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L’ipocrisia della proposta Fini Stampa E-mail
Scritto da Andrea Davolo   

Voto agli immigrati

  La proposta di legge per il voto agli immigrati presentata da Fini ha determinato disorientamento anche a sinistra. Molti si saranno immediatamente chiesti se l’estensore di una legge razzista, la Bossi-Fini, non avesse per caso battuto la testa. Ma se D’Alema non ha certo perso tempo nell’elogiare l’iniziativa (mettendo involontariamente a nudo anche la continuità ideale che vi è fra la Turco-Napolitano e la famigerata legge sull’immigrazione del governo Berlusconi), chi a sinistra assume di un punto di vista di classe per giudicare ogni proposta, rivela la natura ipocrita della trovata del leader della Nuova Destra “benpensante”.

Guardiamo innanzitutto ai contenuti di questa legge. Essa prevede che alle elezioni comunali possano votare gli immigrati residenti in Italia da almeno sei anni, che dimostrino di avere un lavoro e di pagare le tasse, di avere un reddito sufficiente per sé e per la propria famiglia, di avere un domicilio fisso e di non avere carichi penali pendenti. A questo punto verrebbe da chiedersi quanti, tra le migliaia di disperati che fuggono dalla miseria e dall’oppressione, potranno essere i fortunati che si ritroveranno in tali condizioni mentre, contemporaneamente, il governo promuove, attraverso la Bossi-Fini, un contesto normativo fortemente repressivo.

L’odissea di un immigrato inizia sulle coste dei paesi nord-africani, dell’Albania e della Turchia dove l’impresa delle varie mafie è facilitata dalle restrizioni all’immigrazione imposte da una legge che prevede che solo chi dispone già di un contratto di lavoro possa entrare regolarmente in Italia. Per tutti gli altri, non c’è che la clandestinità, implicitamente incoraggiata, anche perché permette un serbatoio di manodopera in nero e sottopagata di cui i nostri angosciati padroni non vogliono fare a meno; altrimenti come farebbero a ricattare i lavoratori italiani che non vogliono rinunciare ai diritti sindacali e a salari dignitosi? Evidentemente questa operazione riesce meglio se c’è la possibilità di minacciare l’assunzione in nero di un lavoratore immigrato disposto a vendere la propria forza lavoro per molto meno! Comunque, non è detto che un “irregolare” riesca nell’impresa di riuscire ad arrivare in Italia e lavorare, anche se da sfruttato. I meno fortunati scompaiono nelle acque del Canale di Sicilia altri ancora arrivano in Italia, ma in quanto “clandestini” sono, per la legge italiana, criminali “di fatto”, quindi rinchiusi nei Lager ideati dal centro-sinistra ed espulsi in modo coatto nei loro paesi, dopo aver perso praticamente tutto, dal momento che quelle poche fortune che avevano le avranno certamente utilizzate per pagare il “viaggio della speranza”. Tuttavia, l’odissea non termina neanche per i più fortunati immigrati “regolari”; infatti,  grazie al micidiale mix di crisi economica, leggi su precariato e flessibilità e leggi sull’immigrazione che il capitalismo oggi ci offre, il permesso di soggiorno, varrà appena un anno e, se nel frattempo, il contratto di lavoro sarà terminato o l’azienda fallisce e l’immigrato non avrà trovato una nuova occupazione, allora egli diverrà automaticamente un “clandestino”, degno solo di tornare a casa. Ma attenzione, se l’immigrato per sei anni di fila ce la fa a passare indenne attraverso queste vicissitudini, allora ecco che finalmente potrà scegliere chi sarà il prossimo sindaco che deciderà dell’apertura di un nuovo Cpt (Centri di Permanenza Temporanea, le vergognose carceri-lager) nel suo comune di residenza. Ecco il vero senso della Proposta di Legge, nient’altro che un pretesto attraverso il quale Fini sta cercando di ergersi, agli occhi della borghesia italiana, come alternativa credibile all’asse Berlusconi-Lega. In questo gioco gli immigrati rappresentano per Fini solo una pedina da utilizzare. Inoltre, c’è un altro aspetto da chiarire. Se il diritto al voto per gli immigrati (inteso in maniera totalmente differente rispetto alla proposta censitaria di Fini) rappresenterebbe sicuramente un importante conquista per tutto il movimento operaio, sulla base di quanto detto finora,  esso sarebbe ben poca cosa se non venisse accompagnato dal ritiro delle leggi Bossi-Fini e Turco-Napolitano, da un accesso indiscriminato ai permessi di soggiorno, dall’eliminazione del precariato e della flessibilità, dalla conquista di una sanità e di un’istruzione pubbliche, gratuite e di qualità.

La lotta unitaria dei lavoratori italiani e immigrati sarà la musica del futuro. Come militanti del movimento operaio siamo consapevoli che solo unendo le istanze dei  lavoratori immigrati a quelle del resto della classe operaia, si potrà sconfiggere il pericolo razzista e condurre una lotta rivoluzionaria contro gli orrori e le barbarie imposteci dal capitalismo, un sistema che condanna miliardi di persone alla schiavitù.

 
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