Home arrow Movimento operaio arrow Corrispondenze operaie arrow La Lucania in lotta ferma il governo Berlusconi!
Prossime iniziative
Menu
Home
Verso l'11 ottobre
Rifondazione Comunista
Politica Italiana
Movimento operaio
Giovani in lotta
Internazionale
America Latina
Venezuela
Economia
Teoria marxista
Scienza ed Ambiente
Storia e Memoria
Antifascismo
Movimento Noglobal
Immigrazione
Donne e Rivoluzione
Tutto il resto...
Archivio numeri FM
Link
Iniziative
Mailing list
Iscriviti alla nostra mailing list
Nuovo opuscolo
DocSePiccola
Settimo congresso Prc
risulcongresso
Festa Rossa 2007
webtv
Articoli correlati
dicembre
crisi
La Lucania in lotta ferma il governo Berlusconi! Stampa E-mail
Scritto da FalceMartello   

 Il 13 novembre il Consiglio dei Ministri approva il Decreto Legge n° 314 che individuava in Scanzano Jonico (Matera) il sito unico nazionale di deposito delle scorie nucleari: i rifiuti avrebbero dovuto essere sotterrati in una miniera di salgemma; inoltre un articolo del suddetto decreto prevedeva la possibilità di un deposito temporaneo delle scorie a Scanzano (presso la località Terzo Cavone), in attesa dell’edificazione del sito unico. Questa mossa del Governo ha rappresentato l’ennesimo attacco alla regione Basilicata che avrebbe visto il proprio territorio devastato dal cimitero nucleare e militarizzato a causa dello stesso.

Negli ultimi anni infatti la Basilicata è stata la regione modello per la borghesia italiana con esportazioni record e altissimi livelli di sfruttamento, basta pensare all’inferno del polo salottiero della Natuzzi e al cosiddetto modello Melfi, in cui i ritmi di lavoro estenuanti si affiancano a bassi salari e un basso livello di conflittualità in fabbrica. Ma con una prontezza sicuramente non prevista dal Governo Berlusconi nè dal sindaco di Scanzano M. Altieri (AN), tutta la popolazione lucana si è mobilitata in massa contro un decreto illegittimo e sorretto da basi scientificamente fragilissime (a detta di eminenti personalità del mondo della scienza).

Sin dall’alba del 14 novembre numerose strade statali della Basilicata sono state bloccate impedendo il passaggio di auto e camion e, nel corso dei giorni, blocchi e presidi spontanei si sono allargati a macchia d’olio nella regione, compromettendo significativamente i collegamenti con Puglia, Calabria, Campania. È stata bloccata la stazione di Metaponto, snodo assai importante di strada ferrata per la Lucania e per le regioni limitrofe, l’autostrda Salerno-Reggio Calabria, la strada statale Matera-Altamura che porta a Bari ed è definita “l’arteria del Salotto”. Vi erano blocchi sulla Appia, sulla Jonica, sulla Basentana; è stato presidiato il Centro Oli di Viggiano, da dove partono ogni giorno oltre 4mila barili di greggio, ed il piazzale antistante l’invaso di Monte Cotugno, una delle dighe piu’ grandi d’Europa che fornisce acqua a gran parte del Meridione. I mass media non hanno nemmeno reso l’idea della portata della mobilitazione che per di più non è rimasta chiusa nei confini lucani: la provincia di Taranto ad esempio si è sollevata in massa ed oltre ai partecipatissimi cortei, ha sostenuto blocchi stradali non permanenti come in Basilicata, ma non per questo meno utili nel portare avanti la lotta e nel tenere alta la tensione. Comprendendo la strategicità dell’area Fiat, per alcuni giorni è stata bloccata anche la superstrada Potenza-Melfi, all’altezza dello svincolo che porta allo stabilimento Fiat, ed il 21 novembre la Fiom-Cgil ha proclamato uno sciopero per sostenere i motivi della mobilitazione.

I lavoratori della Sata e dell’indotto Fiat si sono fermati per 4 ore su ogni turno lavorativo, manifestando davanti ai cancelli della fabbrica e presidiandone per qualche ora l’ingresso. La protesta è stata massiccia nelle aziende di autocomponentistica, buone anche le percentuali all’interno dello stabilimento Sata.

Un primo passo indietro da parte del Governo si è avuto il 20 novembre, quando al decreto sono state apportate modifiche riguardanti gli stoccaggi provvisori del materiale nucleare: le scorie non sarebbero state portate a Scanzano fino al momento in cui la cittadina lucana non fosse divenuta sede definitiva del sito. Ma la tensione e la volontà di lotta sono rimaste alte e l’unico ad essere soddisfatto di tale modifica pare sia stato il sindaco di Scanzano Altieri, già coinvolto in scandali di ecomafia ed accusato di essere da tempo a conoscenza della scelta di Scanzano quale sito unico nazionale di deposito di scorie nucleari.

 

Le scuole e gli studenti

 

Imponente e significativo è stato il contributo delle scuole che in larga parte, soprattutto nella provincia materana, sono rimaste chiuse. A Scanzano anche le scuole elementari hanno serrato le loro porte ed insegnanti ed alunni trascorrevano le ore scolastiche presso il campo base di Terzo Cavone, ove sarebbe sorto il cimitero nucleare. In tutta la regione gli scioperi ed i cortei studenteschi si sono moltiplicati in numero ed affluenza e non hanno tardato a scendere in campo gli studenti dell’Ateneo di Basilicata che hanno anche organizzato incontri con fisici nucleari e con geologi presso i presidi ed i blocchi stradali. Non dimentichiamo le centinaia di studenti e lavoratori lucani che hanno manifestato il proprio dissenso al decreto, a Milano e a Roma.

 

Contro il Governo in centomila

 

Domenica 23 novembre, la mobilitazione della Lucania raggiunge il culmine della propria visibilità con il corteo che ha sfilato da Policoro a Scanzano. Per strada eravamo in 100mila, cifra sicuramente inaudita nelle mobilitazioni in Basilicata, terra con un basso livello di conflitti sociali, con una minima capacità di mobilitazione e dunque anche per questo individuata dal Governo come sede del sito unico. Oltre ai sindacati, ai partiti d’opposizione, a Legambiente ed alla Coldiretti vi erano anche rappresentanti dei partiti di maggioranza, quegli stessi personaggi che, giorni addietro, pretendevano di affrontare il problema “lasciando da parte la questione politica”... atteggiamento tipico di chi si sforza pietosamente di arrampicarsi sugli specchi!

Dagli slogan e dagli striscioni del corteo si evinceva chiaramente un dissenso di massa espresso nei confronti del Governo e di tutto il suo operato, non limitando dunque la posizione di contrarietà alla sola questione delle scorie. Ma un discorso piu’ ampio contro il Governo Berlusconi che si allontanasse dalla sola questione delle scorie e del nucleare non è stato affrontato in maniera approfondita presso i blocchi ed i presidi.

In questo contesto sono emersi nitidi i limiti del Prc e della Cgil e la chiara la volontà di quest’ultima di non voler dar linfa alla lotta: non è stato infatti convocato uno sciopero generale regionale ed assai tiepido è stato il suo intervento presso i lavoratori delle aziende lucane per spronarli alla partecipazione attiva nella lotta. Dal canto suo il Prc, dopo anni di politica meramente istituzionale, si è trovato completamente slegato dalle masse e da esse non riconosciuto; inoltre il partito è stato incapace di rendere i lavoratori, in quanto tali, sul loro posto di lavoro, partecipi della lotta. Il mancato intervento del Prc nella mobilitazione con un’ampia e ben precisa piattaforma politica gli ha di conseguenza precluso la possibilità di fare dei blocchi un vero e proprio trampolino di lancio per l’allargamento della lotta. Dopo quasi 3 settimane di continua mobilitazione, finalmente arriva la vittoria: il nome di Scanzano viene cancellato dal decreto (sebbene faccia tuttora parte della rosa dei possibili siti unici). È stata dunque vinta un’importantissima battaglia, e sicuramente non a livello istituzionale: la vittoria spetta alle centinaia di lavoratori e studenti che per quasi 3 settimane hanno bloccato la Basilicata, compromettendo pericolosamente la produzione. I padroni, dal canto loro, hanno appoggiato la lotta per non piu’ di 2 giorni, lasciando emergere così l’autentica natura di classe di questa mobilitazione, smascherando quanti hanno voluto far passare l’immagine di una lotta interclassista e dal colore politico non ben determinato. Questo è successo anche ai lavoratori della Carrefour: il blocco della statale Matera-Altamura ha infatti calpestato i piedi alla multinazionale francese; i lavoratori dell’ipermercato che durante i primi 2 giorni di lotta partecipavano ed appoggiavano il blocco, hanno dovuto far dietro front sotto la minaccia di licenziamento del padrone: questo dimostra chiaramente come i padroni fossero terrorizzati dalla scuola di lotta di classe che si è sviluppata in Basilicata. La volontà di lottare non si è assopita in Lucania con la cancellazione del nome di Scanzano dal decreto: presso Terzo Cavone vi è ancora un presidio ed i numerosi coordinamenti di lotta nati continuano a portare avanti discussioni ed incontri. Ora sta a noi puntare all’allargamento della lotta, concentrandoci in maniera decisiva su studenti e lavoratori, rendendo soprattutto questi ultimi consapevoli della loro vittoria, della loro forza che atterrisce i padroni.

I lavoratori della Lucania e dell’Italia tutta constatino, alla luce dei fatti, che uniti si può vincere e che il blocco e la sola compromissione della produzione hanno costretto un Governo reazionario come quello Berlusconi a ritornare sui suoi passi!

 
< Prec.   Pros. >