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Contratto nazionale gomma-plastica, Stampa E-mail
Scritto da Domenico Minadeo delegato Filcea-Cgil   

Nessuna inversione di tendenza

Il 31 dicembre 2003 è scaduto il contratto nazionale gomma-plastica industria nella parte normativa e salariale che riguarda circa 120mila lavoratori. A Rimini il 9 ottobre l’assemblea nazionale dei delegati della Fulc (associazione unitaria Cgil-Cisl-Uil della categoria) ha deliberato la piattaforma che è stata già presentata ad Assogomma (categoria di Confindustria).

Le rivendicazioni seguono la linea della concertazione frutto degli accordi di Luglio ‘92-‘93 anche se i padroni nei fatti hanno già, peggiorandola, superato tale linea. Nella stesura ha pesato non poco il ruolo negativo di Cisl-Uil che fungevano da pompieri e i dirigenti della Cgil anziché denunciare tale comportamento si sono adagiati con la scusa che non si poteva rompere l’unità sindacale. Questo balletto l’ho potuto verificare all’assemblea regionale dell’Emilia Romagna alla quale ho assistito.

Nella piattaforma, nella parte che riguarda il mercato del lavoro, non si tenta minimamente di mettere un freno all’applicazione delle legge 30, prevedendo al limite delle quote massime di presenza di lavoratori precari rispetto all’organico totale.

Una legge contro la quale la Cgil si è battuta organizzando uno sciopero generale e che dovrebbe vedere nelle rivendicazioni un ruolo centrale. Viene richiesta l’attivazione di un fondo di assistenza sanitaria integrativa rispetto a quella pubblica, su base volontaria, dando già per scontato la dequalificazione della sanità pubblica invece che rafforzarla.

Si richiede un aumento delle quote contributive previste per la previdenza integrativa avallando l’idea che per le pensioni pubbliche non c’è niente da fare e che è meglio arrangiarsi con quelle integrative. Oltretutto dall’1 gennaio 2000 a giugno del 2003 i fondi integrativi chiusi hanno reso solo 1,7% mentre il tfr ha reso il 14% secondo il Corriere Economia del 15 Settembre 2003.

Si richiede, come per il contratto delle ceramiche, per il capitolo maternità, di superare il limite di 9 mesi massimo di assenza complessiva per poter usufruire del trattamento economico del 100% per i primi 5 mesi di astensione dal lavoro. La riduzione di orario viene chiesta solo per i turnisti e per un complessivo di 8 ore annue.

Vediamo infine la parte che più interessa i lavoratori e cioè la richiesta salariale. Nel pieno rispetto della moderazione salariale viene avanzata la richiesta di 95 euro al livello F. Pur rilevando che la maggior parte dei lavoratori è inquadrata nei livelli inferiori, cioè G ed H, riconosciamo che si è fatto un piccolo passo in avanti perché nello scorso contratto il livello di riferimento era il D, cioè quello superiore. È evidente tuttavia che si tratta di una richiesta che non rende giustizia all’erosione che i salari hanno subito negli ultimi anni.

Si dovevano pretendere almeno 200 euro e avviare una fase più generale per la riconquista della scala mobile, l’unico strumento per contrastare gli effetti negativi dell’inflazione. Considerando che saremo chiamati a scioperare per ottenere queste richieste sarebbe stato giusto chiedere di più per motivare i lavoratori alla mobilitazione.

Se si deve lottare che si lotti almeno per un buon obiettivo.

Il 5 Dicembre la Fulc e Assogomma si sono incontrati e i padroni hanno subito contrastato le richieste che riguardano il mercato del lavoro, orario e salario evidenziando che anche di fronte a richieste modeste non sono disposti a cedere. Anche i lavoratori che nel prossimo periodo si  mobiliteranno metteranno in discussione i dirigenti e questo tipo di piattaforme che non danno una risposta adeguata alle loro esigenze prendendo esempio dai lavoratori dell’Atm di Milano.

 
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