli esperti legali, cominciano ad esercitare il diritto di sciopero e di dimostrazione: il primo maggio mezzo milione di persone marciano a Lisbona. I giornalisti cominciano ad epurare gli editori e i caporedattori fascisti e ad autogestire le testate dei giornali. Lo spirito rivoluzionario si sparge a macchia d’olio fra le forze armate, i soldati si presentano in parata con i garofani rossi nelle canne dei fucili e dei mitra, i marinai marciano a fianco dei lavoratori portando striscioni che inneggiano al socialismo. In quel momento nessuna forza di repressione sulla terra può fermare i lavoratori. Con una guida rivoluzionaria cosciente dei suoi compiti, come lo era stato il partito bolscevico nella Russia del ’17, i lavoratori potrebbero prendere il potere senza incontrare nessuna seria resistenza: la reazione è impotente. Questo avrebbe un enorme impatto rivoluzionario sul Brasile e sugli altri paesi europei, a cominciare dalla confinante Spagna e dall’Italia, che nello stesso periodo sperimenta una forte radicalizzazione della classe lavoratrice e il più notevole spostamento elettorale a sinistra della sua storia. Miopia dei dirigenti socialisti e comunisti Ma i dirigenti delle organizzazioni del movimento operaio (che in quel momento godevano di enorme prestigio) la pensavano diversamente. Subito dopo il suo atterraggio a Lisbona il 26 aprile, di ritorno dal suo comodo esilio in Francia, l’avvocato Mario Soares (segretario del Partito Socialista Portoghese, solo un simbolo più che una realtà organizzata in quel momento) si dichiara a favore "di un programma di salvezza nazionale (…). Un fronte di unità nazionale, un’alleanza di molte forze. E così vedrete conservatori, cattolici, liberali, socialisti e comunisti lavorare tutti assieme in una nuova amministrazione civile". Soares esprime la speranza che "Spinola diventi un De Gaulle portoghese". Il Partito Socialista Portoghese (Psp) il 26 aprile non è altro che un manipolo di avvocati in esilio, senza nessuna esperienza di lotta clandestina al regime fascista, ma di fronte agli eventi che si stanno dispiegando la sola forza della tradizione del suo nome è in grado di captare parte consistente delle energie politiche che si sviluppano tra la massa della popolazione, trasformandosi così in un autentico partito di massa nel giro di pochi mesi. Una crescita simile la avrà il Partito Comunista Portoghese (Pcp), con una lunga tradizione di lotta clandestina, anche se un tempo minoritario. La crescita del Psp e del Pcp conferma la legge storica secondo cui le masse quando si mobilitano, si rivolgono alle loro organizzazioni tradizionali. Quando milioni di portoghesi politicamente inesperti irruppero sulla scena politica, la maggior parte di loro non sapeva nemmeno distinguere tra i diversi partiti dei lavoratori. Questo rende ancora più vitale il ruolo del Pcp. I comunisti dovrebbero spiegare pazientemente il pericolo insito nel lasciare il potere economico nelle mani dei capitalisti e nel lasciare praticamente intatto (epurazone della Pide a parte) l’apparato statale della borghesia. Ma la posizione del segretario del Pcp Alvaro Cunhal è ben diversa: "abbiamo bisogno di un’unione di tutte le forze politiche per rafforzare la democrazia in Portogallo. Uniti schiacceremo i fascisti e creeremo una società libera e democratica". Paragoniamo la posizione di Cunhal (che si autoproclamava "leninista") con quella di Lenin nel periodo tra la rivoluzione russa di febbraio e quella di ottobre: "la nostra tattica è: nessuna fiducia e nessun appoggio al nuovo governo (che era composto da una coalizione di partiti operai e borghesi uniti da un formale antizarismo - Ndr). Kerensky è particolarmente sospetto. L’armamento del proletariato è la sola garanzia. Elezioni immediate del consiglio di Pietroburgo; nessun rapporto con gli altri partiti". In Portogallo il Pcp appoggia completamente una coalizione con i partiti della borghesia. I leader del Pcp e del Psp corrono ad allearsi con Spinola, lasciando il socialismo ad una indefinita prospettiva futura. Reazione e rivoluzione Nella mancanza di una direzione politica rivoluzionaria, la rivoluzione portoghese procede solo sotto la sferza dei tentativi reazionari. Per un intero anno si ripete la stessa meccanica degli eventi nel processo rivoluzionario portoghese: i capitalisti portoghesi spalleggiati dalle multinazionali, dall’imperialismo Usa e dalla Nato, organizzano tramite il generale Spinola tre colpi di stato (primi di luglio 1974, 30 settembre 1974, 11 marzo 1975) allo scopo di restaurare una dittatura militare. Tutti e tre i golpe provocano la mobilitazione delle masse, mentre le forze armate si dividono in truppe che non eseguono gli ordini degli ufficiali golpisti e truppe che affiancano più o meno attivamente i lavoratori, a volte guidate dai loro stessi ufficiali. Come risultato i lavoratori prendono sempre più coscienza della loro forza e spingono le loro rivendicazioni sempre più apertamente verso il socialismo. Al congresso del Psp del dicembre 1974 molti delegati chiedono (inascoltati da Soares) la collettivizzazione dell’economia. Anche il Mfa, che adesso segue anziché precedere il movimento operaio, si sposta sempre più a sinistra. Ad ogni golpe il Mfa epura dalle forze armate gli ufficiali più reazionari. Dopo il secondo golpe, tutta la vecchia guardia dei generali, compreso Spinola, viene prepensionata. I rapporti di forza si fanno sempre più favorevoli alla rivoluzione portoghese. Il culmine della rivoluzione dei garofani Il processo culmina all’indomani del terzo tentativo fallito di golpe da parte di Spinola, l’11 marzo 1975. Venuti a conoscenza delle transazioni bancarie a favore del golpe, i lavoratori delle banche occupano le banche chiedendone la nazionalizzazione senza indennizzo; la giunta del Mfa accetta il dato di fatto e ratifica la nazionalizzazione. Le compagnie d’assicurazione vengono occupate e poi nazionalizzate dopo solo qualche giorno. Le banche e le compagnie d’assicurazione sono proprietarie di oltre il 50% dei mezzi di produzione in Portogallo. Con le timide nazionalizzazioni parziali, nei mesi precedenti, di alcuni rami della produzione e di parte dei latifondi, ora il 75% dei mezzi di produzione portoghesi sono in mano allo stato. Uno stato il cui controllo da parte della classe capitalista è sempre più precario. Il Mfa e la sua giunta seguono sempre più la pressione dei lavoratori. Nella realtà tra un golpe e l’altro l’unica forza che ha assicurato un debole controllo borghese sullo stato sono stati proprio i (tanto temuti dalla borghesia portoghese) dirigenti dei partiti socialisti e comunisti: si sono rivelati l’unico mezzo possibile per contenere le masse. Infatti gli stessi dirigenti socialisti e comunisti sono stati zelanti nel denunciare e frenare i cosìddetti "abusi" dei lavoratori come "avventure estremiste che favorivano la reazione" o addirittura "complotti per favorire la reazione". Erano completamente ciechi di fronte al processo che si sviluppava: da una parte le masse che spingevano a sinistra il Mfa e dall’altra i capitalisti pronti a fare del generale Spinola un nuovo dittatore pur di sventare i pericoli oggettivi che incombevano sulle loro proprietà. Il capitalismo aveva organizzato l’ultimo golpe Spinola per scongiurare lo spettro ormai imminente della vittoria elettorale della sinistra. Paradossalmente le elezioni generali del maggio 1975, a poco più di un anno dal golpe del 25 aprile 1974, con il trionfo elettorale del Psp e del Pcp, costituiscono il canto del cigno della rivoluzione dei garofani: 2/3 dei voti vanno alla sinistra. Purtroppo Psp e Pcp useranno la loro enorme autorità solo per spaventare le masse con lo spettro della reazione e per far passare politiche antisciopero, ristabilire l’autorità degli imprenditori nelle aziende, permettere alla borghesia di riprendere il controllo sulle forze armate. A poco a poco la classe lavoratrice, delusa, smobilita; i mitra lasciano a terra i garofani e rientrano nelle caserme. Nel 1978 inizia la riprivatizzazione dell’economia che sarà in gran misura completata entro il 1981. A tutt’oggi il capitalismo portoghese sopravvive a se stesso, alla sua debolezza e alla sua idiozia, superate solo dalla miopia dei dirigenti del Psp e del Pcp. Con la sconfitta della rivoluzione dei garofani il capitalismo a livello mondiale ha vinto una battaglia decisiva per il prolungamento della propria vita. Ma nessun organismo vecchio e malato può sopravvivere a lungo. Oggi il capitalismo a livello mondiale mostra la sua malattia e la sua decadenza spargendo un mare di sangue e di miseria sulla maggior parte del globo. Il ritardo nella formazione di forti partiti rivoluzionari provocherà altre volte bizzarri percorsi attraverso cui il processo rivoluzionario cercherà di farsi strada. La guerra ricomincia e l’esito dipenderà essenzialmente dalla capacità delle forze del marxismo di prendere la direzione del processo. Sarà una guerra in cui le forze del marxismo dovranno dimostrare che trent’anni non sono passati invano. |