Home arrow Venezuela arrow Fallisce la frode dei golpisti
Prossime iniziative
Menu
Home
Verso l'11 ottobre
Rifondazione Comunista
Politica Italiana
Movimento operaio
Giovani in lotta
Internazionale
America Latina
Venezuela
Economia
Teoria marxista
Scienza ed Ambiente
Storia e Memoria
Antifascismo
Movimento Noglobal
Immigrazione
Donne e Rivoluzione
Tutto il resto...
Archivio numeri FM
Link
Iniziative
Mailing list
Iscriviti alla nostra mailing list
Nuovo opuscolo
DocSePiccola
Settimo congresso Prc
risulcongresso
Festa Rossa 2007
webtv
Articoli correlati
dicembre
crisi
Fallisce la frode dei golpisti Stampa E-mail
Scritto da Miguel Campos (redazione del Militante)   

Venezuela

(Nota della redazione: questo articolo è stato pubblicato il 2 dicembre scorso sulla pagina web del Militante venezuelano http://venezuela.elmilitante.org)

I dirigenti dell’opposizione golpista venezuelana dicono a tutti che la raccolta di firme iniziata lo scorso 28 novembre che finirà questo lunedì 1 dicembre, con l’obbiettivo di convocare un referendum contro il presidente democraticamente eletto (col 60% dei voti) Hugo Chavez, è un grande successo. Tuttavia, né queste dichiarazioni né la manipolazione dei mass media golpisti (più dell’80%) possono nascondere la realtà: il cosiddetto “reafirmazo” sta diventando un fiasco clamoroso nelle zone popolari, e non è molto seguito neppure neanche nelle zone dei ceti medi. Vista la quantità di irregolarità e denunce di frode presentate (5.000 già confermate saranno portate domani al Comitato Nazionale Elettorale, informa il deputato Juan Barreto) questo passerà alla storia non come “reafirmazo” ma come “el fraudazo” (la grande frode).

Come marxisti abbiamo sostenuto negli ultimi mesi che il “reafirmazo” aveva una funzione essenzialmente propagandistica: serviva a ingannare la base sociale della borghesia golpista. Anche nel caso in cui riuscissero a raccogliere le firme necessarie per convocare un referendum contro Chavez (più di 2,7 milioni), il che – come vedremo – non è scontato, non c’è dubbio che perderebbero il referendum. L’obiettivo è dunque mantenere mobilitata la propria base aspettando che maturino le condizioni per tentare un nuovo golpe.

I partiti che appoggiano Chavez hanno presentato al Consiglio Nazionale Elettorale (Cne), le firme raccolte tra lo scorso 21 e 24 di novembre per convocare dei referendum contro 37 deputati dell’opposizione, che avevano partecipato in prima persona ad attività golpiste e altri eletti in liste che inizialmente appoggiavano Chavez ma che in seguito hanno tradito i loro elettori passando dall’altra parte della barricata. Il Cne ha un mese di tempo per vagliare le firme presentate sia dai rivoluzionari che dall’opposizione.

L’opposizione può raccogliere 2,7 milioni di firme tra tutto l’elettorato nazionale (12 milioni di elettori), mentre le firme raccolte dai partiti e movimenti che appoggiano il processo rivoluzionario provenivano solo dalle circoscrizioni elettorali di questi deputati, e cioè sei stati e alcune circoscrizioni di altri dodici.

Ebbene il quotidiano della borghesia venezuelana Últimas Noticias, (D. Díaz Rancel, 30-11-2003), ammetteva che le organizzazioni bolivariane avevano presentato 4.234.776 firme di 2.669.684 elettori. Bisogna firmare per ogni richiesta di revoca di un deputato, cosicché ci sono elettori che hanno firmato più volte (per deputati diversi).

Nelle zone più popolate (Caracas, Miranda, Carabobo, Aragua e Lara) “quasi raddoppiavano il numero necessario. Anche considerando un’alto numero di firme non valide– al di sopra del 10% – è sicuro che raggiungeranno il loro obiettivo”.

 

Provocazioni e ricatti

 

Tutto ciò ha reso ancora più nervosi i dirigenti dell’opposizione, che hanno utilizzato ogni tipo di provocazioni, frodi e pressioni. Venerdì 28 novembre la raccolta di firme dell’opposizione iniziava con una incredibile provocazione nella stazione della metropolitana di Carapita, nel quartiere popolare di Antemano, dove i seguaci di Chavez sono numerosi e dove si è presentato uno dei dirigenti del golpe di dicembre 2002 più odiati dalla popolazione, Juan Fernández (che allora fuggì a Miami).

Era chiaro che cercavano la provocazione, e una scusa per mobilitare la loro base sociale presentandosi come vittime. Gli abitanti del quartiere hanno risposto in modo esemplare mobilitandosi spontaneamente e in pochi minuti più di 300 persone circondavano il punto di raccolta delle firme, pacificamente, ma esigendo con fermezza che il provocatore fascista andasse via. Una volta ottenuto questo risultato hanno lasciato la possibilità di firmare a chi lo desiderava.

Malgrado ciò la versione dei giornali al servizio dell’opposizione presentava i fatti nel solito modo: “le orde chaviste impediscono la raccolta di firme”, ecc.

Lo stesso giorno sono arrivate molte altre notizie di pressioni su lavoratori di diverse aziende. I padroni, oltre a rendere molto flessibili gli orari di lavoro “per rendere più facile ai lavoratori la possibilità di firmare” sono arrivati a organizzare dei pullman per portarli a firmare (e allo stesso tempo controllare chi non lo voleva fare) ricattando i lavoratori che erano riluttanti. Se volete avere un’idea dell’enorme quantità di irregolarità vi raccomandiamo la pagina web www.aporrea.org, dove c’è un seguito costante delle notizie che arrivano da tutto il paese. Ci congratuliamo con i compagni per il loro eccezionale lavoro.

La denuncia sulla consegna di una ricevuta a molti dei firmatari – qualcosa di assolutamente illegale – è stata dimostrata (vedere l’articolo del compagno Camilo López sul sito web http://venezuela.elmilitante.org, dove c’è una foto della ricevuta). Qualcuno dei firmatari è arrivato persino a mostrare orgoglioso alla televisione la sua “ricevuta”, di fronte all’imbarazzo dei responsabili. Lo scopo di questa procedura può essere uno solo: premiare i firmatari e punire chi non può presentare una ricevuta sul posto di lavoro.

Nello stesso articolo “Non subiremo ricatti! I lavoratori non devono cedere” (di Camilo López) si può trovare la lista delle aziende che sono state denunciate dal dirigente del nuovo sindacato UNT, Orlando Chirinos, per pressioni sui lavoratori: “…si trovano i golpisti di sempre: il Grupo Mercantil, Banco de Venezuela - Grupo Santander, Banco Venezolano de Crédito, Caracas Country Club, Radio Caracas Televisión, Empresas Polar (Cervecería, Mavesa, etc.), Collegio di Ingegneri - Mérida, Tiendas Las Navieras, Empresa Textilera Jeantex, Coca Cola (Panamco), Pepsi Cola (Empresas Polar), Alfonso Rivas & Cia, Ferrocar, Constructora Concasa, el Bloque Dearmas e numerose istituzioni educative private. Ugualmente sono arrivate denunce contro la Alcaldía Mayor, la Maternidad Concepción Palacios; la Gobernación de Miranda, Invitrami e i comuni di Baruta, Acevedo e Carrizal; il comune di Sucre nello Stato Portuguesa, il comune “Ezequiel Zamora” del Stato Monagas e diversi altri comuni dello Stato di Sucre.”

 

Passare all’offensiva contro la reazione!

 

Ci sono prove documentate che confermano come alcuni medici legati all’opposizione hanno tentato di costringere i loro pazienti a firmare. Il direttore dell’ospedale “Domingo Luciani” di El Llanito ha confermato le denunce fatte da tre pazienti contro medici che minacciavano di non curarli se non firmavano (www.aporrea.org) e altre di questo tenore.

L’obiettivo di tutte queste manovre dell’ opposizione è tentare di nascondere la perdita di appoggio sociale e ingannare la propria base sociale. Ciò significa che non possono riconoscere la loro sconfitta e che, appena vedranno vacillare l’appoggio sociale alla rivoluzione, tenteranno una nuova offensiva controrivoluzionaria.

L’attuale rapporto di forze favorevole alla rivoluzione deve essere utilizzato – come si scrive nella proposta che i marxisti rivoluzionari del Militante e del Topo Obrero avanzano nel volantino distribuito contro il “reafirmazo” e contro una possibile nuova offensiva golpista – per approfondire la rivoluzione e prendere misure urgenti come la nazionalizzazione delle banche sotto il controllo dei lavoratori, i monopoli e le aziende occupate e in crisi.

Bisogna instaurare il controllo operaio e popolare della PDVSA (la compagnia pubblica del petrolio) con la partecipazione dei lavoratori a tutti i livelli di decisione, organizzare assemblee popolari in tutti i quartieri e fabbriche e promuovere la mobilitazione e l’organizzazione dei lavoratori e degli altri settori popolari difendendo e approfondendo la rivoluzione, creando comitati in difesa della rivoluzione per lottare contro qualsiasi tentativo destabilizzante dei controrivoluzionari.

Gli stessi comitati devono organizzarsi nei quartieri operai per lottare contro la crisi e il sabotaggio economico dei capitalisti (lottando contro l’accaparramento, per risolvere i gravi problemi sociali, ecc). Queste assemblee e comitati devono organizzarsi anche nell’esercito giacché è il miglior modo per evitare che settori degli ufficiali tradiscano il processo rivoluzionario e per garantire il controllo e l’influenza permanente della classe operaia e degli altri settori popolari sullo stesso.

La rivoluzione potrà trionfare definitivamente se avanza verso il socialismo e il potere è saldamente nelle mani dei lavoratori e dei settori popolari.

Tutti quelli che appoggiano la rivoluzione venezuelana, anche all’estero devono mantenersi vigili, spiegare quello che accade realmente e contrastare la campagna di calunnie dell’imperialismo.

 
< Prec.   Pros. >