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La redazione risponde La lettera del compagno della Motovario ripropone il problema della gestione burocratica del sindacato. Partendo dal fallimento della strategia dei precontratti si vede chiaramente in questa vicenda come la burocrazia della Fiom non ha esitato a pugnalare alla schiena i lavoratori che hanno tentato di portare avanti seriamente la lotta per il contratto.
Nei numeri scorsi del giornale abbiamo trattato ampiamente la questione dei precontratti, rimandiamo i lettori alla lettura di quegli articoli, constatando che purtroppo avevamo ragione nel definire sbagliata questa strategia di lotta. Il vertice della Fiom non ha voluto fare una vera battaglia per riconquistare il contratto nazionale, nonostante abbia sempre dichiarato il contrario, e il risultato è che ora, una volta che il fallimento è diventato evidente, improvvisamente dai precontratti si è passati alla lotta per i contratti integrativi. Fosse solo questo il problema potremmo rammaricarci dell’incapacità del gruppo dirigente. Ma il problema è che a pagare il prezzo di una politica del vertice sono i delegati e i militanti della Fiom che hanno provato sul serio a perseguire quella politica. Il caso della Motovario è solo uno dei tanti dove da un lato emerge il ruolo avventurista dei vertici che prima lanciano la lotta rimanendo comodamente seduti nei loro uffici senza garantire ai lavoratori il sostegno della struttura sindacale, poi quando si presenta la possibilità di arrivare a un accordo (per quanto pessimo) scaricano i lavoratori nel modo peggiore. Così mentre nelle assemblee rivendicano più democrazia sindacale, nella pratica applicano metodi vergognosi come quello di concordare in comunella con i burocrati di Cisl e Uil un terzo dei delegati della Rsu, sulla testa dei lavoratori e di decidere le “dimissioni” di una Rsu senza neanche consultare gli interessati. Avviene così che la segreteria della Fiom di Modena così smaniosa di riallacciare vecchie amicizie bruscamente interrotte non esita a tradire i suoi delegati in cambio di una rinnovata alleanza e non importa se Cisl e Uil non hanno rivisto nessuna delle scelte fatte in questi anni. La cosa peggiore di questa vicenda è che i lavoratori pagano con la repressione e la cassa integrazione i complotti fatti alle loro spalle da burocrati sindacali e padroni. È stato offerto su un piatto d’argento a Cisl e Uil di tornare a giocare un ruolo in fabbrica, nonostante in autunno i lavoratori li avessero puniti non votandoli nelle elezioni della Rsu, mentre chi ha cercato di organizzare le lotte viene tacciato come il responsabile di una linea confusa, contraddittoria e ambigua che invece é il frutto esclusivo delle esasperanti manovre della burocrazia della Fiom che non faceva quanto diceva e non diceva quanto faceva. Come possiamo fermare questa burocrazia? La nostra battaglia, come delegati e militanti, non può limitarsi a organizzare gli scioperi. Per quanto sostegno possono raccogliere, nei momenti decisivi i vertici possono sabotare le mobilitazioni. Sono loro che parlano coi padroni, organizzano trattative clandestine, impugnano i regolamenti a proprio vantaggio. Si pone quindi il problema del controllo dal basso dei funzionari che devono essere revocabili se non rispettano il mandato dei lavoratori. Ma per questo è necessario impegnarsi in una lotta a fondo per riprenderci il sindacato. L’appello che facciamo a tutti i delegati e lavoratori, di questa come di altre aziende é di unirsi a noi in questa battaglia. A partire dal prossimo congresso della Fiom. Ma ancora più importante organizzandoci dal basso nei conflitti sociali che esploderanno nel prossimo periodo. A Modena ci abbiamo provato costruendo un coordinamento provinciale dei delegati della Fiom durante la vertenza. E’ su questa strada che dobbiamo continuare a muoverci anche in futuro. |