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La legge 30, da poco sfornata dalle fucine del governo Berlusconi, costituisce il punto di arrivo delle politiche che, ormai da anni, mirano a distruggere quello che rimane dei diritti dei lavoratori, trasformando uomini e donne in merce da comprare e vendere al prezzo più conveniente possibile.
La situazione contrattuale nel nostro paese è disastrosa, alle diverse migliaia di co.co.co. che devono la loro esistenza all’introduzione del famigerato “pacchetto Treu”, stanno per aggiungersi contratti a progetto, job on- call, contratti a coppie e chi più ne ha più ne metta, proprio nel momento in cui, secondo l’Eurispes, a livello europeo, la mortalità e gli infortuni sul lavoro per i cosiddetti “atipici” risultano essere 2-3 volte superiori rispetto ai lavoratori permanenti. Con il passare del tempo sempre più giovani e meno giovani stanno toccando con mano questa realtà e con sempre maggiore determinazione hanno deciso di ribellarsi ad una logica contrattuale che li vorrebbe divisi, incapaci di organizzarsi a livello sindacale e completamente alla mercè dei vari datori di lavoro. E l’unica maniera per riconquistare i diritti persi e conseguirne di nuovi è la mobilitazione, la più democratica, ferma ed intransigente possibile. I lavoratori dell’Unicab, tra cui chi scrive, hanno cominciato ad intraprendere questo sentiero, e tra mille difficoltà stanno cominciando ad alzare la testa. L’Unicab è un call center romano che si occupa di indagini statistiche e ricerche di mercato e che fa parte di Assirm, (consorzio di call center, aderente a Confindustria, che comprende anche altre aziende come Cirm e Datamedia) dove lavorano circa 500 operatori (tutti con contratto di collaborazione coordinata e continuativa). Le aziende committenti principali dell’Unicab sono l’Istat e alcune case automobilistiche. La maggioranza dei lavoratori è costituita da giovani, spesso studenti universitari che lavorano per pagarsi gli studi, ma molte sono anche le persone con famiglia a carico per le quali questo lavoro costituisce l’unica fonte di reddito. L’unico sindacato presente in azienda è la Cgil, con una Rsa di sette delegati del Nidil (lavoratori atipici della Cgil). La collaborazione coordinata e continuativa è una delle forme di contratto più precarie: non prevede quasi nessun diritto e il pagamento di malattia, maternità e ferie è escluso. In questa situazione già insostenibile, l’annuncio della prossima applicazione della legge 30 ha provocato una reazione generalizzata di preoccupazione e rabbia ed ha portato alla luce tutta l’insoddisfazione, fino allora latente, della maggioranza dei lavoratori. In giugno, il Nidil aveva elaborato una piattaforma per tutti i call center dell’Assirm. Questo documento contiene delle proposte avanzate: oltre all’aumento della paga oraria si richiede il prolungamento della durata dei contratti ad un anno (attualmente durano sei mesi), un monte ore annuo prefissato per assemblee retribuite e l’elezione dei delegati sindacali che, praticamente, nella nostra azienda non sono mai state indette. Queste proposte sono state accolte favorevolmente dai lavoratori dell’Unicab, che durante un’assemblea molto partecipata hanno proposto alcune migliorie ed hanno poi votato la piattaforma finale quasi all’unanimità. Durante l’assemblea si è deciso anche che, qualora entro ottobre non fosse stata ancora intrapresa la contrattazione nazionale, avremmo portato le stesse richieste direttamente in contrattazione aziendale. Il 26 settembre, lo sciopero di categoria di due ore indetto dalla Cgil contro la legge 30 ha visto all’Unicab un’adesione quasi del 90% dei circa 70 lavoratori che quel giorno erano di turno, nonostante dai vertici sindacali fosse arrivata l’indicazione di convocare soltanto delle assemblee “didattiche” al di fuori dell’orario di lavoro. Probabilmente la convinzione era che, date le condizioni contrattuali, i lavoratori avrebbero preferito non perdere ore retribuite. Quasi tutti quelli che hanno deciso di scioperare sono intervenuti all’assemblea che si è svolta in concomitanza con lo sciopero. Durante quest’assemblea è stato ribadito che l’unico modo per ottenere davvero quello che vogliamo è la mobilitazione: una serie di azioni discusse e votate democraticamente, organizzate in modo tale da coniugare la massima incisività e nello stesso tempo il minor peso possibile sullo stipendio dei lavoratori. Questo, pensiamo, è il modo migliore per far sentire alta la nostra voce al datore di lavoro che, mentre incassa laute provvigioni da parte delle ditte committenti, fa orecchie da mercante nei confronti delle nostre rivendicazioni. La proposta che di recente il Nidil sta sostenendo è quella di sostituire i contratti di collaborazione con contratti a progetto, cercando di inserirvi il maggior numero di tutele possibili rispettando tuttavia le compatibilità con la legge 30. Il funzionario sindacale è infatti intervenuto in questa direzione, affermando che, accettare il contratto a progetto con alcune modifiche, sarebbe il modo migliore per scardinare “dall’ interno” questa legge. Si pensa ancora di poter arginare il fenomeno del precariato con provvedimenti ad hoc, con paletti che ne limitino la portata distruttiva, ma la storia degli ultimi anni, che ha visto un progressivo ed inarrestabile peggioramento delle condizioni del lavoro in generale e di quello atipico in particolare, e la stessa esistenza della legge 30 dimostrano, oggettivamente, che questo non è possibile. La nostra proposta si situa invece su un terreno diverso: è possibile e necessario intraprendere una lotta frontale contro la legge 30 e per l’abolizione del lavoro atipico, che rappresentano un arretramento spaventoso dei diritti che i lavoratori avevano conquistato negli scorsi decenni. Il primo passo in questa direzione è, a nostro avviso, quello di difendere in modo intransigente la piattaforma votata a giugno, di assicurare la più ampia democrazia sindacale eleggendo, come è stato più volte proposto dai lavoratori, una Rsu e di creare un coordinamento a livello sindacale con altre aziende dove le condizioni di lavoro sono simili, per unirci nella lotta. Questi sono obiettivi primari, imprescindibili, che imprimerebbero una enorme forza propulsiva alle nostre rivendicazioni e per raggiungere i quali riteniamo importante che il Nidil ci sostenga e ci difenda in questa direzione. A distanza di una sola settimana, il ritardo di ventiquattro ore del pagamento degli stipendi da parte dell’azienda ha provocato un secondo sciopero, con un’adesione tale da sorprendere gli stessi dirigenti sindacali ed il padrone, che immediatamente è venuto a più miti consigli. Questo ha contribuito a far capire a molti lavoratori che l’unico modo di ottenere quello che vogliamo è mobilitarci! Le teorie che immaginavano il precariato come un universo di persone divise, frammentate, impossibili da organizzare, vengono fortunatamente smentite dalla realtà. Quando i lavoratori entrano in scena, lo fanno seguendo i loro metodi tradizionali: si organizzano nei sindacati e lottano, indipendentemente dal tipo di contratto che ognuno ha firmato. Oggi il clima all’Unicab è dei migliori e ci fa ben sperare per il futuro, tuttavia questo è solo un primo passo, la strada da percorrere è ancora lunga e difficile ma confidiamo nella determinazione di tanti lavoratori come noi che non sono più disposti ad accettare passivamente la distruzione dei loro diritti. |