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Organizziamoci per difendere i nostri diritti L’ottavo ipermercato di Coop Lombardia è stato inaugurato lo scorso luglio a Sesto San Giovanni. Si trova all’interno del CentroSarca: un grande centro commerciale costruito nell’ex area industriale che fu della storica Breda.
Gli oltre 200 addetti dell’Ipercoop si sono trovati in questi primi mesi di apertura in una realtà lavorativa fatta di precarietà e sacrifici. Innanzi tutto, il problema della precarietà dei contratti: la stragrande maggioranza degli addetti è assunta con contratti a termine (di 6 o 9 mesi) o formazione lavoro (24 mesi). A questa continua insicurezza della continuità lavorativa, si aggiunge una flessibilità sfrenata in fatto di orari di lavoro. Visti a ritroso sembrano incredibile i sacrifici che si è stati costretti a fare in questi mesi, per sopperire all’evidente mancanza di organico. La settimana prima e durante l’inaugurazione, in alcuni reparti si è lavorato oltre le 70 ore settimanali. Senz’altro era una situazione eccezionale, ma poi di situazioni eccezionali ce ne sono state parecchie… E così nel mese di novembre si è lavorato anche 27 giorni consecutivi, senza alcun giorno di riposo, e a dicembre non si è superato il record precedente solo perché c’era la festività di Natale in mezzo… In compenso a gennaio, nella settimana dell’inventario, in alcuni reparti si sono toccate le 60 ore lavorative. È da sottolineare una cosa: tutto questo è riferito a lavoratori assunti con contratto part-time (che rappresentano la stragrande maggioranza degli addetti), che teoricamente dovrebbero fare orari di 24 ore! Non in tutti i reparti si raggiungono queste situazioni estreme, ma in tutti è evidente la carenza di organico e il continuo ricorso allo straordinario, ben oltre l’orario contrattuale. Una tale situazione di precarietà e flessibilità permanente non solo non consente di lavorare nella tranquillità e nella condizione fisica necessaria, ma soprattutto comporta problemi nell’organizzarsi una vita al di fuori del lavoro. Accettare una situazione di questo tipo vorrebbe dire diventare un’appendice dell’azienda, rinunciare a una propria vita personale. È necessario che come lavoratori iniziamo ad organizzarci seriamente per difendere i nostri diritti. È necessario rivendicare: la garanzia della continuità del lavoro, con la trasformazione di tutti i contratti precari in contratti a tempo indeterminato, un piano di nuove assunzioni per coprire la carenza di organico nei vari reparti, la trasformazione dei contratti da part-time a full-time, laddove richiesto dal lavoratore il rispetto dei giorni di riposo garantiti per contratto. Per porre queste rivendicazioni, però, il primo passo è organizzarsi. È questa la questione decisiva. Essendo l’Ipercoop di Sesto una realtà completamente nuova, si deve iniziare da zero a costruire i primi legami tra i lavoratori. È necessario capire che senza organizzare una presenza sindacale stabile, senza organizzare l’unità tra i lavoratori, senza esercitare un’azione sindacale adeguata, non potrà che dominare la precarietà più totale. Detto questo non basta iscriversi al sindacato. È fondamentale impegnarsi in modo cosciente nell’attività sindacale, soprattutto alla luce delle responsabilità dirette che hanno avuto i vertici sindacali al dilagare del precariato e della flessibilità di questi anni. Il peggioramento continuo delle condizioni di lavoro, la perdita del potere d’acquisto dei salari, l’introduzione di ogni sorta di tipologia di contratto precario, che ha diviso i lavoratori tra loro rendendoli più deboli di fronte alle aziende, non sarebbe mai stato possibile senza la famigerata politica della concertazione, che tuttora guida gli attuali vertici sindacali. Per anni hanno cercato di convincerci che gli interessi dei lavoratori passavano da “una maggiore competitività del sistema delle imprese” e che, quindi, esistevano interessi comuni sui quali bisognava “concertare”. Ma come i fatti ostinati dimostrano, non ci sono interessi comuni: un conto sono gli interessi delle imprese, un conto sono gli interessi dei lavoratori, che si muovono in una direzione diametralmente opposta. Ciò è vero sia per le aziende padronali, sia per le aziende “cooperative” come la Coop, diventata ormai un’impresa commerciale di primo piano (con oltre 41mila addetti a livello nazionale) pienamente integrata nel sistema di mercato. È tempo che anche all’Ipercoop di Sesto ci si muova per costruire una forte presenza sindacale. È necessario organizzarci, far sentire la nostra voce; per difendere i nostri diritti, ma anche per costruire un sindacato combattivo, che sia impegnato non ad inseguire le aziende sul loro terreno della logica del mercato e del profitto, ma che sia chiaramente e unicamente impegnato sul terreno della difesa intransigente degli interessi di classe dei lavoratori. |