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La determinazione dei lavoratori non può rimanere isolata Bologna - Continua ad essere il territorio dove si sono sottoscritti il maggior numero di pre-contratti promossi dalla Fiom, ma con il passare del tempo Federmeccanica sta serrando sempre più le fila per superare le proprie contraddizioni aperte dai pre-contratti IMA e G.D (vedi FalceMartello nº170).
Un caso esemplare della nuova fase è la vertenza alla Bonfiglioli, azienda produttrice di motoriduttori con cinque stabilimenti a Bologna, per oltre 400 dipendenti, e uno a Forlì. Dopo mesi in cui l’azienda rimandava il confronto sulla piattaforma per il pre-contratto, le Rsu hanno indetto un ulteriore sciopero per la giornata di venerdì 17 ottobre. Intanto si era aperto un forte contenzioso tra la proprietà Bonfiglioli e gli ex-dipendenti dei magazzini esternalizzati alla multinazionale dei trasporti TNT per il licenziamento senza preavviso di un lavoratore che, colpito da una grave malattia, era rimasto assente dal lavoro oltre il periodo di comporto stabilito dal CCNL del 1999. Il contatto tra i delegati Bonfiglioli e TNT si salda nell’unione delle due vertenze quando si viene a sapere che la proprietà ha deciso una importante spedizione di merci finite per il giorno precedente lo sciopero. Le Rsu decidono di vanificare la mossa aziendale anticipando al 16 ottobre lo sciopero e chiamando al presidio ad oltranza i lavoratori dello stabilimento di Calderara di Reno, dove si assemblano tutti i motoriduttori e sede della proprietà. È un successo: i reparti produttivi sono vuoti e lo stesso titolare è costretto fuori dai cancelli. Uno dei motivi che ha convinto delegati e operai a mettere decisamente in pratica forme di lotta radicali a molti sconosciute – tanti giovani lavorano in Bonfiglioli – è stata la necessità di rispondere al giro di vite che la proprietà intende dare ai rapporti sindacali con l’assunzione di manager di provenienza e scuola Fiat e legato all’ambizione dell’erede al timone aziendale di diventare presidente di Assindustria a Bologna. In ogni caso, sebbene l’azienda operi in un settore produttivo ad elevata concorrenza, la Bonfiglioli non è in crisi. Perciò i lavoratori hanno deciso di utilizzare un linguaggio diverso per sostenere le proprie ragioni chiedendo all’apparato Fiom, unico sindacato presente in azienda, di farsene voce. Ma, come travolto dall’imprevisto sviluppo della vertenza, il responsabile della zona sindacale si è prima di tutto preoccupato di calmare le acque ritenendo eccessivo il presidio – enfatizzando i rischi di denuncia penale - e necessario riallacciare il dialogo con l’azienda. Di fronte a questo atteggiamento smobilitante, delegati e lavoratori hanno diffidato il funzionario ad andare a discutere con l’azienda e praticamente lo hanno invitato ad abbandonare il presidio. Se escludiamo il sostegno logistico al presidio, comunque indispensabile, e il comportamento della responsabile del seguito della Bonfiglioli, conseguente alla volontà dei lavoratori in lotta e fondamentale nei rapporti con le forze dell’ordine, la Fiom non ha organizzato un intervento di solidarietà decente a sostegno dei lavoratori in lotta, nessun appello o comunicato è stato diffuso nelle fabbriche bolognesi attraverso le centinaia di propri delegati, e il coinvolgimento di altre aziende si è ridotto a poche rappresentanze con gli striscioni da aziende della zona avvertite singolarmente. E questo mentre le pagine locali dei quotidiani danno evidenza alla mobilitazione. Intanto l’azienda utilizzava ogni mezzo per indebolire la lotta: nelle bacheche di tutti gli stabilimenti affigge un volantino in cui si avverte che i lavoratori al presidio rischiano la denuncia penale per occupazione; durante le notti auto di dirigenti pattugliano i cancelli in attesa che i lavoratori sciolgano il presidio per stanchezza dando la possibilità di far uscire le merci bloccate; vengono fatte intervenire quattro camionette della celere, ma non ci sono appigli legali che giustifichino un intervento repressivo. Però le provocazioni rafforzano i lavoratori. Dopo cinque giorni di presidio ininterrotto, in condizioni climatiche difficilissime, la trattativa non si è aperta, e lunedì 20 ottobre i lavoratori hanno deciso di sciogliere il blocco ai cancelli. Non si tratta di una resa, piuttosto di una momentanea ritirata necessaria ad organizzare una lotta di più lungo respiro. Dopo 70 ore di sciopero per il pre-contratto il morale dei lavoratori della Bonfiglioli è ancora alto, e il presidio allo stabilimento di Calderara è servito a misurare una potenzialità che bisogna mettere a frutto. Si è aperta una discussione tra le Rsu della Bonfiglioli per strutturare un coordinamento di lotta, e si sta valutando, a partire dai singoli stabilimenti, di passare a scioperi a scacchiera fino al blocco di reparti strategici per lunghi periodi con il supporto finanziario di tutti i lavoratori, una cassa di resistenza sul modello della Landini Trattori di Reggio Emilia. Però tutto questo rischia di essere vanificato se non si supera il sostanziale isolamento in cui si è sviluppata l’esemplare lotta dei lavoratori della Bonfiglioli. È necessario ribaltare la logica che domina negli apparati della Fiom con lo sviluppo di singole vertenze scaglionate nel tempo, una sorta di staffetta, e passare ad una fase di generalizzazione e coordinamento delle lotte. |